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16 settembre – lunedì Memoria dei Santi Cornelio e Cipriano Tempo Ordinario – 24a Settimana

16 settembre – lunedì Memoria dei Santi Cornelio e Cipriano Tempo Ordinario – 24a Settimana
25/02/2019 elena

16 settembre – lunedì
Memoria dei Santi
Cornelio e Cipriano
Tempo Ordinario – 24a Settimana

Prima lettura (1 Tm 2,1-8)

   Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
   Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
   Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

La volontà
salvifica universale di Dio

San Tommaso
(Sulla prima lettera a Timoteo,
c. 2, lez. 1, vv. 3-4, n. 62)

   Pone poi la ragione dalla parte di Dio, perché è «cosa bella e gradita al cospetto di Dio». Sal 50,21: «Allora gradirai il sacrificio …». E ciò soltanto nel caso che sia stato offerto per amore. E dice: «nostro salvatore», perché solo Dio salva. Is 43,11: «Fuori di me non c’è Dio giusto e salvatore».
   E dimostra che è una cosa gradita, là dove dice: «Il quale vuole …». 2 Pt 3,9: «Non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi».
   Ma al contrario: egli ha fatto tutto ciò che voleva, dunque salva tutti. E se dici che ciò non è vero perché l’uomo non vuole, sembra sconveniente che l’Onnipotente venga ostacolato dalla volontà di uno che non è onnipotente.
   Rispondo. Il volere viene preso talvolta per la volontà di compiacimento, talvolta per la volontà di segno. Per volontà di segno Dio vuole salvare tutti, in quanto ha presentato a tutti i comandamenti, i consigli e i rimedi della salvezza.
   Per volontà di compiacimento: e questa può essere spiegata in quattro modi. In un primo modo prendendo l’espressione in senso causale, come si dice che Dio fa qualche cosa in quanto fa sì che altri la compiano, come in Rm 8,26: «Lo Spirito intercede», nel senso che ci fa chiedere. Così dunque Dio vuole in questo modo perché fa sì che i suoi santi vogliano che tutti siano salvi. Infatti questo volere ci deve essere nei santi, perché essi ignorano chi sia predestinato e chi no.
   In un altro modo, così che la ripartizione sia adatta, cioè tutti coloro che saranno salvati, perché nessuno viene salvato se non per la sua volontà; come in una scuola il maestro insegna a tutti gli alunni della città perché nessuno viene ammaestrato se non da lui.
   In un terzo modo, così che la ripartizione sia secondo i generi dei singoli e non secondo i singoli dei generi: cioè nessun genere di uomini viene tolto dalla salvezza, perché una volta essa veniva offerta solo ai Giudei ma ora è offerta a tutti gli uomini. E questa interpretazione è più in linea con l’intenzione dell’Apostolo.
   In un quarto modo, secondo il Damasceno: così che sia intesa della volontà antecedente, e non della conseguente. Infatti, sebbene nella volontà di Dio non ci sia un prima e un poi, tuttavia si parla di volontà antecedente e conseguente. E parimenti secondo l’ordine delle cose volute, poiché da questo punto di vista la volontà può essere considerata in due modi, ossia universalmente o in modo assoluto, oppure secondo qualche circostanza e in un modo particolare. E viene prima la considerazione assoluta e universale rispetto a quella particolare e relativa. Perciò la volontà assoluta è una specie di volontà antecedente. Per esempio, il mercante vuole che tutte le sue merci siano salvate in senso assoluto, e questo con la volontà antecedente. Ma se egli prende in considerazione la salvezza, non vuole che tutte le sue merci rispetto ad altre cose siano salvate, cioè quando con lo sprofondamento della nave ne va di mezzo anche la sua salvezza. E questa è la volontà conseguente. Così in Dio la salvezza di tutti gli uomini considerata in se stessa ha la ragione di essere desiderabile (volibilis). E qui l’Apostolo parla in questo modo, e così la volontà è antecedente. Ma se si considera il bene della giustizia e si vuole che i peccati siano puniti, allora non vuole in questo modo. E questa è la volontà conseguente.
   E aggiunge: «alla conoscenza della verità», poiché la salvezza si ottiene solo con la conoscenza della verità. Gv 8,32: «Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Timotheum,
c. 2, lect. 1, vv. 3-4, n. 62)

