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27 marzo – mercoledì Tempo di Quaresima – 3a Settimana

27 marzo – mercoledì Tempo di Quaresima – 3a Settimana
11/02/2019 elena

27 marzo – mercoledì
Tempo di Quaresima – 3a Settimana

Prima lettura
(Dt 4,1.5-9)

   Mosè parlò al popolo e disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do? Ma bada a te e guàrdati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».

Eccellenza della legge antica

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 98, a. 1, corpo)

   Senza dubbio alcuno la legge antica era buona. Come infatti una dottrina mostra di essere vera per il fatto che concorda con la retta ragione, così anche una legge mostra di essere buona per il fatto che concorda con la ragione. Ora, l’antica legge concordava con la ragione. Infatti reprimeva le concupiscenze contrarie alla ragione, come è evidente in quel precetto contenuto in Es: Non desidererai la roba del tuo prossimo. Inoltre essa proibiva tutti i peccati, che sono contrari alla ragione. Perciò la sua bontà è evidente. E questo è il ragionamento di S. Paolo in Rm: Mi compiaccio della legge di Dio secondo l’uomo interiore; e ancora: Consento alla legge, perché è buona. Si noti però, con Dionigi, che la bontà ha diversi gradi: c’è un bene perfetto e c’è un bene imperfetto. Nei mezzi ordinati al fine la bontà è perfetta quando il mezzo è tale da raggiungere per se stesso efficacemente il fine; si ha invece un bene imperfetto se esso coopera al raggiungimento del fine, ma non è sufficiente per raggiungerlo. Una medicina perfettamente buona, p. es., è quella che guarisce il malato; è invece imperfetta quella che può dargli un sollievo, ma non la guarigione. Ora, si deve considerare che il fine della legge umana è diverso da quello della legge divina. Infatti la legge umana ha come fine la tranquillità temporale dello stato; ed essa lo raggiunge reprimendo gli atti esterni, così da eliminare il male che potrebbe turbare la pace pubblica. Invece la legge divina ha lo scopo di condurre gli uomini alla felicità eterna; fine che può essere impedito da qualsiasi peccato, e non soltanto dagli atti esterni, ma anche da quelli interni. Perciò quanto basta alla perfezione della legge umana, cioè il proibire i peccati e stabilire le pene, non basta alla perfezione della legge divina, ma questa deve rendere l’uomo perfettamente idoneo a partecipare alla felicità eterna. E ciò non può avvenire che mediante la grazia dello Spirito Santo, per mezzo della quale è riversata nei nostri cuori la carità [Rm], che è capace di adempiere la legge, poiché la grazia di Dio è la vita eterna, come è detto in Rm. Ora, l’antica legge non poteva conferire questa grazia, che era riservato a Cristo, perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo, come è detto in Gv. Perciò la legge antica è buona, ma imperfetta, secondo quanto è detto in Eb: La legge non ha portato nulla alla perfezione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 98, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod absque omni dubio lex vetus bona fuit. Sicut enim doctrina ostenditur esse vera ex hoc quod consonat rationi rectae, ita etiam lex aliqua ostenditur esse bona ex eo quod consonat rationi. Lex autem vetus rationi consonabat. Quia concupiscentiam reprimebat, quae rationi adversatur; ut patet in illo mandato, non concupisces rem proximi tui, quod ponitur Ex. 20 [17]. Ipsa etiam omnia peccata prohibebat, quae sunt contra rationem. Unde manifestum est quod bona erat. Et haec est ratio apostoli, Rom. 7 [22], condelector, inquit, legi Dei secundum interiorem hominem; et iterum [16], consentio legi, quoniam bona est. – Sed notandum est quod bonum diversos gradus habet, ut Dionysius dicit, 4 cap. De div. nom. [20], est enim aliquod bonum perfectum, et aliquod bonum imperfectum. Perfecta quidem bonitas est, in his quae ad finem ordinantur, quando aliquid est tale quod per se sufficiens est inducere ad finem, imperfectum autem bonum est quod operatur aliquid ad hoc quod perveniatur ad finem, non tamen sufficit ad hoc quod ad finem perducat. Sicut medicina perfecte bona est quae hominem sanat, imperfecta autem est quae hominem adiuvat, sed tamen sanare non potest. Est autem sciendum quod est alius finis legis humanae, et alius legis divinae. Legis enim humanae finis est temporalis tranquillitas civitatis, ad quem finem pervenit lex cohibendo exteriores actus, quantum ad illa mala quae possunt perturbare pacificum statum civitatis. Finis autem legis divinae est perducere hominem ad finem felicitatis aeternae; qui quidem finis impeditur per quodcumque peccatum, et non solum per actus exteriores, sed etiam per interiores. Et ideo illud quod sufficit ad perfectionem legis humanae, ut scilicet peccata prohibeat et poenam apponat, non sufficit ad perfectionem legis divinae, sed oportet quod hominem totaliter faciat idoneum ad participationem felicitatis aeternae. Quod quidem fieri non potest nisi per gratiam Spiritus Sancti, per quam diffunditur caritas in cordibus nostris [Rom. 5,5], quae legem adimplet, gratia enim Dei vita aeterna, ut dicitur Rom. 6 [23]. Hanc autem gratiam lex vetus conferre non potuit, reservabatur enim hoc Christo, quia, ut dicitur Ioan. 1 [17], lex per Moysen data est; gratia et veritas per Iesum Christum facta est. Et inde est quod lex vetus bona quidem est, sed imperfecta; secundum illud Heb. 7 [19], nihil ad perfectum adduxit lex.

