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18 settembre – mercoledì Tempo Ordinario – 24a Settimana

18 settembre – mercoledì Tempo Ordinario – 24a Settimana
25/02/2019 elena

18 settembre – mercoledì
Tempo Ordinario – 24a Settimana

Prima lettura (1 Tm 3,14-16)

   Figlio mio, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria.

La Chiesa del Dio vivente

San Tommaso
(Sulla prima lettera a Timoteo,
c. 3, lez. 3, v. 15, nn. 127-128)

   127. [È detta così] dalla parte di colui al quale appartiene la Chiesa, perché è Dio. Si chiama Chiesa come se fosse una riunione, perché nella Chiesa c’è la riunione dei fedeli. Rm 8,30: «Quelli che ha chiamati …». E sono riuniti in Dio. Gv 17,21: «Perché tutti siano una cosa sola…». E perciò dice: «che è la Chiesa del Dio». E aggiunge «vivente» per distinguerlo dagli altri dèi presso i quali si riuniscono i gentili. Infatti questi sono morti, mentre il Dio della Chiesa è vivo. Gv 5,26: «Come il Padre ha la vita in se stesso …». Perciò ci si deve comportare in essa in modo tale da vivere spiritualmente. Sal 92,5: «La santità si addice alla tua casa …».
   128. La seconda ragione viene desunta dalla verità della Chiesa. Infatti è naturale per l’uomo desiderare di conoscere la verità, trattandosi della perfezione dell’intelletto. Perciò Agostino afferma che la beatitudine è il fine dell’uomo ed essa non è altro che il gaudio della verità. Essa fu conosciuta dai filosofi per mezzo delle creature (Rm 1,19). Ma in questo essi vacillavano, perché non possedevano la certezza della verità, sia perché erano corrotti dall’errore, sia perché a stento si registra tra loro l’accordo nella verità. Invece nella Chiesa c’è una solida conoscenza e la verità. Perciò dice: «colonna». Sir 24,7: «Il mio trono era su una colonna di nubi…»; Sir 26,18: «Colonne d’oro su basi d’argento…». E si dice d’oro, perché è santa in se stessa. E «sostegno», cioè riguardo agli altri, perché non possono essere saldi nella verità che per mezzo dei sacramenti della Chiesa. Lc 22,32: «Tu, una volta ravveduto, conferma…»; Sal 74,3: «Io tengo salde le sue colonne». Pertanto, poiché la Chiesa si riunisce in Dio e procura la conoscenza della verità, noi dobbiamo stare in essa.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Timotheum,

c. 3, lect. 3, v. 15, nn. 127-128)

   Ex parte eius cuius est Ecclesia, quia est Dei vivi. Ecclesia dicitur quasi adunatio, quia in Ecclesia est adunatio fidelium. Rom. 8,30: Quos vocavit, et cetera. Et adunantur in Deum. Io. 17,21: Ut et ipsi in nobis sint unum, et cetera. Et ideo dicit quae est Dei. Et addit vivi, ad distinctionem aliorum deorum, ad quos congregantur gentes. Nam hi sunt mortui, sed Deus Ecclesiae est vivus. Io. 5,26: Sicut Pater habet vitam in semetipso, et cetera. Est ergo sic in ea conversandum, ut spiritualiter vivamus. Ps. 92,7: Domum tuam, Domine, decet sanctitudo, et cetera. Secunda ratio est ex veritate Ecclesiae. Naturale est enim homini ut desideret cognitionem veritatis, cum sit perfectio intellectus. Unde Augustinus dicit, quod beatitudo est finis hominis, quae nihil aliud est quam gaudium de veritate. Hoc innotuit philosophis per creaturas Rom. 1,19. Sed in hoc vacillabant, quia non habebant certitudinem veritatis, tum quia erant corrupti erroribus, tum quia vix invenitur apud eos, quod in veritate concordent. Sed in Ecclesia est firma cognitio et veritas. Unde dicit columna. Eccli. 24,7: Thronus meus in columna nubis, et cetera. Eccli. 26,23: Columnae aureae, et cetera. Et dicitur aurea, quia in se sancta. Et firmamentum, scilicet quantum ad alios, quia non possunt firmari in veritate, nisi per Ecclesiae sacramenta. Lc. 22,32: Tu aliquando conversus confirma, et cetera. Ps. 74,3: Ego confirmavi columnas eius. Quia igitur Ecclesia congregat in Deo et dat cognitionem veritatis, debemus esse in ea.

