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7 settembre – sabato Tempo Ordinario – 22a Settimana

7 settembre – sabato Tempo Ordinario – 22a Settimana
25/02/2019 elena

7 settembre – sabato
Tempo Ordinario – 22a Settimana

Prima lettura (Col 1,21-23)

   Fratelli, un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta alle opere cattive; ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a lui; purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.

Santi, immacolati e irreprensibili

San Tommaso
(Sulla lettera ai Colossesi,
c. 1, lez. 5, vv. 22-23a, nn. 56-57)

   56. Poi, quando dice: «ora egli», indica i favori di Cristo.
   Il primo è la riconciliazione nel suo corpo. E dice: «nel corpo della sua carne» non perché una cosa sia il corpo e un’altra la carne, ma per mostrare che egli ricevette il corpo nella sua esistenza naturale. Gv 1,14: «E il Verbo si fece carne …». E del medesimo corpo di carne, cioè mortale, si ha in Rm 8,3: «Dio mandò il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato …». Il secondo favore è la santificazione. Per cui dice: «per presentarvi santi». Eb 13,12: «Per cui Gesù, per santificare il popolo…». Il terzo è l’abluzione dei peccati, là dove dice «immacolati». Eb 9,14: «Il sangue di Cristo, che con uno spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza…».
   Parimenti riguardo ai benefici futuri, là dove dice: «e irreprensibili». 2 Pt 3,14: «Cercate quindi di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace …». E aggiunge «dinanzi a lui». 1 Sam 16,7: «L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore».
   57. Esige da noi la fermezza della fede e della speranza; per cui soggiunge: «purché restiate fondati e fermi nella fede»: la fede è come il fondamento dalla cui solidità dipende la solidità di tutta la struttura della Chiesa. Inoltre «irremovibili» nella speranza, cioè irremovibili in se stessi, come se non si allontanassero dalla speranza per colpa degli altri: «nella speranza del Vangelo», cioè che il Vangelo comunica riguardo ai beni del regno dei cieli. Mt 4,17: «Fate penitenza, perché il regno dei cieli si avvicina». E non c’è scusa, poiché «è stato annunziato», mediante gli apostoli. Si usa il passato per il futuro, per la sua certezza. «In tutta la creazione che è sotto il cielo», cioè a ogni nuova creatura, ossia ai fedeli, per i quali era stato preparato.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Colossenses,

c. 1, lect. 5, vv. 22-23a, nn. 56-57)

   Deinde cum dicit nunc autem, ponit beneficia Christi. Et primum est reconciliatio in corpore eius. Et dicit in corpore carnis, non quod aliud sit corpus, et aliud caro; sed ad ostendendum quod accepit corpus in esse naturae. Io. 1,14: et Verbum caro factum est, et cetera. Et idem corpus carnis, id est, mortale. Rom. 8,3: Deus Filium suum mittens in similitudinem peccati, et cetera. Secundum est sanctificatio. Unde dicit ut exhiberet vos sanctos. Hebr. 13,12: Iesus ut sanctificaret populum, et cetera. Tertium est ablutio a peccatis, ibi et immaculatos. Hebr. 9,14: sanguis Christi per Spiritum Sanctum semetipsum obtulit Deo, emundabit conscientiam nostram, et cetera. Item quantum ad futura, ibi et irreprehensibiles. 2 Petr. 3,14: satagite immaculati et inviolati ei inveniri in pace, et cetera. Et addit coram ipso. 1 Reg. 16,7: homo videt quae foris patent, Dominus autem intuetur cor. Exigit a nobis firmitatem fidei et spei; ideo subiungit, dicens si tamen permanetis in fide fundati. Fides est sicut fundamentum, ex cuius firmitate tota firmatur Ecclesiae structura. Item et stabiles in spe non moti a seipsis, et immobiles, quasi non excidentes a spe per alios. A spe, inquam, Evangelii, id est quam dat Evangelium de bonis regni caelorum. Matth. 4,17: poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum. Nec est excusatio, quia est praedicatum, videlicet per apostolos. Utitur praeterito pro futuro, propter certitudinem eius. In universa creatura, quae sub, etc., id est omni creaturae novae, id est fidelibus, quibus paratum erat.

Vangelo (Lc 6,1-5)

   Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Cogliere le spighe di sabato

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 4, soluzione 3)

   3. Quando i discepoli, presi dalla fame, colsero le spighe in giorno di sabato, non violarono la legge, poiché erano scusati dallo stimolo della fame: come non la trasgredì neppure Davide, quando, sospinto dalla fame, mangiò il pane che a lui non era lecito mangiare.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 4, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod etiam discipuli, quando esurientes spicas sabbato vellebant, a transgressione legis excusantur propter necessitatem famis, sicut et David non fuit transgressor legis quando, propter necessitatem famis, comedit panes quos ei edere non licebat.

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