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21 settembre – sabato San Matteo apostolo ed evangelista

21 settembre – sabato San Matteo apostolo ed evangelista
25/02/2019 elena

21 settembre – sabato
San Matteo apostolo ed evangelista

Prima lettura
(Ef 4,1-7.11-13)

   Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. 

Apostoli ed evangelisti

San Tommaso
(Sulla lettera agli Efesini,
c. 4, lez. 4, v. 11, nn. 211 e 212 parte centrale)

   211. E poiché mediante i doni di Cristo si designano nella Chiesa stati e uffici diversi, bisogna considerare che egli pone al primo posto gli Apostoli. Perciò dice: «Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli». Lc 6,13: «Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli»; 1 Cor 12,28: «Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri, poi vengono i miracoli».
   Al primo posto sono collocati gli Apostoli, poiché ricevettero il privilegio di tutti i doni di Cristo. Infatti possedevano la pienezza della grazia e della sapienza persino riguardo alla rivelazione dei divini misteri. Lc 24,45: «Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture …». Mc 4,11: «A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio …». Gv 15,15: «Perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi». Inoltre possedevano l’abbondanza dell’eloquenza per annunziare il Vangelo. Lc 21,15: «Vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere né combattere». Mc 16,15: «andando in tutto il mondo, predicate …». Possedevano anche la prerogativa dell’autorità e del potere riguardo alla cura del gregge del Signore. Gv 21,17: «Pasci le mie pecore!»; 2 Cor 13,10: «Con il potere che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere …».
   212. Perciò l’Apostolo…
   (…)
   Rispetto all’annuncio del Vangelo aggiunge: «ad altri ancora di essere evangelisti», i quali cioè hanno l’ufficio di predicare il Vangelo o anche di scriverlo, benché non fossero tra i principali Apostoli. Rm 10,15: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene …». Is 41,27: «A Gerusalemme ho inviato un messaggero di cose liete».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Ephesios,

c. 4, lect. 4, v. 11, nn. 211 e 212 pars centrale)

   Et quia per dona Christi diversi status et munera in Ecclesia designantur, considerandum est quod, inter dona Christi, primo ponit apostolos. Unde dicit et ipse dedit quosdam quidem apostolos. Lc. 6,13: elegit ex ipsis quos et apostolos nominavit. 1 Cor. 12,28: quosdam quidem posuit in Ecclesia: primum apostolos, secundo prophetas, tertio doctores, quarto virtutes. Apostoli primo loco ponuntur, quia ipsi privilegiati fuerunt in omnibus donis Christi. Habuerunt enim plenitudinem gratiae et sapientiae, quidam quantum ad revelationem divinorum mysteriorum. Lc. ult.: aperuit eis sensum ut intelligerent, et cetera. Mc. c. 4,11: vobis datum est nosse mysterium regni Dei, et cetera. Io. 15,15: omnia quae audivi a Patre meo, nota feci vobis. Habuerunt etiam copiam eloquentiae ad annuntiandum Evangelium. Lc. 21,15: dabo vobis os et sapientiam, cui non poterunt resistere, et contradicere omnes adversarii vestri. Mc. ult.: euntes in mundum universum, praedicate, et cetera. Habuerunt etiam praerogativam auctoritatis et potentiae quantum ad curam dominici gregis. Io. ult.: pasce oves meas. 1 Cor. 10: de potestate nostra quam dedit nobis Deus in aedificationem, non in destructionem vestram, et cetera. Ideo apostolus subiungit hic tres gradus ecclesiasticos secundum participationem singulorum praemissorum. Nam quantum ad revelationem divinorum mysteriorum, subdit quosdam autem prophetas, qui praenuntiatores fuerunt incarnationis Christi, de quibus dicitur 1 Petr. 1,10: prophetae qui de futura in vobis gloria prophetaverunt. Matth. 11,13: omnes enim prophetae, et lex usque ad Ioannem prophetaverunt. Sed apostoli prophetantes fuerunt post adventum Christi gaudia vitae futurae. Apoc. 1,3: beatus qui legit et qui audit verba prophetiae huius, et cetera. Item fuerunt exponentes antiquorum prophetarum prophetias. 1 Cor. 14,1: aemulamini spiritualia; magis autem ut prophetetis. Matth. 25: ecce ego mitto ad vos prophetas et sapientes, et cetera. Quantum vero ad annuntiandum Evangelium, subdit alios vero Evangelistas, qui scilicet habent officium praedicandi Evangelium, vel etiam conscribendi, quamvis non essent de principalibus apostolis. Rom. 10,15: quam speciosi pedes evangelizantium pacem, et cetera. Is. 41,27: dabo Ierusalem Evangelistam.

Vangelo (Mt 9,9-13)

   In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Ed egli si alzò e lo seguì

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 9, lez. 2, v. 9, n. 756)

   756. Dice dunque: Mentre Gesù andava via di là. Perché andava via? Perché lo insidiavano, per cui non voleva le folle, come si dice in Sir 8,10: «Non attizzare le braci dei peccatori». Vide un uomo. Veramente un uomo, poiché peccatore; Sal 81,7: «Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti». Seduto al banco. Al banco delle imposte. Era quindi un luogo in cui si riscuotevano le imposte, per cui egli si trovava in un certo stato in cui a stento un uomo può vivere senza peccato. Chiamato Matteo. Altri lo chiamano Levi, per conservare il suo onore, così che non si sapesse che era un peccatore; ma egli chiama se stesso Matteo, poiché il giusto all’inizio è accusatore di se stesso, facendo comprendere che Dio non fa preferenze di persone. Egli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì. Per cui avrebbe potuto dire come in Gb 23,11: «Il mio piede ha seguito le sue orme, ho custodito la sua via e non ho declinato da essa».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,

c. 9, lect. 2, v. 9, n. 756)

   Dicit ergo cum transiret inde Iesus. Quare transivit? Quia insidiabantur ei, ideo nolebat turbas, ut dicitur Eccli. 8,10: non incendas carbones peccatorum. Vidit hominem, vere hominem, quia peccatorem; Ps. 81,7: vos autem sicut homines moriemini, et sicut unus de principibus cadetis. Sedentem in telonio, telonio vectigalium. Unde erat locus ubi vectigalia recipiebantur: unde erat in quodam statu ubi vix homo vivere potest sine peccato. Matthaeum nomine. Alii appellant eum levi, ad servandum honorem eius, ut non noscatur ille esse peccator; sed ipse vocat se Matthaeum, quia iustus in principio accusator est sui, dans intelligere quod dominus non est acceptator personarum. Et dixit ei: sequere me. Et hoc magnum est quod moveat dominus ad sequelam. Et surgens secutus est eum. Unde potuit dicere illud Iob 23,11: vestigia eius secutus est pes meus, viam eius custodivi, et non declinavi ab ea.

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