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28 settembre – sabato Tempo Ordinario – 25a Settimana

28 settembre – sabato Tempo Ordinario – 25a Settimana
27/02/2019 elena

28 settembre – sabato
Tempo Ordinario – 25a Settimana

Prima lettura
(Zc 2,5-9.14-15)

   Alzai gli occhi, ed ecco un uomo con una fune in mano per misurare. Gli domandai: «Dove vai?». Ed egli: «Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza». Allora l’angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo, che gli disse: «Corri, va’ a parlare a quel giovane e digli: “Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. Io stesso – oracolo del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa”. Rallégrati, esulta, figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te. Oracolo del Signore. Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo, ed egli dimorerà in mezzo a te».

Rallegrati, figlia di Sion

San Tommaso
(Sulla lettera ai Romani,
c. 11, lez. 4, v. 26, n. 918)

   918. Dice dunque anzitutto: dico che tutto Israele sarà salvato, come è stato scritto in Is 59,20 s., dove la nostra versione si presenta così: «Verrà il redentore da Sion e, per quelli che ritornassero a Giacobbe, questa è la mia alleanza con loro, dice il Signore», mentre l’Apostolo qui riporta la versione dei Settanta e accenna a tre termini ivi posti.
   In primo luogo, accenna alla venuta del Salvatore, dicendo: «uscirà», cioè Dio fatto uomo per salvarci, «da Sion», cioè dal popolo giudaico, che viene simboleggiato da Sion, che era il monte di Gerusalemme, capitale della Giudea. Perciò in Zc 9,9 viene detto: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila figlia di Gerusalemme! Ecco il tuo re viene a te…». E Gv 4,22: «La salvezza viene dai Giudei».
   Oppure dice che egli viene da Sion non perché vi sia nato, ma perché da lì la sua dottrina si è irradiata in tutto il mondo, poiché gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo nel cenacolo di Sion. Is 2,3 dice: «Da Sion uscirà la legge».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Romanos,

c. 11, lect. 4, v. 26, n. 918)

   Dicit ergo primo: dico quod omnis Israel salvus fiet, sicut scriptum est Is. 59,20 ubi nostra littera sic habet: veniet ex Sion redemptor, et eis qui redeunt ad Iacob, hoc foedus meum cum eis, dicit Dominus. Sed apostolus hoc inducit secundum litteram LXX et tangit tria verba hic posita. Primo Salvatoris adventum, cum dicit veniet, Deus scilicet humanatus ad salvandum nos, ex Sion, id est ex populo Iudaeorum, qui significatur per Sion, quae erat arx Ierusalem, quae est metropolis Iudaeae. Unde dicitur Zachariae 9,9: Exulta satis, filia Sion, iubila, filia Ierusalem, ecce rex tuus venit tibi, et cetera. Io. 4,22: Salus ex Iudaeis est. Vel dicit, ex Sion eum venire, non quia sit ibi natus sed quia inde doctrina eius exivit in universum mundum, per hoc quod apostoli in coenaculo Sion Spiritum Sanctum receperunt. Is. 2,3: de Sion exibit lex.

Vangelo (Lc 9,44-45)

   In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Bisogna tenerlo in mente

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 9, lez. 9, vv. 43b-45)

