Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

8 settembre 23a Domenica del Tempo Ordinario

8 settembre 23a Domenica del Tempo Ordinario
25/02/2019 elena

8 settembre
23a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (Sap 9,13-18)

   Quale, uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza».

La conoscenza della legge naturale

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 94, a. 2, corpo)

   Secondo le spiegazioni date in precedenza, i precetti della legge naturale stanno alla ragione pratica come i primi princìpi dimostrativi stanno alla ragione speculativa: poiché gli uni e gli altri sono princìpi per sé evidenti. Ora, una cosa può essere per sé evidente in due modi: primo, per se stessa; secondo, rispetto a noi. È evidente per se stessa infatti qualsiasi proposizione in cui il predicato rientra nella nozione del soggetto: tuttavia per chi ignora la definizione del soggetto tale proposizione non è per sé evidente. La proposizione, p. es., l’uomo è un essere razionale è per sé evidente nella sua natura, poiché chi dice uomo dice essere razionale; ma per chi ignora che cosa è l’uomo tale proposizione non è per sé evidente. Quindi, come nota Boezio, alcune formule o proposizioni sono universalmente note a tutti; e sono quelle i cui termini sono conosciuti da tutti. P. es.: Il tutto è sempre maggiore di una sua parte; cose uguali a una terza sono uguali tra loro. Ci sono invece delle proposizioni che sono per sé evidenti per i soli sapienti, i quali ne comprendono i termini: per chi capisce, p. es., che un angelo non è un corpo, è per sé evidente che esso non si trova circoscritto in un luogo; ma ciò non è evidente per un indotto, il quale non lo comprende. – Ora, tra le cose universalmente conosciute vi è un certo ordine. Infatti la prima cosa che si presenta alla conoscenza è l’ente, la cui nozione è inclusa in tutto ciò che viene appreso. Perciò il primo principio indimostrabile è che l’affermazione e la negazione sono incompatibili: poiché esso si fonda sulla nozione di ente e di non ente. E su questo principio si fondano tutti gli altri, come nota Aristotele. Ora, come l’ente è la cosa assolutamente prima nella conoscenza, così il bene è la prima nella conoscenza della ragione pratica, che è ordinata all’operazione: poiché ogni agente agisce per un fine, il quale ha sempre ragione di bene. Perciò il primo principio della ragione pratica si fonda sulla nozione di bene, essendo il bene ciò che tutte le cose desiderano. Si ha così il primo precetto della legge: Bisogna fare e cercare il bene e bisogna evitare il male. E su di esso sono fondati tutti gli altri precetti della legge naturale: per cui tutte le altre cose da fare o da evitare appartengono ai precetti della legge di natura in quanto la ragione pratica le conosce naturalmente come beni umani. – Ma poiché il bene ha carattere di fine e il male invece carattere contrario, ne segue che tutte le cose verso le quali l’uomo ha un’inclinazione naturale la ragione le apprende come buone, e quindi da farsi, mentre le contrarie le apprende come cattive e da evitarsi. Perciò l’ordine dei precetti della legge naturale segue l’ordine delle inclinazioni naturali. – Infatti prima di tutto troviamo nell’uomo l’inclinazione a quel bene di natura che egli ha in comune con tutte le sostanze: cioè in quanto ogni sostanza tende per natura alla conservazione del proprio essere. E in forza di questa inclinazione appartiene alla legge naturale tutto ciò che giova a conservare la vita umana e ne impedisce la distruzione. – Secondo, troviamo nell’uomo l’inclinazione verso cose più specifiche, per la natura che esso ha in comune con gli altri animali. E da questo lato appartengono alla legge naturale «le cose che la natura ha insegnato a tutti gli animali», come l’unione del maschio con la femmina, la cura dei piccoli, e altre cose del genere. – Terzo, troviamo nell’uomo un’inclinazione verso il bene che è conforme alla natura della ragione, e che è propriamente umano: come l’inclinazione naturale a conoscere la verità su Dio, e a vivere in società. E da questo lato appartengono alla legge naturale le cose riguardanti questa inclinazione: vale a dire la fuga dell’ignoranza, il rispetto di coloro con cui si deve convivere, e altre cose del genere.