Vangelo (Lc 7,31-35)

   In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Gesù e Giovanni

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 2, corpo e soluzione 1)

   Come si è detto, era conforme allo scopo dell’incarnazione che Cristo non conducesse una vita solitaria, ma vivesse con gli uomini. Ora, per chi vive assieme agli altri la cosa più opportuna è che si conformi ad essi nel modo di vivere, secondo le parole di S. Paolo: Mi sono fatto tutto a tutti (1 Cor 9,22). Perciò era convenientissimo che Cristo nel mangiare e nel bere si regolasse come gli altri. Per cui S. Agostino scrive: «Di Giovanni si diceva che non mangiava e non beveva, poiché non usava il cibo dei Giudei. Ma se il Signore avesse fatto lo stesso, confrontandolo con Giovanni non avrebbero detto che mangiava e beveva».
   1. Il Signore durante la sua vita diede esempi di perfezione in tutte le cose che riguardano la salvezza. Ora, l’astinenza dal mangiare e dal bere non riguarda direttamente la salvezza, poiché il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda (Rm 14,17). E S. Agostino, spiegando le parole di Mt 11 [19] Alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere, scrive che i santi apostoli «capirono che il regno di Dio non consisteva nel mangiare e nel bere, ma in una perfetta uguaglianza d’animo», in modo da non esaltarsi per l’abbondanza e non avvilirsi per l’indigenza. E altrove spiega che «in queste cose non è colpevole l’uso, ma la passione con cui uno se ne serve». Ora, sia l’uno che l’altro genere di vita è lodevole: vivere cioè lontano dal consorzio umano, osservando l’astinenza, e vivere tra gli uomini, seguendo il tenore di vita ad essi comune. Perciò il Signore volle dare agli uomini l’esempio dell’uno e dell’altro genere di vita. – Giovanni poi, come nota il Crisostomo, «non aveva da mostrare che la sua vita e la sua santità. Cristo al contrario aveva in suo favore anche i miracoli. Lasciando quindi che Giovanni si distinguesse col digiuno, Cristo seguì la via opposta, sedendo a mensa con i pubblicani e mangiando e bevendo con loro».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 2, corpus e ad primum)

   Respondeo dicendum quod sicut dictum est [a. 1], congruum erat incarnationis fini ut Christus non ageret solitariam vitam, sed cum hominibus conversaretur. Qui autem cum aliquibus conversatur, convenientissimum est ut se eis in conversatione conformet, secundum illud apostoli, 1 Cor. 9 [22], omnibus omnia factus sum. Et ideo convenientissimum fuit ut Christus in cibo et potu communiter se sicut alii haberet. Unde Augustinus dicit, Contra Faustum, quod Ioannes dictus est non manducans neque bibens, quia illo victu quo Iudaei utebantur, non utebatur. Hoc ergo Dominus nisi uteretur, non in eius comparatione manducans bibensque diceretur.
   Ad primum ergo dicendum quod Dominus in sua conversatione exemplum perfectionis dedit in omnibus quae per se pertinent ad salutem. Ipsa autem abstinentia cibi et potus non per se pertinet ad salutem, secundum illud Rom. 14 [17], non est regnum Dei esca et potus. Et Augustinus dicit, in libro De quaest. Evang., exponens illud Matth. 11 [29], iustificata est sapientia a filiis suis, quia scilicet sancti apostoli intellexerunt regnum Dei non esse in esca et potu, sed in aequanimitate tolerandi, quos nec copia sublevat nec deprimit egestas. Et in 3 De doct. christ., dicit quod in omnibus talibus non usus rerum, sed libido utentis in culpa est. Utraque autem vita est licita et laudabilis, ut scilicet aliquis a communi consortio hominum segregatus abstinentiam servet; et ut in societate aliorum positus communi vita utatur. Et ideo Dominus voluit utriusque vitae exemplum dare hominibus. – Ioannes autem, sicut Chrysostomus dicit, super Matth., nihil plus ostendit praeter vitam et iustitiam. Christus autem et a miraculis testimonium habebat. Dimittens ergo Ioannem ieiunio fulgere, ipse contrariam incessit viam, ad mensam intrans publicanorum, et manducans et bibens.

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