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24 settembre – martedì Tempo Ordinario – 25a Settimana

24 settembre – martedì Tempo Ordinario – 25a Settimana
27/02/2019 elena

24 settembre – martedì
Tempo Ordinario – 25a Settimana

Prima lettura
(Esd 6,7-8.12b.14-20)

   In quei giorni, [il re Dario scrisse al governatore e ai funzionari della regione dell’Oltrefiume dicendo:] «Lasciate che lavorino a quel tempio di Dio. Il governatore dei Giudei e i loro anziani costruiscano quel tempio di Dio al suo posto. Ed ecco il mio ordine circa quello che dovrete fare con quegli anziani dei Giudei per la costruzione di quel tempio di Dio: con il denaro del re, quello delle tasse dell’Oltrefiume, siano integralmente sostenute le spese di quegli uomini, perché non vi siano interruzioni. Io, Dario, ho emanato quest’ordine: sia eseguito integralmente». Gli anziani dei Giudei continuarono a costruire e fecero progressi, grazie alla profezia del profeta Aggeo e di Zaccarìa, figlio di Iddo. Portarono a compimento la costruzione per ordine del Dio d’Israele e per ordine di Ciro, di Dario e di Artaserse, re di Persia. Si terminò questo tempio per il giorno tre del mese di Adar, nell’anno sesto del regno del re Dario. Gli Israeliti, i sacerdoti, i leviti e gli altri rimpatriati celebrarono con gioia la dedicazione di questo tempio di Dio; offrirono per la dedicazione di questo tempio di Dio cento tori, duecento arieti, quattrocento agnelli e dodici capri come sacrifici espiatori per tutto Israele, secondo il numero delle tribù d’Israele. Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i leviti secondo i loro turni per il servizio di Dio a Gerusalemme, come è scritto nel libro di Mosè. I rimpatriati celebrarono la Pasqua il quattordici del primo mese. Infatti i sacerdoti e i leviti si erano purificati tutti insieme, come un sol uomo: tutti erano puri. Così immolarono la Pasqua per tutti i rimpatriati, per i loro fratelli sacerdoti e per se stessi.

L’edificazione del tempio

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, soluzione 2)

   2. Prima di Cristo non ci fu mutazione nello stato dell’antica legge rispetto al compimento della legge, che avvenne solo con Cristo: tuttavia ci fu un mutamento rispetto alla condizione del popolo soggetto alla legge. Questo infatti prima si trovava nel deserto, senza fissa dimora; quindi ci furono diverse guerre con i popoli vicini; finalmente al tempo di David e di Salomone il popolo godette di una grande pace. E allora fu edificato il tempio per la prima volta, nel luogo designato da Abramo per il sacrificio, dietro indicazione divina. Infatti in Gen è detto che Dio comandò ad Abramo di offrire suo figlio in olocausto su quel monte che egli avrebbe indicato. E poi aggiunge che [Abramo] chiamò quel luogo il Signore provvede, come per dire che secondo le previsioni di Dio quel luogo era stato scelto per il culto di Dio. Per cui in Dt è detto: Vi recherete al luogo che il Signore Dio vostro sceglierà, e offrirete i vostri olocausti e le vostre vittime. – Ma questo luogo non doveva essere designato per l’edificazione del tempio prima del tempo sopra indicato per i tre motivi ricordati da Mosè Maimonide. Primo, perché i gentili non se ne impossessassero. Secondo, perché non lo distruggessero. Terzo, affinché non nascessero liti e contese tra le varie tribù, volendolo ciascuna per sé nella divisione del territorio. Perciò il tempio fu edificato solo dopo che esse ebbero un re, capace di reprimere tali contese. Prima invece al culto di Dio era deputato un tabernacolo portatile, come per indicare che non c’era un luogo determinato per il culto. E questa è la ragione letterale [o storica] del passaggio dal tabernacolo al tempio. – Invece la ragione figurale [o mistica] può essere il fatto che queste due cose designano due stati. Il tabernacolo, con la sua mutabilità, potrebbe significare lo stato mutevole della vita presente. Il tempio invece, con la sua fissità, potrebbe significare lo stato della vita futura, che è del tutto invariabile. Si dice infatti che nella costruzione del tempio non si sentivano i rumori dei martelli e delle accette, per indicare che nello stato futuro sarà allontanato ogni tumulto e ogni turbamento. Oppure il tabernacolo potrebbe significare lo stato della legge antica, e il tempio di Salomone lo stato della legge nuova. Infatti alla costruzione del tabernacolo lavorarono soltanto gli Ebrei, mentre alla costruzione del tempio cooperarono anche i gentili, cioè gli abitanti di Tiro e di Sidone.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod status veteris legis non fuit immutatus ante Christum quantum ad impletionem legis, quae facta est solum per Christum, est tamen immutatus quantum ad conditionem populi qui erat sub lege. Nam primo populus fuit in deserto, non habens certam mansionem; postmodum autem habuerunt varia bella cum finitimis gentibus; ultimo autem, tempore David et Salomonis, populus ille habuit quietissimum statum. Et tunc primo aedificatum fuit templum, in loco quem designaverat Abraham, ex divina demonstratione, ad immolandum. Dicitur enim Gen. 22 [2], quod Dominus mandavit Abrahae ut offerret filium suum in holocaustum super unum montium quem monstravero tibi. Et postea [14] dicit quod appellavit nomen illius loci, Dominus videt, quasi secundum Dei praevisionem esset locus ille electus ad cultum divinum. Propter quod dicitur Deut. 12 [5], ad locum quem elegerit Dominus Deus vester, venietis, et offeretis holocausta et victimas vestras. – Locus autem ille designari non debuit per aedificationem templi ante tempus praedictum, propter tres rationes, quas Rabbi Moyses assignat. Prima est ne gentes appropriarent sibi locum illum. Secunda est ne gentes ipsum destruerent. Tertia vero ratio est ne quaelibet tribus vellet habere locum illum in sorte sua, et propter hoc orirentur lites et iurgia. Et ideo non fuit aedificatum templum donec haberent regem, per quem posset huiusmodi iurgium compesci. Antea vero ad cultum Dei erat ordinatum tabernaculum portatile per diversa loca, quasi nondum existente determinato loco divini cultus. Et haec est ratio litteralis diversitatis tabernaculi et templi. – Ratio autem figuralis esse potest quia per haec duo significatur duplex status. Per tabernaculum enim, quod est mutabile, significatur status praesentis vitae mutabilis. Per templum vero, quod erat fixum et stans, significatur status futurae vitae, quae omnino invariabilis est. Et propter hoc in aedificatione templi dicitur quod non est auditus sonitus mallei vel securis, ad significandum quod omnis perturbationis tumultus longe erit a statu futuro. Vel per tabernaculum significatur status veteris legis, per templum autem a Salomone constructum, status novae legis. Unde ad constructionem tabernaculi soli Iudaei sunt operati, ad aedificationem vero templi cooperati sunt etiam gentiles, scilicet Tyrii et Sidonii.