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 94, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [q. 91 a. 3] dictum est, praecepta legis naturae hoc modo se habent ad rationem practicam, sicut principia prima demonstrationum se habent ad rationem speculativam, utraque enim sunt quaedam principia per se nota. Dicitur autem aliquid per se notum dupliciter, uno modo, secundum se; alio modo, quoad nos. Secundum se quidem quaelibet propositio dicitur per se nota, cuius praedicatum est de ratione subiecti, contingit tamen quod ignoranti definitionem subiecti, talis propositio non erit per se nota. Sicut ista propositio, homo est rationale, est per se nota secundum sui naturam, quia qui dicit hominem, dicit rationale, et tamen ignoranti quid sit homo, haec propositio non est per se nota. Et inde est quod, sicut dicit Boetius, in libro De Hebd., quaedam sunt dignitates vel propositiones per se notae communiter omnibus, et huiusmodi sunt illae propositiones quarum termini sunt omnibus noti, ut, omne totum est maius sua parte, et, quae uni et eidem sunt aequalia, sibi invicem sunt aequalia. Quaedam vero propositiones sunt per se notae solis sapientibus, qui terminos propositionum intelligunt quid significent, sicut intelligenti quod Angelus non est corpus, per se notum est quod non est circumscriptive in loco, quod non est manifestum rudibus, qui hoc non capiunt. – In his autem quae in apprehensione omnium cadunt, quidam ordo invenitur. Nam illud quod primo cadit in apprehensione, est ens, cuius intellectus includitur in omnibus quaecumque quis apprehendit. Et ideo primum principium indemonstrabile est quod non est simul affirmare et negare, quod fundatur sup ra rationem entis et non entis, et super hoc principio omnia alia fundantur, ut dicitur in 4 Met. [3,3,9]Sicut autem ens est primum quod cadit in apprehensione simpliciter, ita bonum est primum quod cadit in apprehensione practicae rationis, quae ordinatur ad opus, omne enim agens agit propter finem, qui habet rationem boni. Et ideo primum principium in ratione practica est quod fundatur supra rationem boni, quae est, bonum est quod omnia appetunt. Hoc est ergo primum praeceptum legis, quod bonum est faciendum et prosequendum, et malum vitandum. Et super hoc fundantur omnia alia praecepta legis naturae, ut scilicet omnia illa facienda vel vitanda pertineant ad praecepta legis naturae, quae ratio practica naturaliter apprehendit esse bona humana. – Quia vero bonum habet rationem finis, malum autem rationem contrarii, inde est quod omnia illa ad quae homo habet naturalem inclinationem, ratio naturaliter apprehendit ut bona, et per consequens ut opere prosequenda, et contraria eorum ut mala et vitanda. Secundum igitur ordinem inclinationum naturalium, est ordo praeceptorum legis naturae. – Inest enim primo inclinatio homini ad bonum secundum naturam in qua communicat cum omnibus substantiis, prout scilicet quaelibet substantia appetit conservationem sui esse secundum suam naturam. Et secundum hanc inclinationem, pertinent ad legem naturalem ea per quae vita hominis conservatur, et contrarium impeditur. – Secundo inest homini inclinatio ad aliqua magis specialia, secundum naturam in qua communicat cum ceteris animalibus. Et secundum hoc, dicuntur ea esse de lege naturali quae natura omnia animalia docuit, ut est coniunctio maris et feminae, et educatio liberorum, et similia. – Tertio modo inest homini inclinatio ad bonum secundum naturam rationis, quae est sibi propria, sicut homo habet naturalem inclinationem ad hoc quod veritatem cognoscat de Deo, et ad hoc quod in societate vivat. Et secundum hoc, ad legem naturalem pertinent ea quae ad huiusmodi inclinationem spectant, utpote quod homo ignorantiam vitet, quod alios non offendat cum quibus debet conversari, et cetera huiusmodi quae ad hoc spectant.

