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14 maggio – martedì S. Mattia apostolo

14 maggio – martedì S. Mattia apostolo
13/02/2019 elena

14 maggio – martedì
S. Mattia apostolo

Prima lettura
(At 1,15-17.20-26)

   In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: “La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti”, e: “Il suo incarico lo prenda un altro”. Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione». Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

Liceità o meno del sorteggio

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 95, a. 8, corpo – ultima parte)

   Quarto, si può insinuare la colpa se si ricorre al sorteggio nelle elezioni ecclesiastiche, che devono svolgersi sotto l’ispirazione dello Spirito Santo. Per cui S. Beda nota che «Mattia, ordinato prima della Pentecoste, fu scelto a sorte» perché nella Chiesa non era stata ancora infusa la pienezza dello Spirito Santo; «in seguito invece i sette diaconi furono chiamati all’ordinazione non a sorte, ma mediante la scelta dei discepoli». Diverso però è il caso delle cariche civili, che sono ordinate a disporre dei beni terreni, e nell’assegnazione delle quali spesso gli uomini ricorrono alle sorti, come anche nella spartizione dei beni temporali. – Tuttavia nei casi di urgente necessità è lecito chiedere mediante le sorti, con la debita riverenza, il giudizio di Dio. Da cui le parole di S. Agostino: «Se in tempo di persecuzione i ministri di Dio discutono su chi di essi debba rimanere e chi invece fuggire per evitare che la Chiesa rimanga abbandonata in seguito alla fuga o alla morte di tutti, se non si può finire diversamente la discussione, mi pare che si debba ricorrere al sorteggio, per stabilire chi deve fuggire e chi invece rimanere. E altrove egli dice: «Se tu hai del superfluo da dare a chi non ha, e ti trovi nell’impossibilità di dare a due persone, nel caso che si presentassero due individui di cui né l’uno né l’altro può giustificare la tua preferenza, sia per l’indigenza, sia per qualche legame con te, non potresti fare nulla di più giusto che tirare a sorte la persona da beneficare con l’offerta che non puoi dare a entrambi».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 95, a. 8, corpus – ultima pars)

   Quarto, si in electionibus ecclesiasticis, quae ex Spiritus Sancti inspiratione fieri debent, aliqui sortibus utantur. Unde, sicut Beda dicit, Super Actus Apost., Matthias, ante Pentecosten ordinatus, sorte quaeritur, quia scilicet nondum erat plenitudo Spiritus Sancti in Ecclesia effusa, septem autem diaconi postea non sorte, sed electione discipulorum sunt ordinati. Secus autem est in temporalibus dignitatibus, quae ad terrena disponenda ordinantur; in quarum electione plerumque homines sortibus utuntur, sicut et in temporalium rerum divisione. – Si vero necessitas immineat, licitum est, cum debita reverentia, sortibus divinum iudicium implorare. Unde Augustinus dicit, in Epistola ad Honoratum, si inter Dei ministros sit disceptatio qui eorum persecutionis tempore maneant, ne fuga omnium, et qui eorum fugiant, ne morte omnium deseratur Ecclesia, si haec disceptatio aliter non potuerit terminari, quantum mihi videtur, qui maneant et qui fugiant sorte legendi sunt. Et in 1 De doct. christ. dicit, si tibi abundaret aliquid, quod oporteret dari ei qui non haberet, nec duobus dari potuisset; si tibi occurrerent duo, quorum neuter alium vel indigentia vel erga te aliqua necessitate superaret; nihil iustius faceres quam ut sorte legeres cui dandum esset quod dari utrique non posset.

Vangelo (Gv 15,9-17)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Non voi avete scelto me…

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 15, lez. 3, IV, n. 2020)

   2020. Dice dunque: «Non voi avete scelto me», per vostro amico, «ma io ho scelto voi», per rendervi miei amici. Vedi in proposito 1 Gv 4,10: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è stato lui ad amarci per primo». Duplice però è l’amore di Dio per noi. C’è l’amore eterno col quale siamo stati predestinati («Egli ci ha scelti in Cristo prima della fondazione del mondo», Ef 1,4); e c’è l’amore che si esplica nel tempo, con il quale da lui siamo chiamati, e che costituisce l’esecuzione della predestinazione eterna; poiché quelli che ha scelto predestinandoli, li ha poi scelti chiamandoli, come dice S. Paolo (Rm 8,30): «Quelli che ha predestinati li ha anche chiamati, ecc.». E, in Lc 6,13 si legge: «Ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 15, lect. 3, IV, n. 2020)

   Dicit ergo non vos me elegistis, ut scilicet ego essem amicus vester, sed ego elegi vos, ut facerem amicos meos; 1 Io. 4,10: Non quasi nos dilexerimus Deum, sed quoniam ipse prior dilexit nos. Est autem duplex Dei dilectio. Una aeterna qua praedestinamur; Eph. 1,4: elegit nos in ipso ante mundi constitutionem. Alia temporalis, qua ab ipso vocamur, quae nihil est aliud quam executio aeternae praedestinationis: quia quos elegit praedestinando, hos etiam elegit vocando; Rom. 8,30: Quos praedestinavit, hos et vocavit etc.; Lc. 6, v. 13: Elegit duodecim, quos et apostolos nominavit.

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