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25 marzo – lunedì Annunciazione del Signore

25 marzo – lunedì Annunciazione del Signore
08/02/2019 elena

25 marzo – lunedì
Annunciazione del Signore

Prima lettura
(Is 7,12-14)

   Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.

Il parto verginale

San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 2, in contrario e corpo)

   In un sermone del Concilio di Efeso si legge: «La natura non conosce verginità dopo il parto. La grazia invece ha fatto di una donna una partoriente e una madre senza violarne la verginità». Quindi la madre di Cristo fu vergine anche nel parto.
   Senza alcun dubbio dobbiamo affermare che la madre di Cristo fu vergine anche nel parto, poiché il Profeta non dice solo: Ecco, la vergine concepirà, ma aggiunge: e partorirà un figlio [Is 12,14]. E ciò era conveniente per tre ragioni. Primo, perché si addiceva alla proprietà personale del Verbo di Dio che nasceva. Infatti il verbo mentale non solo è concepito senza alterazione della mente, ma anche esce da essa senza corromperla. Per dimostrare quindi che quel corpo apparteneva allo stesso Verbo di Dio, era conveniente che nascesse dal seno incorrotto della Vergine. Così si legge infatti in proposito in un sermone del Concilio di Efeso: «La donna che dà alla luce una carne comune perde la verginità. Ma quando nasce nella carne il Verbo, allora Dio custodisce la verginità, rivelandosi così come Verbo. Come infatti il nostro verbo mentale non corrompe la mente quando è proferito, così neppure il Verbo sostanziale che è Dio, volendo nascere, viola la verginità». – Secondo, ciò era conveniente dalla parte del fine dell’incarnazione di Cristo. Infatti egli venne a togliere la nostra corruzione. Non era quindi opportuno che nascendo corrompesse la verginità della madre. Dice infatti S. Agostino: «Non era giusto che violasse l’integrità con la sua nascita colui che veniva a sanare la corruzione». – Terzo, era conveniente che colui il quale aveva comandato di onorare i genitori, nascendo non menomasse l’onore della madre.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 2, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod in quodam sermone Ephesini Concilii dicitur, natura post partum nescit ulterius virginem. Gratia vero et parientem ostendit, et matrem fecit, et virginitati non nocuit. Fuit ergo mater Christi virgo etiam in partu.
   Respondeo dicendum quod absque omni dubio asserendum est matrem Christi etiam in partu virginem fuisse, nam propheta non solum dicit [Is. 12,14], ecce, Virgo concipiet; sed addit, et pariet filium. Et hoc quidem conveniens fuit propter tria. Primo quidem, quia hoc competebat proprietati eius qui nascebatur, quod est Verbum Dei. Nam verbum non solum in corde absque corruptione concipitur, sed etiam absque corruptione ex corde procedit. Unde, ut ostenderetur quod illud corpus esset ipsius Verbi Dei, conveniens fuit ut de incorrupto virginis utero nasceretur. Unde in sermone quodam Ephesini Concilii legitur, quae parit carnem puram, a virginitate cessat. Sed quia natum est carne Verbum, Deus custodit virginitatem, seipsum ostendens per hoc Verbum. Neque enim nostrum verbum, cum paritur, corrumpit mentem, neque Deus verbum substantiale, partum eligens, peremit virginitatem. Secundo, hoc est conveniens quantum ad effectum incarnationis Christi. Nam ad hoc venit ut nostram corruptionem tolleret. Unde non fuit conveniens ut virginitatem matris nascendo corrumperet. Unde Augustinus dicit, in quodam sermone de nativitate Domini, fas non erat ut per eius adventum violaretur integritas, qui venerat sanare corrupta. – Tertio fuit conveniens, ne matris honorem nascendo diminueret qui parentes praeceperat honorandos.