Vangelo (Lc 8,19-21)

   In quel tempo, andarono a trovare Gesù la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. Gli fu annunziato: «Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti». Ma egli rispose: «Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

La madre e i fratelli di Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 8, lez. 4, v. 21)

   AMBROGIO: Il maestro di morale che presenta se stesso come un modello agli altri e che sta per comandare agli altri che chi non lascia il padre e la madre non è degno del Figlio di Dio, egli stesso per primo si assoggetta a questo comando; non che rifiuti la deferenza verso la madre: infatti questo è un suo comandamento: «Chi non onora il padre e la madre, sia condannato a morte» (Es 21,15), ma perché egli sa di essere tenuto a obbedire più ai misteri del Padre che ai sentimenti della madre. Tuttavia i genitori non vengono respinti in modo ingiurioso, ma si mostra che i legami della mente sono più sacri di quelli del corpo. Perciò qui la madre non viene sconfessata, come dicono gli eretici, appigliandosi alle sue parole, poiché essa viene riconosciuta anche sulla croce, ma alla necessità corporale viene preferita la legge degli ordini celesti. BEDA: Perciò coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica sono chiamati madre di Dio, perché essi quotidianamente nelle loro azioni e parole lo generano nel profondo dei loro cuori; e ancora essi sono suoi fratelli quando compiono la volontà del Padre suo che è nei cieli. CRISOSTOMO: Ora, egli disse questo non per rimproverare sua madre, ma per aiutarla di più. Infatti se egli era preoccupato degli altri per far nascere in loro una corretta opinione su se stesso, lo era ancora di più di sua madre; ed egli non l’avrebbe elevata a tali altezze se essa si fosse sempre aspettata di essere onorata da lui come un figlio, e non l’avesse mai considerato come suo Signore.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 8, lect. 4, v. 21)

   Ambrosius. Moralis magister, qui de se ceteris praebet exemplum, praescripturus ceteris quoniam qui non reliquerit patrem aut matrem suam, non est Filio Dei dignus, sententiae huic ipse primus se subicit: non quod maternae refutet pietatis obsequia: ipsius enim praeceptum est (Ex 21,15): Qqui non honorificaverit patrem et matrem, morte moriatur; sed quia paternis se mysteriis amplius quam maternis affectibus debere cognoscit. Neque tamen iniuriose refutantur parentes; sed religiosiores copulae mentium docentur esse quam corporum. Ergo hic non, ut quidam haeretici tendiculas aucupantur, mater negatur, quae etiam de cruce agnoscitur; sed necessitudini corporali praescriptorum caelestium forma praefertur. Beda. Hi igitur qui verbum Dei audiunt et faciunt, mater domini vocantur, eo quod illum quotidie suo exemplo vel dicto quasi parturiunt in cordibus proximorum; fratres quoque sunt eius, cum et ipsi faciant voluntatem Patris eius qui in caelis est. Chrysostomus in Matthaeum. Non autem hoc dixit increpando matrem, sed eam plurimum adiuvando. Nam si erga ceteros sollicitus erat, ut generaret eis de se debitam opinionem, multo magis erga matrem: non autem elevasset eam ad illa fastigia, si semper expectaret honorari ab eo tamquam a filio, non autem eum Dominum reputaret.

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