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29 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 3a Settimana

29 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 3a Settimana
11/02/2019 elena

29 marzo – venerdì
Tempo di Quaresima – 3a Settimana

Prima lettura (Os 14,2-10)

   Così dice il Signore: «Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità. Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più “dio nostro” l’opera delle nostre mani, perché presso di te l’orfano trova misericordia”. Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell’olivo e la fragranza del Libano. Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano. Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim? Io l’esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo frutto è opera mia. Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v’inciampano».

Necessità della grazia

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 109, a. 2, corpo)

   La natura umana può essere considerata da due punti di vista: primo, nella sua integrità, cioè come era nei progenitori prima del peccato; secondo, in quanto risulta corrotta in noi dopo il primo peccato. Ora, in tutti e due gli stati suddetti la natura umana ha bisogno, per compiere e volere qualsiasi bene, dell’aiuto offerto da Dio come primo motore, secondo le spiegazioni già date. Ma nello stato di natura integra l’uomo era in grado, per l’efficacia delle sue facoltà operative, di volere e di compiere con le sue forze naturali il bene proporzionato alla sua natura, cioè il bene delle virtù acquisite; non però un bene superiore, qual è quello delle virtù infuse. Invece nello stato di natura corrotta l’uomo è impari anche a quanto potrebbe compiere secondo la sua natura, per cui non è in grado di realizzare tutto questo bene con le sue forze naturali. Non essendo tuttavia la natura umana corrotta del tutto a causa del peccato, in modo cioè da essere privata di ogni bene naturale, l’uomo anche in tale condizione può compiere determinati beni particolari, come costruire case, piantare vigne e altre cose del genere; non può invece compiere tutto il bene a lui connaturale senza venir meno in qualcosa. Come un malato può da se stesso compiere alcuni movimenti, ma non è in grado di compiere perfettamente i moti di un uomo sano se non viene risanato con l’aiuto della medicina. – Perciò nello stato di natura integra l’uomo ha bisogno di un soccorso gratuito aggiunto alla sua virtù naturale per un solo motivo, cioè per compiere e per volere il bene soprannaturale. Invece nello stato di natura corrotta ne ha bisogno per due motivi: per essere guarito e inoltre per compiere il bene di ordine soprannaturale, che è meritorio. Inoltre in tutti e due gli stati l’uomo ha bisogno dell’aiuto di Dio che dà la mozione per compiere il bene.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. I-II, q. 109, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod natura hominis dupliciter potest considerari, uno modo, in sui integritate, sicut fuit in primo parente ante peccatum; alio modo, secundum quod est corrupta in nobis post peccatum primi parentis. Secundum autem utrumque statum, natura humana indiget auxilio divino ad faciendum vel volendum quodcumque bonum, sicut primo movente, ut dictum est [a. 1]. Sed in statu naturae integrae, quantum ad sufficientiam operativae virtutis, poterat homo per sua naturalia velle et operari bonum suae naturae proportionatum, quale est bonum virtutis acquisitae, non autem bonum superexcedens, quale est bonum virtutis infusae. Sed in statu naturae corruptae etiam deficit homo ab hoc quod secundum suam naturam potest, ut non possit totum huiusmodi bonum implere per sua naturalia. Quia tamen natura humana per peccatum non est totaliter corrupta, ut scilicet toto bono naturae privetur; potest quidem etiam in statu naturae corruptae, per virtutem suae naturae aliquod bonum particulare agere, sicut aedificare domos, plantare vineas, et alia huiusmodi; non tamen totum bonum sibi connaturale, ita quod in nullo deficiat. Sicut homo infirmus potest per seipsum aliquem motum habere; non tamen perfecte potest moveri motu hominis sani, nisi sanetur auxilio medicinae. – Sic igitur virtute gratuita superaddita virtuti naturae indiget homo in statu naturae integrae quantum ad unum, scilicet ad operandum et volendum bonum supernaturale. Sed in statu naturae corruptae, quantum ad duo, scilicet ut sanetur; et ulterius ut bonum supernaturalis virtutis operetur, quod est meritorium. Ulterius autem in utroque statu indiget homo auxilio divino ut ab ipso moveatur ad bene agendum.

Vangelo (Mc 12,28b-34)

   In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

L’ordine della carità

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 44, a. 8, soluzione 2)

   2. Nella Sacra Scrittura è insegnato espressamente l’ordine delle quattro cose da amarsi con amore di carità. Viene infatti comandato di amare Dio con tutto il cuore, per farci comprendere che dobbiamo amare Dio sopra tutte le cose. Quando poi è comandato di amare il prossimo come se stessi, l’amore di se stessi è posto prima dell’amore del prossimo. Parimenti, quando è comandato in 1 Gv 3 [16] che dobbiamo dare la vita per i nostri fratelli, cioè la vita corporale, si intende che dobbiamo amare il prossimo più del nostro corpo. Quando infine è comandato, in Gal 6 [10], di fare il bene soprattutto verso i fratelli nella fede, e quando è rimproverato, in 1 Tm 5 [8], colui che non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, si può intendere chiaramente che tra i prossimi dobbiamo amare maggiormente i migliori e i congiunti più stretti.

Testo latino di S. Tommaso
(S. Th. II-II, q. 44, a. 8, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod ordo quatuor diligendorum ex caritate in sacra Scriptura exprimitur. Nam cum mandatur quod Deum ex toto corde diligamus, datur intelligi quod Deum super omnia debemus diligere. Cum autem mandatur quod aliquis diligat proximum sicut seipsum, praefertur dilectio sui ipsius dilectioni proximi. Similiter etiam cum mandatur, 1 Ioan. 3 [16], quod debemus pro fratribus animam ponere, idest vitam corporalem, datur intelligi quod proximum plus debemus diligere quam corpus proprium. Similiter etiam cum mandatur, ad Gal. 6 [10], quod maxime operemur bonum ad domesticos fidei; et 1 ad Tim. 5 [8] vituperatur qui non habet curam suorum, et maxime domesticorum; datur intelligi quod inter proximos, meliores et magis propinquos magis debemus diligere.

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