Seconda lettura
(Eb 10,4-10)

   È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà». Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

La volontà salvifica di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 47, a. 1, corpo e soluzioni)

   Si può essere causa di un effetto in due modi. Primo, agendo per produrlo direttamente. Ed è in questo modo che uccisero Cristo i suoi persecutori: poiché gli inflissero dei supplizi capaci di produrre la morte, con l’intenzione di ucciderlo e conseguendo l’effetto, poiché tali supplizi provocarono effettivamente la morte. Secondo, uno può essere causa di un fatto indirettamente, cioè perché non lo impedisce pur avendone la possibilità: come si dice, p. es., che uno bagna un altro perché non chiude la finestra da cui entra la pioggia. E in questo modo si può dire che Cristo stesso fu causa della sua passione e della sua morte. Poteva infatti impedirle. Prima di tutto respingendo gli avversari, in modo che non volessero o non potessero ucciderlo. In secondo luogo perché il suo spirito aveva il potere di conservare la natura della propria carne, in modo che non venisse colpita da alcuna ferita. Facoltà questa che derivava all’anima di Cristo dall’unione ipostatica con il Verbo, come nota S. Agostino. Non avendo quindi l’anima di Cristo allontanato dal proprio corpo i supplizi, ma avendo accettato che la natura corporale vi soccombesse, si può dire che egli offrì la sua vita, o che morì volontariamente.
   1. L’espressione: Nessuno può togliermi la vita, va intesa nel senso di: «contro la mia volontà». Si dice infatti propriamente che viene tolto quanto è sottratto a qualcuno che non è in grado di resistere.
   2. Per mostrare che la passione inflitta con la violenza non era capace di strappargli la vita, Cristo conservò la natura corporale nel suo vigore, così da poter gridare a gran voce anche nel momento supremo. Ciò infatti viene computato tra i miracoli della sua morte. Per cui è detto in Mc 15 [39]: Il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio”. Altra cosa mirabile nella morte di Cristo fu poi la maggiore rapidità del trapasso rispetto a quella degli altri condannati alla croce. Per cui in Gv 19 [32] è detto che agli altri crocifissi con Cristo spezzarono le gambe per affrettarne la morte, mentre venuti da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe. E in Mc 15 [44] è detto: Pilato si meravigliò che fosse già morto. Come infatti per volontà di Cristo la sua vita corporale fu conservata nel pieno vigore sino alla fine, così, quando egli volle, subito cedette alla violenza inflitta.
   3. Si deve affermare che nello stesso tempo Cristo soffrì la morte per violenza e tuttavia morì volontariamente: poiché contro il suo corpo fu usata la violenza, la quale tuttavia non prevalse su di esso se non nella misura che egli volle.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 47, a. 1, corpus e ad obiecta)

   Respondeo dicendum quod aliquid potest esse causa alicuius effectus dupliciter. Uno modo, directe ad illud agendo. Et hoc modo persecutores Christi eum occiderunt, quia sufficientem causam mortis ei intulerunt, cum intentione occidendi ipsum et effectu subsequente; quia scilicet ex illa causa est mors subsecuta. Alio modo dicitur aliquis causa alicuius indirecte, scilicet quia non impedit, cum impedire possit, sicut si dicatur aliquis alium perfundere quia non claudit fenestram, per quam imber ingreditur. Et hoc modo ipse Christus fuit causa passionis et mortis. Poterat enim suam passionem et mortem impedire. Primo quidem, adversarios reprimendo, ut eum aut non vellent, aut non possent interficere. Secundo, quia spiritus eius habebat potestatem conservandi naturam carnis suae, ne a quocumque laesivo inflicto opprimeretur. Quod quidem habuit anima Christi quia erat Verbo Dei coniuncta in unitate personae, ut Augustinus dicit, in 4 De Trin. Quia ergo anima Christi non repulit a proprio corpore nocumentum illatum, sed voluit quod natura corporalis illi nocumento succumberet, dicitur suam animam posuisse, vel voluntarie mortuus esse.
   Ad primum ergo dicendum quod, cum dicitur, nemo tollit animam meam a me, intelligitur, me invito. Quod enim aliquis ab invito aufert, qui resistere non potest, id proprie dicitur tolli.
   Ad secundum dicendum quod, ut Christus ostenderet quod passio illata per violentiam eius animam non eripiebat, naturam corporalem in eius fortitudine conservavit, ut etiam in extremis positus voce magna clamaret. Quod inter alia miracula mortis eius computatur. Unde dicitur Marci 15 [39], videns autem centurio qui ex adverso stabat, quia sic clamans exspirasset, ait, vere homo hic Filius Dei erat. Fuit etiam et mirabile in Christi morte quod velocius mortuus fuit aliis qui simili poena afficiebantur. Unde dicitur Ioan. 19 [32-33], quod eorum qui cum Christo erant fregerunt crura, ut cito morerentur, ad Iesum autem cum venissent, invenerunt eum mortuum, unde non fregerunt eius crura. Et Marci 15 [44] dicitur quod Pilatus mirabatur si iam obiisset. Sicut enim eius voluntate natura corporalis conservata est in suo vigore usque ad extremum, sic etiam, quando voluit, subito cessit nocumento illato.
   Ad tertium dicendum quod Christus simul et violentiam passus est, ut moreretur, et tamen voluntarie mortuus fuit, quia violentia corpori eius illata est, quae tamen tantum corpori eius praevaluit quantum ipse voluit.

