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22 settembre 25a Domenica del Tempo Ordinario

22 settembre 25a Domenica del Tempo Ordinario
25/02/2019 elena

22 settembre
25a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (Am 8,4-7)

   Il Signore mi disse: «Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo l’efa e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano”». Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: «Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».

Peccaminosità del furto

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 66, a. 5, corpo)

   Se uno considera la natura del furto, scorge in esso due aspetti peccaminosi. Primo, la contrarietà alla giustizia, che mira a rendere a ciascuno il suo. E così il furto è in contrasto con la giustizia, in quanto appropriazione della roba altrui. Secondo, l’inganno o la frode che il ladro commette usurpando la roba altrui di nascosto e come servendosi di insidie. Perciò è evidente che qualsiasi furto è un peccato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 66, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod si quis consideret furti rationem, duas rationes peccati in eo inveniet. Primo quidem, propter contrarietatem ad iustitiam, quae reddit unicuique quod suum est. Et sic furtum iustitiae opponitur, inquantum furtum est acceptio rei alienae. Secundo, ratione doli seu fraudis, quam fur committit occulte et quasi ex insidiis rem alienam usurpando. Unde manifestum est quod omne furtum est peccatum.

Seconda lettura
(1 Tm 2,1-8)

   Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
   Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
   Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

La volontà salvifica universale

San Tommaso
(Sulla prima lettera a Timoteo,
c. 2, lez. 1, vv. 3-4, n. 62)

   Pone poi la ragione dalla parte di Dio, perché è «cosa bella e gradita al cospetto di Dio». Sal 50,21: «Allora gradirai il sacrificio …». E ciò soltanto nel caso che sia stato offerto per amore. E dice: «nostro salvatore», perché solo Dio salva. Is 43,11: «Fuori di me non c’è Dio giusto e salvatore».
   E dimostra che è una cosa gradita, là dove dice: «Il quale vuole …». 2 Pt 3,9: «Non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi».
   Ma al contrario: egli ha fatto tutto ciò che voleva, dunque salva tutti. E se dici che ciò non è vero perché l’uomo non vuole, sembra sconveniente che l’Onnipotente venga ostacolato dalla volontà di uno che non è onnipotente.
   Rispondo. Il volere viene preso talvolta per la volontà di compiacimento, talvolta per la volontà di segno. Per volontà di segno Dio vuole salvare tutti, in quanto ha presentato a tutti i comandamenti, i consigli e i rimedi della salvezza.
   Per volontà di compiacimento: e questa può essere spiegata in quattro modi. In un primo modo prendendo l’espressione in senso causale, come si dice che Dio fa qualche cosa in quanto fa sì che altri la compiano, come in Rm 8,26: «Lo Spirito intercede», nel senso che ci fa chiedere. Così dunque Dio vuole in questo modo perché fa sì che i suoi santi vogliano che tutti siano salvi. Infatti questo volere ci deve essere nei santi, perché essi ignorano chi sia predestinato e chi no.
   In un altro modo, così che la ripartizione sia adatta, cioè tutti coloro che saranno salvati, perché nessuno viene salvato se non per la sua volontà; come in una scuola il maestro insegna a tutti gli alunni della città perché nessuno viene ammaestrato se non da lui.
   In un terzo modo, così che la ripartizione sia secondo i generi dei singoli e non secondo i singoli dei generi: cioè nessun genere di uomini viene tolto dalla salvezza, perché una volta essa veniva offerta solo ai Giudei ma ora è offerta a tutti gli uomini. E questa interpretazione è più in linea con l’intenzione dell’Apostolo.
   In un quarto modo, secondo il Damasceno: così che sia intesa della volontà antecedente, e non della conseguente. Infatti, sebbene nella volontà di Dio non ci sia un prima e un poi, tuttavia si parla di volontà antecedente e conseguente. E parimenti secondo l’ordine delle cose volute, poiché da questo punto di vista la volontà può essere considerata in due modi, ossia universalmente o in modo assoluto, oppure secondo qualche circostanza e in un modo particolare. E viene prima la considerazione assoluta e universale rispetto a quella particolare e relativa. Perciò la volontà assoluta è una specie di volontà antecedente. Per esempio, il mercante vuole che tutte le sue merci siano salvate in senso assoluto, e questo con la volontà antecedente. Ma se egli prende in considerazione la salvezza, non vuole che tutte le sue merci rispetto ad altre cose siano salvate, cioè quando con lo sprofondamento della nave ne va di mezzo anche la sua salvezza. E questa è la volontà conseguente. Così in Dio la salvezza di tutti gli uomini considerata in se stessa ha la ragione di essere desiderabile (volibilis). E qui l’Apostolo parla in questo modo, e così la volontà è antecedente. Ma se si considera il bene della giustizia e si vuole che i peccati siano puniti, allora non vuole in questo modo. E questa è la volontà conseguente.
   E aggiunge: «alla conoscenza della verità», poiché la salvezza si ottiene solo con la conoscenza della verità. Gv 8,32: «Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Timotheum,
c. 2, lect. 1, vv. 3-4, n. 62)