Seconda lettura
(Fil 9b-10.12-17)

   Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
   Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
   Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
   Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

Accoglilo come me stesso

San Tommaso
(Sulla lettera a Filemone,
lez. 2, v. 17, n. 26)

   Per questo dice: Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. 1 Gv 1,7: «Ma se camminiamo nella luce, come anch’egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri». E dice: come me stesso, poiché “è legato a me”. Mt 10,40: «Chi accoglie voi, accoglie me».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Philemonem,
lect. 2, v. 17, n. 26)

   Dicit ergo si ergo habes me socium, suscipe illum. 1 Io. 1,7: si autem in luce ambulamus, sicut et ipse est in luce, societatem habemus ad invicem. Et dicit sicut et me, quia iunctus est mihi. Matth. 10, v. 40: qui vos recipit, me recipit.

Vangelo (Lc 14,25-33)

   In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
   «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
   Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
   Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
   Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
   Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Condizioni per seguire Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 14, lez. 6, v. 33)

   AGOSTINO: Ora, in che modo queste similitudini siano pertinenti, lo mostra in modo assai chiaro dicendo: Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. Così le spese per la costruzione della torre e il valore di diecimila uomini contro un re che ne ha ventimila non sono altro che il rinunciare da parte di ciascuno a tutto ciò che gli appartiene. E il discorso precedente concorda con quest’ultimo, poiché nel fatto che uno rinunzia a tutto ciò che gli appartiene è anche compreso che egli odii il padre, la madre, i figli, i fratelli, le sorelle, e persino la propria vita. Infatti per qualcuno tutte queste cose che gli sono proprie per lo più implicano l’impedimento di ottenere non queste cose proprie passeggere, ma quelle comuni, che durano eternamente. BASILIO: Ora, negli esempi suddetti l’intenzione del Signore non è certo quella di dare il potere di diventare o non diventare suoi discepoli, come è lecito non dare inizio al fondamento o trattare la pace, ma quella di mostrare l’impossibilità di osservare il divino beneplacito in mezzo a cose che distraggono l’anima, che in mezzo ad esse si trova in pericolo, resa venale dalle astuzie del demonio. BEDA: Ora, c’è distanza fra il rinunciare a tutte le cose e lasciarle: infatti lasciare tutte le cose è di pochi perfetti, cioè posporre le preoccupazioni del mondo, mentre è di tutti i fedeli rinunciare a tutte le cose nel senso di tenere le cose del mondo senza però essere tenuti da esse nel mondo.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,

c. 14, lect. 6, v. 33)

   Augustinus ad Laetam. Quomodo autem pertineant istae similitudines, ipsa conclusione satis aperuit, dicens sic ergo omnis ex vobis qui non renuntiat omnibus quae possidet, non potest meus esse discipulus. Itaque sumptus ad turrim aedificandam, et valentia decem millium adversus regem qui viginti millia habet, nihil aliud est, quam ut renuntiet unusquisque omnibus quae sunt eius. Praelocutio autem superior cum extrema locutione concordat: in eo enim quod aliquis renuntiat omnibus quae sunt eius, etiam illud continetur ut oderit patrem suum, et matrem, et uxorem, et filios, et fratres, et sorores, adhuc et animam suam. Omnia enim haec propria alicuius sunt, quae plerumque implicant et impediunt ab obtinenda non ista propria temporaliter transitura, sed in aeternum mansura communia. Basilius. Est autem intentio Domini per exempla praedicta non utique praebere potestatem eius discipulum fieri vel non fieri, sicut licet vel non inchoare fundamentum vel tractare pacem; sed ostendere impossibilitatem divini beneplaciti observandi inter distrahentia animam, inter quae periclitatur facta venalis ab astutiis daemonis. Beda. Distat autem inter renuntiare omnibus et relinquere omnia: paucorum enim perfectorum est relinquere omnia, hoc est curas mundi postponere; cunctorum autem fidelium est renuntiare omnibus, hoc est sic tenere quae mundi sunt, ut tamen per ea non teneantur in mundo.

CondividiShare on FacebookShare on Google+