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2 ottobre – mercoledì Memoria dei Santi Angeli Custodi

2 ottobre – mercoledì Memoria dei Santi Angeli Custodi
27/02/2019 elena

2 ottobre – mercoledì
Memoria dei Santi Angeli Custodi

Prima lettura
(Es 23,20-23a)

   Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari. Quando il mio angelo camminerà alla tua testa e ti farà entrare presso l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, il Cananeo, l’Eveo e il Gebuseo e io li distruggerò, [24] tu non ti prostrerai davanti ai loro dei e non li servirai; tu non ti comporterai secondo le loro opere, ma dovrai demolire e dovrai frantumare le loro stele.

La custodia degli angeli

San Tommaso
(S. Th. I, q. 113, a. 1, corpo)

   Nel creato, secondo il piano della divina provvidenza, si riscontra questa legge, che gli esseri mobili e mutabili sono mossi e regolati mediante esseri immobili e immutabili; e cioè tutti gli esseri corporei mediante sostanze spirituali immobili, e i corpi inferiori, mediante i corpi superiori, che sono immutabili nella loro essenza. Anche noi, del resto, giudichiamo le conclusioni, intorno alle quali c’è variabilità di opinioni, guidati da principii che teniamo con certezza immutabile. – Ora è evidente che la conoscenza e gli affetti dell’uomo, nell’attività pratica, possono variare e deviare in più modi dal bene. Era perciò necessario che all’uomo fossero assegnati degli angeli, quali suoi custodi, affinché lo guidassero e lo muovessero al bene.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 113, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod, secundum rationem divinae providentiae, hoc in rebus omnibus invenitur, quod mobilia et variabilia per immobilia et invariabilia moventur et regulantur; sicut omnia corporalia per substantias spirituales immobiles, et corpora inferiora per corpora superiora, quae sunt invariabilia secundum substantiam. Sed et nos ipsi regulamur circa conclusiones in quibus possumus diversimode opinari, per principia quae invariabiliter tenemus. Manifestum est autem quod in rebus agendis cognitio et affectus hominis multipliciter variari et deficere possunt a bono. Et ideo necessarium fuit quod hominibus Angeli ad custodiam deputarentur, per quos regularentur et moverentur ad bonum.

Vangelo (Mt 18,1-5.10)

   E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

La benedizione degli angeli

San Tommaso
(S. Th. I, q. 62, a. 1, corpo)

   Col termine beatitudine si suole indicare l’ultima perfezione della natura ragionevole o intellettuale: e appunto per questo la beatitudine è naturalmente desiderata, perché ogni cosa desidera la sua ultima perfezione. Ora, per le creature ragionevoli o intellettuali l’ultima perfezione può essere di due specie. La prima è quella che la creatura può conseguire con le sue capacità naturali. Anche tale perfezione si può chiamare, in un certo senso, beatitudine o felicità. Infatti Aristotele dice che la suprema felicità dell’uomo consiste nella più alta contemplazione dell’oggetto più nobile dell’intelligenza, cioè di Dio. Ma al di sopra di questa felicità ce n’è un’altra, che attendiamo nella vita futura, mediante la quale «vedremo Dio così come egli è». Tale cognizione, come sopra si è dimostrato, supera le possibilità naturali di ogni intelletto creato.
   Si deve perciò concludere che l’angelo fu creato beato, se per beatitudine s’intende quella che egli può conseguire con le capacità naturali. L’angelo infatti non acquista questa perfezione con processo discorsivo, come fa l’uomo: egli la possiede subito in forza della nobiltà della sua natura, come abbiamo già spiegato. – Ma la beatitudine suprema, che supera le capacità della natura, gli angeli non l’ebbero nel primo istante della loro creazione: poiché tale beatitudine non fa parte della natura, ma ne è il fine. Quindi non era giusto che la possedessero fin dal primo istante.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 62, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod nomine beatitudinis intelligitur ultima perfectio rationalis seu intellectualis naturae, et inde est quod naturaliter desideratur, quia unumquodque naturaliter desiderat suam ultimam perfectionem. Ultima autem perfectio rationalis seu intellectualis naturae est duplex. Una quidem, quam potest assequi virtute suae naturae, et haec quodammodo beatitudo vel felicitas dicitur. Unde et Aristoteles perfectissimam hominis contemplationem, qua optimum intelligibile, quod est Deus, contemplari potest in hac vita, dicit esse ultimam hominis felicitatem. Sed super hanc felicitatem est alia felicitas, quam in futuro expectamus, qua videbimus Deum sicuti est. Quod quidem est supra cuiuslibet intellectus creati naturam, ut supra ostensum est. Sic igitur dicendum est quod, quantum ad primam beatitudinem, quam Angelus assequi virtute suae naturae potuit, fuit creatus beatus. Quia perfectionem huiusmodi Angelus non acquirit per aliquem motum discursivum, sicut homo, sed statim ei adest propter suae naturae dignitatem, ut supra dictum est. Sed ultimam beatitudinem, quae facultatem naturae excedit, Angeli non statim in principio suae creationis habuerunt, quia haec beatitudo non est aliquid naturae, sed naturae finis; et ideo non statim eam a principio debuerunt habere.

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