   Item ex parte Dei, quia est et acceptum coram Deo. Ps. 1,20: tunc acceptabis sacrificium, et cetera. Et hoc non nisi in charitate fuerit oblatum. Et dicit salvatore, quia solus Deus salvat. Is. 43,11: non est absque me salvator. Et probat quod sit acceptum, ibi qui vult, et cetera. 2 Petr.3,9: nolens aliquos perire, sed omnes ad poenitentiam reverti. Sed contra: omnia quaecumque voluit fecit, ergo omnes salvat. Sed si dicis quod non, quia homo non vult, videtur inconveniens quod omnipotens impediatur per voluntatem non omnipotentis. Respondeo. Velle ponitur quandoque pro voluntate beneplaciti, quandoque pro voluntate signi. Pro voluntate signi vult salvare omnes, quia omnibus proposuit salutis praecepta, consilia et remedia. Pro voluntate beneplaciti, sic exponi potest quatuor modis. Uno modo ut sit locutio causalis, sicut Deus dicitur aliquid facere, quia facit alios illud facere, sicut Rom. c. 8,26: Spiritus postulat, id est, postulare nos facit. Sic ergo Deus vult, quia scilicet facit suos sanctos velle quod omnes salvi fiant. Hoc velle enim debet esse in sanctis, quia nesciunt qui sunt praedestinati, et qui non. Alio modo ut sit distributio accommoda, id est omnes qui salvabuntur, quia nullus salvatur nisi per voluntatem eius, sicut in una schola magister docet omnes pueros huius civitatis, quia nullus docetur nisi ab eo. Alio modo ut sit distributio pro generibus singulorum, non pro singulis generum, id est, nullum genus hominum excipit a salute, quia olim tantum Iudaeis, sed modo omnibus praebetur. Et hoc magis facit ad intentionem apostoli. Alio vero modo, secundum Damascenum, ut intelligatur de voluntate antecedente, non consequente. In voluntate enim Dei licet non sit prius et posterius, dicitur tamen voluntas antecedens et consequens. Item secundum ordinem volitorum, secundum quod voluntas potest dupliciter considerari, scilicet in universali vel absolute, et secundum aliquas circumstantias et in particulari. Et prius est absoluta consideratio et in universali, quam in particulari et comparata. Et ideo voluntas absoluta est quasi antecedens, et voluntas alicuius rei in particulari est quasi consequens. Exemplum de mercatore qui vult omnes merces suas salvare absolute, et hoc voluntate antecedente. Sed si consideret salutem, non vult omnes merces per comparationem ad alia salvare, scilicet quando cum salute sequitur submersio navis. Et haec voluntas est consequens. Sic in Deo salus omnium hominum in se considerata habet rationem ut sit volibilis. Et apostolus hic ita loquitur, et sic eius voluntas est antecedens. Sed si consideretur bonum iustitiae, et quod peccata puniantur, sic non vult. Et haec est voluntas consequens. Et subdit ad agnitionem veritatis, quia salus non est nisi per agnitionem veritatis. Io. 8,32: agnoscetis veritatem, et veritas liberabit vos.

Vangelo
(Lc 16,10-13 forma breve)

   Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
   Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

O Dio o le ricchezze

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 16, lez. 2, v. 13)

   Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. AGOSTINO: Queste cose non sono state dette a caso o sconsideratamente; infatti se a uno viene chiesto se ama il diavolo, non risponderà mai che lo ama, ma piuttosto che lo odia; mentre quasi tutti dichiarano di amare Dio. Perciò o odierà l’uno, cioè il diavolo, e amerà l’altro, cioè Dio; oppure si affezionerà all’uno, cioè al diavolo, quando si seguono le sue ricompense materiali, e disprezzerà l’altro, cioè Dio, come quando gli uomini frequentemente mettono in disparte le sue minacce per le loro brame, e a causa della sua bontà si illudono di poter agire impunemente.
   CIRILLO: Ora, la conclusione riguarda tutto il discorso ed è la seguente: Non potete servire Dio e le ricchezze. Perciò trasferiamo tutta la nostra devozione verso il primo, mettendo in disparte le ricchezze. BEDA: Quindi l’avaro ascolti questo: egli non può servire simultaneamente le ricchezze e Cristo; e tuttavia non ha detto: chi possiede le ricchezze, ma: chi serve le ricchezze; infatti chi è servo delle ricchezze, custodisce le ricchezze come un servo; chi invece si è liberato dal giogo della schiavitù, le distribuisce come fa un padrone. Così chi serve mammona, serve indubbiamente colui che è posto al di sopra delle cose terrene a causa della sua perversità, e viene chiamato principe di questo mondo.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 7, lect. 2, vv. 11-13a)

   Augustinus de quaest. Evang. Haec autem non passim aut quasi temere dicta sunt; nemo enim interrogatus utrum diligat diabolum, respondet se diligere, sed potius odisse; Deum autem se diligere omnes fere proclamant. Ergo aut unum odiet, scilicet diabolum, et alterum diliget, scilicet Deum; aut alteri adhaerebit, scilicet diabolo, cum quasi eius praemia temporalia sectatur, et alterum contemnet, scilicet Deum; sicut solent minas eius postponere cupiditatibus suis qui de bonitate eius ad impunitatem sibi blandiuntur. Cyrillus. Conclusio autem est totius sermonis quod sequitur: non potestis Deo servire et mammonae. Totum igitur studium transferamus ad alterum, divitiis abrenuntiantes. Beda. Audiat ergo hoc avarus non posse simul divitiis Christoque serviri; et tamen non dixit: qui habet divitias, sed: qui servit divitiis; qui enim divitiarum servus est, divitias custodit ut servus; qui autem servitutis excussit iugum, distribuit eas ut Dominus. Sed qui servit mammonae, illi utique servit qui rebus istis terrenis merito suae perversitatis praepositus et princeps huius saeculi nominatur.

 

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