   Item ex parte Dei, quia est et acceptum coram Deo. Ps. 1,20: tunc acceptabis sacrificium, et cetera. Et hoc non nisi in charitate fuerit oblatum. Et dicit salvatore, quia solus Deus salvat. Is. 43,11: non est absque me salvator. Et probat quod sit acceptum, ibi qui vult, et cetera. 2 Petr.3,9: nolens aliquos perire, sed omnes ad poenitentiam reverti. Sed contra: omnia quaecumque voluit fecit, ergo omnes salvat. Sed si dicis quod non, quia homo non vult, videtur inconveniens quod omnipotens impediatur per voluntatem non omnipotentis. Respondeo. Velle ponitur quandoque pro voluntate beneplaciti, quandoque pro voluntate signi. Pro voluntate signi vult salvare omnes, quia omnibus proposuit salutis praecepta, consilia et remedia. Pro voluntate beneplaciti, sic exponi potest quatuor modis. Uno modo ut sit locutio causalis, sicut Deus dicitur aliquid facere, quia facit alios illud facere, sicut Rom. c. 8,26: Spiritus postulat, id est, postulare nos facit. Sic ergo Deus vult, quia scilicet facit suos sanctos velle quod omnes salvi fiant. Hoc velle enim debet esse in sanctis, quia nesciunt qui sunt praedestinati, et qui non. Alio modo ut sit distributio accommoda, id est omnes qui salvabuntur, quia nullus salvatur nisi per voluntatem eius, sicut in una schola magister docet omnes pueros huius civitatis, quia nullus docetur nisi ab eo. Alio modo ut sit distributio pro generibus singulorum, non pro singulis generum, id est, nullum genus hominum excipit a salute, quia olim tantum Iudaeis, sed modo omnibus praebetur. Et hoc magis facit ad intentionem apostoli. Alio vero modo, secundum Damascenum, ut intelligatur de voluntate antecedente, non consequente. In voluntate enim Dei licet non sit prius et posterius, dicitur tamen voluntas antecedens et consequens. Item secundum ordinem volitorum, secundum quod voluntas potest dupliciter considerari, scilicet in universali vel absolute, et secundum aliquas circumstantias et in particulari. Et prius est absoluta consideratio et in universali, quam in particulari et comparata. Et ideo voluntas absoluta est quasi antecedens, et voluntas alicuius rei in particulari est quasi consequens. Exemplum de mercatore qui vult omnes merces suas salvare absolute, et hoc voluntate antecedente. Sed si consideret salutem, non vult omnes merces per comparationem ad alia salvare, scilicet quando cum salute sequitur submersio navis. Et haec voluntas est consequens. Sic in Deo salus omnium hominum in se considerata habet rationem ut sit volibilis. Et apostolus hic ita loquitur, et sic eius voluntas est antecedens. Sed si consideretur bonum iustitiae, et quod peccata puniantur, sic non vult. Et haec est voluntas consequens. Et subdit ad agnitionem veritatis, quia salus non est nisi per agnitionem veritatis. Io. 8,32: agnoscetis veritatem, et veritas liberabit vos.

Vangelo (Lc 7,1-10)

   In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano, perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono uomo sottoposto a un’autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all’uno: Va’ ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa». All’udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Una grande fede

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 7, lez. 1, v. 9)

   All’udire questo, Gesù lo ammirò. BEDA: Ma chi ha operato questa fede in lui se non colui che lo ammirò? Supposto tuttavia che l’abbia prodotta un altro, perché dovrebbe restare ammirato chi l’aveva previsto? Perciò il fatto che Cristo resti ammirato, significa che noi dobbiamo restare ammirati. Perché quando tutti questi sentimenti vengono detti di Dio, non sono segni di un animo turbato, ma di un maestro che insegna. CRISOSTOMO: Ora, perché ti sia chiaro che il Signore disse queste cose per istruire gli altri, l’Evangelista rivela questo con prudenza soggiungendo: Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande… BEDA: Ora, egli non parla di tutti i Patriarchi e Profeti del ‘passato, ma degli uomini del tempo presente, e viene preferita la fede del Centurione perché, mentre essi erano istruiti nei comandamenti della Legge e dei Profeti, il Centurione credette spontaneamente senza l’aiuto di alcun maestro.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 7, lect. 1, v. 9)

   Unde sequitur «Quo audito Iesus miratus est». Sed quis in illo fecerat ipsam fidem nisi elle qui admirabatur?… ipsam fidem nisi ille qui admirabatur? Sed et si alius eam fecisset, quid miraretur qui praescius erat? Quod ergo miratur Dominus, nobis mirandum esse significat: omnes enim tales motus cum de Deo dicuntur, non perturbati animi signa sunt, sed docentis magistri. Chrysostomus. Ut autem liqueat tibi quod Dominus hoc ideo dixit ut alios instruat, prudenter Evangelista hoc aperiens subdit amen dico vobis, nec in Israel tantam fidem inveni… Beda. Non autem de omnibus retro patriarchis et prophetis, sed de praesentis aevi loquitur hominibus; quibus ideo centurionis fides antefertur, quia illi legis prophetarumque monitis edocti, hic autem nemine docente sponte credidit.

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