   CIRILLO: Tutto quello che Gesù faceva era degno di ammirazione da parte di tutti; infatti in qualsiasi sua operazione egli irradiava qualcosa di straordinario e di divino, secondo il detto del Salmo 20,6: «Di gloria e magnificenza tu l’hai ammantato». E sebbene tutti ammirassero ciò che faceva, tuttavia le cose che seguono non le comunicò a tutti, ma le riservò ai suoi discepoli; perciò si dice: Mentre tutti erano ammirati per tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: Mettetevi bene in mente. Sul monte aveva manifestato ai discepoli la sua gloria, e successivamente aveva liberato un posseduto da uno spirito maligno; ma era necessario che egli sopportasse la passione per noi. I discepoli però potevano essere turbati e dire: Forse che siamo stati ingannati quando pensavamo che fosse Dio? Per questo, affinché sapessero ciò che gli sarebbe accaduto in futuro, comandò loro di tenere in mente come un deposito il mistero della sua passione, dicendo: Mettetevi bene in mente. Con questa espressione distingue i suoi discepoli dagli altri: infatti non era opportuno che il volgo sapesse che egli avrebbe patito, ma piuttosto doveva essere rassicurato che dopo morto sarebbe risorto, distruggendo la morte, perché non fossero scandalizzati.
   TITO: Perciò a tutti coloro che ammiravano i miracoli predice la sua passione: infatti non sono i miracoli che salvano, ma è la croce che conferisce questo beneficio; perciò soggiunge: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini. ORIGENE: Ora, non manifesta chiaramente da chi sarà tradito; infatti qualcuno dice che sarà tradito da Giuda, altri dal popolo. S. Paolo afferma (Rm 8,32) che Dio Padre «lo diede per tutti noi», ma mentre Giuda consegnandolo per danaro lo tradì, il Padre lo consegnò a causa della sua misericordia. TEOFILATTO: Il Signore, accondiscendendo alla loro debolezza, e dirigendoli con una certa disciplina, non permise loro di capire ciò che aveva detto intorno alla croce. Perciò prosegue: Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso. BEDA: Questa ignoranza dei discepoli non nasceva dalla loro ottusità, ma dall’amore. Infatti, poiché ancora non conoscevano il mistero della croce e credevano che Gesù fosse Dio, non potevano pensare che sarebbe morto; e poiché erano abituati a sentirlo parlare per immagini, pensavano di doverlo interpretare in modo simbolico anche quando parlava del suo essere consegnato agli uomini. CIRILLO: Ma qualcuno forse dirà: Come è possibile che i discepoli ignorassero il mistero della croce, che spesse volte è toccato sotto l’ombra della Legge? Ma, come ricorda S. Paolo (2 Cor 3,15): «Fino a oggi, quando si legge ad essi Mosè, un velo giace sopra il loro cuore». Perciò a chi si accosta a Cristo conviene dire: (Sal 118,18): «Togli il velo ai miei occhi, perché io veda le meraviglie della tua legge». TEOFILATTO: Considera anche il rispetto dei discepoli in quando segue: e avevano timore di interrogarlo su tale argomento. Infatti il timore è il primo grado del rispetto.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 9, lect. 9, vv. 43b-45)

   Cyrillus. Omnia quaecumque operabatur Iesus, admiratione digna penes omnes erant: irradiabat enim quiddam praecipuum et divinum in qualibet operatione ipsius, secundum illud: gloriam et decorem superpones ei. Et si omnes quidem mirarentur in his quae faciebat, ipse tamen haec quae sequuntur, non omnibus, sed discipulis retulit; unde dicitur omnibusque mirantibus in omnibus quae faciebat, dixit ad discipulos suos: ponite vos in cordibus vestris sermones istos. Ostenderat in monte discipulos gloriam suam, et post hoc liberaverat quemdam a spiritu nequam; sed oportebat eum sustinere passionem pro nobis. Poterant autem discipuli conturbari dicentes: numquid decepti sumus dum Deum esse eum arbitraremur? Ut ergo scirent quid circa ipsum futurum erat, velut quoddam depositum iubet eos in mente habere passionis mysterium, dicens ponite vos in cordibus vestris. Quod dicit vos, distinguit eos ab aliis: neque enim oportebat vulgares scire quoniam passurus esset; sed erant potius certificandi quoniam mortuus resurgeret, destruens mortem, ne scandalizarentur. Titus. Cunctis igitur admirantibus signa, ipse praenuntiat passionem: non enim signa salvant, sed crux beneficia praestat; unde subditur Filius enim hominis futurum est ut tradatur in manus hominum. Origenes in Matthaeum. Non autem exprimit manifeste a quo tradendus sit: aliquis enim dicit eum tradendum a Iuda, aliquis a populo. Paulus autem dicit quod Deus Pater pro nobis omnibus tradidit eum; sed Iudas tamquam pro pecunia tradens eum hostiliter prodidit; sed Pater beneficii causa. Theophylactus. Eorum autem infirmitati Dominus condescendens et eos disciplina quadam gubernans, quod de cruce dictum est, intelligere non permisit; unde sequitur at illi ignorabant verbum istud, et erat velatum ante eos ut non sentirent illud. Beda. Haec ignorantia discipulorum non tam de tarditate quam de amore nascitur; qui carnales adhuc, et mysterii crucis ignari, quem Deum verum crediderunt, moriturum credere nequiverunt: et quia per figuras eum saepe loquentem audire solebant, etiam quae de sua traditione loquebatur, figurative eum illud significare putabant. Cyrillus. Dicet autem aliquis forsan: qualiter ignoraverunt discipuli crucis Christi mysterium, cum per umbram legis in pluribus locis tangeretur? Sed, ut Paulus commemorat, usque ad hodiernum diem, quando legitur Moyses, velamen adiacet cordi eorum. Expedit ergo accedentes ad Christum dicere: detege oculos meos, et contemplabor mirabilia de lege tua. Theophylactus. Vide etiam discipulorum reverentiam in hoc quod sequitur et timebat interrogare eum de hoc verbo: nam timor gradus est reverentiae.

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