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20 maggio – lunedì Tempo di Pasqua – 5a Settimana

20 maggio – lunedì Tempo di Pasqua – 5a Settimana
14/02/2019 elena

20 maggio – lunedì
Tempo di Pasqua – 5a Settimana

Prima lettura
(At 14,5-18)

   In quei giorni, a Icònio ci fu un tentativo dei pagani e dei Giudei con i loro capi di aggredire e lapidare Paolo e Bàrnaba; essi lo vennero a sapere e fuggirono nelle città della Licaònia, Listra e Derbe, e nei dintorni, e là andavano evangelizzando. C’era a Listra un uomo paralizzato alle gambe, storpio sin dalla nascita, che non aveva mai camminato. Egli ascoltava Paolo mentre parlava e questi, fissandolo con lo sguardo e vedendo che aveva fede di essere salvato, disse a gran voce: «Àlzati, ritto in piedi!». Egli balzò in piedi e si mise a camminare. La gente allora, al vedere ciò che Paolo aveva fatto, si mise a gridare, dicendo, in dialetto licaònio: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!». E chiamavano Bàrnaba «Zeus» e Paolo «Hermes», perché era lui a parlare. Intanto il sacerdote di Zeus, il cui tempio era all’ingresso della città, recando alle porte tori e corone, voleva offrire un sacrificio insieme alla folla. Sentendo ciò, gli apostoli Bàrnaba e Paolo si strapparono le vesti e si precipitarono tra la folla, gridando: «Uomini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi annunciamo che dovete convertirvi da queste vanità al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano. Egli, nelle generazioni passate, ha lasciato che tutte le genti seguissero la loro strada; ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge per stagioni ricche di frutti e dandovi cibo in abbondanza per la letizia dei vostri cuori». E così dicendo, riuscirono a fatica a far desistere la folla dall’offrire loro un sacrificio.

C’è un unico Dio,
autore di ogni cosa

San Tommaso
(S. Th. I, q. 44, a. 1, corpo)

   È necessario affermare che ogni cosa, in qualsiasi modo esista, viene da Dio. Se infatti in un essere troviamo una data realtà soltanto come partecipata, necessariamente essa deve dipendere casualmente da ciò a cui conviene per essenza: come il ferro nell’essere infuocato dipende dal fuoco. Ora, abbiamo già dimostrato, trattando della semplicità divina, che Dio è l’essere stesso per sé sussistente. E si è anche dimostrato che l’essere per sé sussistente non può essere che uno solo: così come, se ci fosse la bianchezza sussistente, non potrebbe essere che unica, poiché il fatto che ci siano molte bianchezze è dovuto soltanto alla pluralità dei soggetti che le ricevono. Rimane dunque che tutti gli enti distinti da Dio non sono il loro essere, ma partecipano l’essere. È quindi necessario che tutte le cose che si diversificano secondo una diversa partecipazione dell’essere, così da risultare esistenti in modo più o meno perfetto, siano causate dall’unico primo ente, il quale perfettissimamente è. – Per cui anche Platone disse che prima di ogni moltitudine è necessario porre l’unità. E Aristotele afferma che ciò che è sommamente ente e sommamente vero è la causa di ogni ente e di ogni vero: come ciò che è caldo in sommo grado è la causa di ogni calore.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 44, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod necesse est dicere omne quod quocumque modo est, a Deo esse. Si enim aliquid invenitur in aliquo per participationem, necesse est quod causetur in ipso ab eo cui essentialiter convenit; sicut ferrum fit ignitum ab igne. Ostensum est autem supra [q. 3 a. 4], cum de divina simplicitate ageretur, quod Deus est ipsum esse per se subsistens. Et iterum ostensum est [q. 7 a. 1 ad 3; a. 2] quod esse subsistens non potest esse nisi unum, sicut si albedo esset subsistens, non posset esse nisi una, cum albedines multiplicentur secundum recipientia. Relinquitur ergo quod omnia alia a Deo non sint suum esse, sed participant esse. Necesse est igitur omnia quae diversificantur secundum diversam participationem essendi, ut sint perfectius vel minus perfecte, causari ab uno primo ente, quod perfectissime est. Unde et Plato dixit quod necesse est ante omnem multitudinem ponere unitatem. Et Aristoteles dicit, in 2 Metaphys., quod id quod est maxime ens et maxime verum, est causa omnis entis et omnis veri, sicut id quod maxime calidum est, est causa omnis caliditatis.

Vangelo
(Gv 14,21-26)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariòta: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

La promessa dello Spirito Santo

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 14, lez. 6, VI, v. 26)

   Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome. Che cosa significa nel mio nome? Forse che lo Spirito Santo sarà chiamato Figlio?
   Si potrebbe rispondere che ciò vale in certi casi, poiché lo Spirito Santo veniva dato ai fedeli invocando il nome di Cristo. Ma è meglio dire che come il Figlio è venuto nel nome del Padre, vedi sopra 5,43: «Io sono venuto nel nome del Padre mio», così anche lo Spirito Santo viene nel nome del Figlio. Ora, il Figlio è venuto nel nome del Padre non quasi che fosse il Padre, ma poiché era il Figlio del Padre, e similmente anche lo Spirito Santo viene nel nome del Figlio non quasi che sia chiamato Figlio, ma perché è lo Spirito del Figlio; Rm 8,9: «Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene»; Gal 4,6: «Ha mandato lo Spirito del suo Figlio nei vostri cuori» non così da prendere il nome di Figlio, ma perché è lo Spirito del Figlio; Rm 8,29: «Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo»: e ciò in base alla consostanzialità del Figlio al Padre, e dello Spirito Santo al Figlio. Parimenti, come il Figlio venendo nel nome del Padre ha sottomesso i suoi fedeli al Padre, Ap 5,10: «Hai fatto di noi un regno per il nostro Dio», così lo Spirito Santo ci ha configurati al Figlio in quanto ci adotta a figli di Dio; Rm 8,15: «Avete ricevuto uno spirito di figli adottivi, nel quale gridiamo: Abbà, Padre!».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 14, lect. 6, VI, v. 26)

   Sed quid est hoc quod dicit in nomine meo? Numquid Spiritus Sanctus nominabitur Filius? Posset dici, quod hoc dicitur pro tanto, quia Spiritus Sanctus dabatur fidelibus ad invocationem nominis Christi. Sed melius est ut dicamus, quod sicut Filius venit in nomine Patris, supra 5,44: ego veni in nomine Patris mei, ita et Spiritus Sanctus venit in nomine Filii. Filius autem in nomine Patris venit, non quod esset Pater, sed quod esset Filius Patris: similiter Spiritus Sanctus venit in nomine Filii, non quod diceretur Filius, sed quod esset Spiritus Filii; Rom. 8,9: si quis Spiritum Christi non habet, hic non est eius; Gal. 4,6: misit Deus Spiritum Filii sui in corda vestra: non quod diceretur Filius, sed quod esset Spiritus Filii; Rom. c. 8,29: praedestinavit conformes fieri imaginis Filii sui: et hoc quidem propter consubstantialitatem Filii ad Patrem, et Spiritus Sancti ad Filium. Item sicut Filius veniens in nomine Patris, fideles suos Patri subiecit: Apoc. 5,10: fecisti nos Deo nostro regnum etc.: ita Spiritus Sanctus configuravit nos Filio, inquantum adoptat nos in filios Dei; Rom. 8,15: accepistis spiritum adoptionis filiorum, in quo clamamus, Abba, Pater.

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