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20 marzo – mercoledì Tempo di Quaresima – 2a Settimana

20 marzo – mercoledì Tempo di Quaresima – 2a Settimana
08/02/2019 elena

20 marzo – mercoledì
Tempo di Quaresima – 2a Settimana

Prima lettura
(Ger 18,18-20)

   [I nemici del profeta] dissero: «Venite e tramiamo insidie contro Geremìa, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti né il consiglio ai saggi né la parola ai profeti. Venite, ostacoliamolo quando parla, non badiamo a tutte le sue parole». Prestami ascolto, Signore, e odi la voce di chi è in lite con me. Si rende forse male per bene? Hanno scavato per me una fossa. Ricòrdati quando mi presentavo a te, per parlare in loro favore, per stornare da loro la tua ira.

Ricordati di me…

San Tommaso
(La Somma contro i Gentili III, q. 113, fine)

   6. Gli atti personali della creatura ragionevole sono propriamente atti che derivano dall’anima razionale. Ora, l’anima razionale è capace di perpetuità non solo secondo la specie, come le altre creature, bensì anche individualmente. Perciò gli atti delle creature ragionevoli sono guidati dalla provvidenza divina non solo in ordine alla specie, ma anche in quanto sono atti personali.
   Ecco perché, pur essendo soggette alla divina provvidenza tutte le cose, tuttavia la Sacra Scrittura le attribuisce una cura speciale verso l’uomo, secondo le parole del Salmista: «Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi?» (Sal 8,5). E S. Paolo si domanda: «Forse Dio si dà pensiero dei buoi?» (1 Cor 9,9). Espressioni che si giustificano per il fatto che Dio ha cura degli atti umani non solo in quanto appartengono alla specie, ma anche in quanto sono atti personali.

Testo latino di San Tommaso
(Summa contra Gentiles III, q. 113, fine)

   Item. Actus personales rationalis creaturae sunt proprie actus qui sunt ab anima rationali. Anima autem rationalis non solum secundum speciem est perpetuitatis capax, sicut aliae creaturae, sed etiam secundum individuum. Actus ergo rationalis creaturae a divina providentia diriguntur non solum ea ratione qua ad speciem pertinent, sed etiam inquantum sunt personales actus.
   Hinc est quod, licet divinae providentiae omnia subdantur, tamen in Scripturis sacris specialiter ei hominum cura attribuitur: secundum illud Psalmi 8-5: quid est homo quod memor es eius? Et 1 Cor. 9-9: nunquid Deo cura est de bobus? Quae quidem ideo dicuntur, quia de humanis actibus Deus curam habet non solum prout ad speciem pertinent, sed etiam secundum quod sunt actus personales.

Vangelo (Mt 20,17-28)

   In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà». Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La morte volontaria di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 47, a. 1, corpo)

   Si può essere causa di un effetto in due modi. Primo, agendo per produrlo direttamente. Ed è in questo modo che uccisero Cristo i suoi persecutori: poiché gli inflissero dei supplizi capaci di produrre la morte, con l’intenzione di ucciderlo e conseguendo l’effetto, poiché tali supplizi provocarono effettivamente la morte. Secondo, uno può essere causa di un fatto indirettamente, cioè perché non lo impedisce pur avendone la possibilità: come si dice, p. es., che uno bagna un altro perché non chiude la finestra da cui entra l’acqua. E in questo modo si può dire che Cristo stesso fu causa della sua passione e della sua morte. Poteva infatti impedirle. Prima di tutto respingendo gli avversari, in modo che non volessero, o non potessero ucciderlo. In secondo luogo perché il suo spirito aveva il potere di conservare la natura della propria carne in modo che non venisse colpita da alcuna ferita. Facoltà questa che derivava all’anima di Cristo dall’unione ipostatica con il Verbo, come nota S. Agostino. Non avendo quindi l’anima di Cristo allontanato dal proprio corpo i supplizi, ma avendo accettato che la natura corporale vi soccombesse, si può dire che egli offrì la sua vita, o che morì volontariamente.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 47, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod aliquid potest esse causa alicuius effectus dupliciter. Uno modo, directe ad illud agendo. Et hoc modo persecutores Christi eum occiderunt, quia sufficientem causam mortis ei intulerunt, cum intentione occidendi ipsum et effectu subsequente; quia scilicet ex illa causa est mors subsecuta. Alio modo dicitur aliquis causa alicuius indirecte, scilicet quia non impedit, cum impedire possit, sicut si dicatur aliquis alium perfundere quia non claudit fenestram, per quam imber ingreditur. Et hoc modo ipse Christus fuit causa passionis et mortis. Poterat enim suam passionem et mortem impedire. Primo quidem, adversarios reprimendo, ut eum aut non vellent, aut non possent interficere. Secundo, quia spiritus eius habebat potestatem conservandi naturam carnis suae, ne a quocumque laesivo inflicto opprimeretur. Quod quidem habuit anima Christi quia erat Verbo Dei coniuncta in unitate personae, ut Augustinus dicit, in 4 De Trin. Quia ergo anima Christi non repulit a proprio corpore nocumentum illatum, sed voluit quod natura corporalis illi nocumento succumberet, dicitur suam animam posuisse, vel voluntarie mortuus esse.

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