Vangelo (Mt 5,17-19)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Il pieno compimento della legge

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 5, lez. 6, v. 17, n. 467)

   Sono venuto … per dare compimento [alla legge].
   Ha dato compimento anzitutto ai precetti morali, condendoli con la dolcezza della carità, poiché «pieno compimento della legge è l’amore» (Rm 13,10). Gv 15,11: «Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi». Secondo, ai precetti cerimoniali, togliendo il velo delle figure; più avanti, 27,51: «Il velo del tempio si squarciò in due», ecc. Ap 5,9: «L’Agnello è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli», cioè le osservanze delle figure nella legge. Terzo, mostrando in se stesso il pieno compimento delle profezie. Lc, ult. 25: «Bisogna che si adempiano le cose scritte su di me nei Profeti». Quarto, confermando le promesse. Gal 3,16: «Ad Abramo furono fatte le promesse». Quinto, temperando con la misericordia i precetti giudiziali. Gv 8,11, sull’adultera: «Neppure io ti condanno». Sesto, aggiungendo i consigli, più avanti, 19,21: «Và e vendi tutto», ecc. Settimo, adempiendo tutte le promesse loro fatte sulla missione dello Spirito Santo e l’incarnazione del Figlio, e altro. Eb 8,8: «Concluderò un’alleanza nuova». Gv 19,30: «Tutto è compiuto».

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,
c. 5, lect. 6, I, v. 17, n. 467)

   Implevit autem primo moralia, caritatis dulcedine condiendo, quia plenitudo legis est dilectio, Rom. 13,10. Io. 15,11: hoc est praeceptum meum ut diligatis invicem, sicut dilexi vos. Secundo caerimonialia, figurarum velamen detegendo; infra c. 27,51: velum templi scissum est; Apoc. c. 5,9: dignus est agnus aperire librum, et solvere signacula eius, idest observationes figurarum in lege. Tertio prophetias in se completas ostendendo; Lc. ult., 25: oportet impleri quae scripta sunt in prophetis de me. Quarto promissiones confirmando; ad Gal. 3,16: Abrahae dictae sunt promissiones. Quinto iudicialia per misericordiam temperando; Io. 8,11, de adultera: nec ego te condemnabo. Sexto consilia addendo; infra 19,21: vade, et vende omnia et cetera. Septimo promissiones omnes eis factas de Spiritus Sancti missione, et Filii incarnatione etc. persolvendo; ad Hebr. 8,8: consummabo testamentum novum; Io. 19,30: consummatum est.

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