Vangelo (Lc 1,26-38)

   In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
   A queste parole ella fu molto turbata, e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe, e il suo regno non avrà fine».
   Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio, e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
   Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Dal Commento all’Ave Maria

   1. La Beata Vergine è detta «piena di grazia» innanzitutto riguardo alla propria anima, satura di grazia divina. Tale dono viene concesso per due finalità: per farci ben operare e per farci evitare il male. Maria ebbe il duplice ausilio in misura perfetta, così che evitò il peccato meglio che qualunque altro santo, seconda soltanto rispetto a Cristo.
   Ora, esiste il peccato, che è di due specie. Da quello originale Maria venne mondata fin dal grembo materno; e fu esente da qualsiasi peccato personale, anche il più lieve. Per cui si legge nel Cantico dei Cantici (4,7): «Tu sei tutta bella, amica mia, in te nessuna macchia!». E sant’Agostino, nel trattato su La natura e la grazia, aggiunge: «Esclusa la santa Vergine Maria, se tutti i santi e le sante fossero stati interrogati, durante la loro vita terrena, se si stimassero immuni da colpa, avrebbero esclamato concordi: “Quando dicessimo di non avere in noi l’esperienza del peccato, inganneremmo noi stessi, e non ci sarebbe la verità nelle nostre parole” (1 Gv 1,8). Tutti, eccetto questa santa Vergine che, come dico, non dev’esser neppure nominata in tale questione, per l’onore dovuto a Dio. Sappiamo infatti che le venne concessa tanta grazia da poter vincere la minima tentazione, quanto ne richiedeva il suo merito di concepire e dare alla luce colui che di certo non conobbe ombra di peccato».

   (…)

   Ella esercitò inoltre tutte le virtù, mentre i santi rifulsero solo in talune di esse: chi fu particolarmente umile, chi casto, chi misericordioso; singolarmente considerati, essi ci sono d’esempio per qualche virtù specifica (come san Nicola, che viene citato a modello di misericordia, ecc.). La Vergine Maria è invece esemplare in ogni singola virtù: difatti trovi in lei esempi di umiltà, per esempio quando dice: «Ecco la serva del Signore… che ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 38; 48). Fu modello di castità («Non ho [né intendo avere] esperienze matrimoniali») (Lc 1, 34); e così di seguito, per le rimanenti virtù. Sicché la beata Vergine fu piena di grazia sia in ordine al bene da compiere, sia quanto al male da evitare.
   2. Di più, ricevette la pienezza della grazia anche allo scopo di far ridondare l’eccesso [della medesima] dall’anima al corpo.
   È già mirabile cosa che i santi abbiano quel tanto di grazia sufficiente a santificarli nell’anima; ma lo spirito della Vergine ne fu così ricolmo da farla traboccare nel suo fisico, dal quale doveva prendere inizio il concepimento del Figlio di Dio. Dice al riguardo Ugo da san Vittore: «Dato che l’amore dello Spirito Santo ardeva nel suo animo in misura singolare, produsse meraviglie nella sua carne, facendo germinare da lei l’Uomo-Dio». E ciò è un appropriato commento a quanto aveva scritto san Luca: «Il bambino che da te nascerà sarà santo, e chiamato “figlio dell’Altissimo”» (Lc 1, 35).
   3. [Maria fu piena di grazia anche] in ordine alla compartecipazione del dono a tutti gli uomini. Ora, se è un fatto ammirabile che un santo abbia posseduto la grazia in misura tale da procurare la salvezza spirituale a molti altri, il possederne in quantità sufficiente da provvedere alla salvezza spirituale del mondo intero equivarrebbe ad avere tale grazia in grado massimo: ed è ciò che si verifica in Cristo e nella Vergine beata.
   In qualunque frangente ti trovassi, tu potrai scamparne grazie alla gloriosa Vergine. Per simboleggiare la sua potenza, si può applicare a lei ciò che si legge nel Cantico dei Cantici (4,4). «Innumerevoli corazze – ossia ripari contro ogni pericolo – la circondano». E puoi averla al tuo fianco ad aiutarti nel compimento di ogni opera virtuosa; e in questo secondo senso è applicabile alla santa Vergine un altro testo: «In me si trova ogni speranza [necessaria] alla vita e alla virtù» (Sir 24,25).
   Dunque Maria è così piena di grazia da superare per abbondanza gli angeli stessi. Perciò è chiamata convenientemente «Maria», che significa: «Colei che ha in sé la luce». La sua anima, infatti, per riportare alcune parole del profeta, «risplende nelle tenebre» (Is 58,11): luce che si irradia sopra l’intera umanità. Per questo la beata Vergine viene paragonata al sole e alla luna.

