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25 settembre – mercoledì Tempo Ordinario – 25a Settimana

25 settembre – mercoledì Tempo Ordinario – 25a Settimana
27/02/2019 elena

25 settembre – mercoledì
Tempo Ordinario – 25a Settimana

Prima lettura (Esd 9,5-9)

   Io, Esdra, all’offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e dissi: «Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. Ma ora, per un po’ di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po’ di sollievo nella nostra schiavitù. Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme».

Dio non ci ha abbandonati

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 13, lez. 1, v. 6, nn. 735-736)

   735. Poi, quando dice: «perché Dio stesso ha detto», stabilisce la ragione del suo ammonimento. La ragione è che non dobbiamo preoccuparci eccessivamente dei beni materiali, ma fare ciò che sta in noi, ossia avere somma fiducia nell’aiuto divino. «Perché Dio stesso ha detto (Gs 1,5) non ti lascerò», cioè ti fornirò il necessario, «e non ti abbandonerò», cioè non ti lascerò morire di fame. Sal 36,25: «Non ho mai visto il giusto abbandonato, né i suoi figli mendicare il pane». Dunque «non ti abbandonerò», anzi ti libererò da ogni male.
   E da ciò scaturisce la fiducia del cuore, «così che possiamo dire con fiducia», con Is 12,2: «Io confiderò, e non temerò mai».
   736. E che cosa dovremo dire? Quello che dice il Sal 117,6: «Il Signore è il mio aiuto, non temerò. Che mi potrà fare l’uomo?». Mi aiuta in quanto mi libera dai mali. Sal 45,2: «Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce». E dunque io non avrò paura di ciò che potrà farmi l’uomo, cioè qualsiasi avversario carnale. Is 51,12: «Chi sei tu, perché tema uomini mortali?». Oppure il diavolo, che è detto uomo dall’uomo che ha vinto: così come Scipione l’Africano, per la sua vittoria in Africa, viene detto l’Africano. Mt 13,28: «Un nemico ha fatto questo».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,

c. 13, lect. 1, v. 6, nn. 735-736)

   Deinde cum dicit Ipse enim dixit, ponit monitionis rationem. Et est ratio, quare non debemus superflue esse solliciti, sed tamen facere quod in nobis est, scilicet cum fiducia divini auxilii. Ipse enim dixit, Ios. 1, v. 5: Non te deseram, scilicet quin ministrem tibi necessaria, neque derelinquam, scilicet fame perire. Ps. 36,25: Non vidi iustum derelictum, nec semen eius quaerens panem. Vel non derelinquam, quin liberem te a malis. Et ex hoc causatur fiducia in corde, ita ut confidenter dicamus. Is. 12,2: Fiducialiter agam, et non timebo. Et quid dicemus? Illud Ps. 117, v. 6: Dominus mihi adiutor, non timebo quid faciat mihi homo. Adiutor inquantum a malis liberat. Ps. 45,2: Adiutor in tribulationibus, quae invenerunt nos nimis. Et ideo non timebo quid faciat mihi homo, id est, adversarius quicumque carnalis. Is. 51, v. 12: Quis tu, ut timeas ab homine mortali? Vel diabolus, qui dicitur homo ab homine victo; sicut Scipio Africanus a devicta Africa dictus est Africanus. Matth. 13,28: Inimicus homo hoc fecit.

Vangelo (Lc 9,1-6)

   In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

Il potere di scacciare i demoni

San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 2, soluzione 3)

   3. Cristo scacciava i demoni in un modo diverso da come li scaccia la virtù diabolica. Infatti per virtù dei demoni superiori questi sono espulsi dai corpi restando padroni dell’anima: poiché il demonio non agisce contro il suo regno. Cristo invece espelleva i demoni non soltanto dal corpo, ma ancor più dall’anima. E così il Signore respinse la bestemmia dei Giudei, i quali affermavano che egli li scacciava per virtù dei demoni: primo, perché Satana non lotta contro se stesso. Secondo, in base all’esempio di altri che li scacciavano in virtù dello Spirito di Dio. Terzo, perché egli non avrebbe potuto scacciarli se non li avesse già vinti con la potenza divina. Quarto, perché non c’era nulla in comune tra lui e Satana, sia nelle opere che nei loro effetti: poiché Satana cercava di disperdere ciò che Cristo raccoglieva.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 43, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod Christus alio modo expellebat daemones quam virtute daemonum expellantur. Nam virtute superiorum daemonum ita daemones a corporibus expelluntur quod tamen remanet dominium eorum quantum ad animam, non enim contra regnum suum diabolus agit. Sed Christus daemones expellebat non solum a corpore, sed multo magis ab anima. Et ideo Dominus blasphemiam Iudaeorum dicentium eum in virtute daemonum daemonia eiicere, reprobavit, primo quidem, per hoc quod Satanas contra seipsum non dividitur. Secundo, exemplo aliorum, qui daemonia eiiciebant per spiritum Dei. Tertio, quia daemonium expellere non posset nisi ipsum vicisset virtute divina. Quarto, quia nulla convenientia in operibus nec in effectu erat sibi et Satanae, cum Satanas dispergere cuperet quos Christus colligebat.

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