Expositio in
Salutationem Angelicam
(vulgo Ave Maria)

   (nn. 1, 2, 3)

   Dicitur Beata Virgo plena gratia quantum ad tria.
   Primo quantum ad animam, in qua habuit omnem plenitudinem gratiae. Nam gratia Dei datur ad duo: scilicet ad bonum operandum, et ad vitandum malum; et quantum ad ista duo perfectissimam gratiam habuit Beata Virgo. Nam ipsa omne peccatum vitavit magis quam aliquis sanctus post Christum. Unde Cant. 4,7: «Tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te».
   Augustinus in libro de Natura et Gratia: «Excepta sancta Virgine Maria, si omnes sancti et sanctae cum hic viverent, interrogati fuissent utrum sine peccato essent, omnes una voce clamassent: Si dixerimus quia peccatum non habemus, ipsi nos seducimus, et veritas in nobis non est. Excepta, inquam, hac sancta Virgine, de qua propter honorem Domini, cum de peccato agitur, nullam rorsus volo quaestionem habere. Scimus enim quod ei plus gratiae collatum fuerit ad peccatum est omni parte vincendum quae illum concipere et parere meruit quem constat nullum habuisse peccatum».

   (…)

   Ipsa omnium virtutum opera exercuit, alii autem sancti specialia quaedam: quia alius humilis, alius castus, alius misericors; et ideo ipsi dantur in esemplum specialium virtutum, sicut beatus Nicolaus in exemplum misericordiae etc. Sed beata Virgo in exemplum omnium virtutum: quia in ea reperis exemplum humilitatis: Luc 1,38: «Ecce ancilla Domini»; et post, vers. 48: «Respexit humilitatem ancillae suae»; castitatis, «quoniam virum non cognosco», vers. 34; et omnium virtutum; ut satis patet. Sic ergo plena gratia Beata Virgo et quantum ad boni operationem, et quantum ad mali vitationem.
   Secundo plena fuit gratia quantum ad redundantiam animae ad carnem vel corpus. Nam magnum est in sanctis habere tantum de gratia quod sanctificet animam; sed anima Beatae Virginis ita fuit plena quod ex ea refudit gratiam in carnem, ut de ipsa conciperet Filium Dei. Et ideo dicit Hugo de S. Victore: «Quia in corde eius amor Spiritus Sancti singulariter ardebat, ideo in carne eius mirabilia faciebat, intantum quod de ea nasceretur Deus et homo». Luc 1,35: «Quod [1]  enim nascetur ex te Sanctum, vocabitur Filius Dei».
   Tertio quantum ad refusionem in omnes homines. Magnum enim est in quolibet sancto, quando habet tantum de gratia quod sufficit ad salute multorum; sed quando haberet tantum quod sufficeret ad salute omnium hominum de mundo, hoc esset maximum: et hoc est in Christo, et in Beata Virgine. Nam in omni periculo potes salutem obtinere ab ipsa Virgine gloriosa. Unde Cant. 4,4: «Mille clypei, (idest remedia contra pericula), pendent ex ea». Item in omne opere virtutis potes eam habere in adiutorium; et ideo dicit ipsa, Eccli. 24,25: «In me omnis spes vitae et virtutis».
   Sic ergo plena est gratia, et excedit Angelos in plenitudine gratiae; et propter hoc convenienter vocatur Maria quae interpretatur «illuminata in se»; unde Isai. 58,2: «Implebit splendoribus animam tuam»; et «illuminatrix in alios», quantum ad totum mundum; et ideo assimilatur soli et lunae.

[1] Vulg: Ideoque et quod.

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