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18 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 2a Settimana

18 marzo – lunedì Tempo di Quaresima – 2a Settimana
08/02/2019 elena

18 marzo – lunedì
Tempo di Quaresima – 2a Settimana

Prima lettura
(Dn 9,4b-10)

   Signore Dio, grande e tremendo, che sei fedele all’alleanza e benevolo verso coloro che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, abbiamo peccato e abbiamo operato da malvagi e da empi, siamo stati ribelli, ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue leggi! Non abbiamo obbedito ai tuoi servi, i profeti, i quali nel tuo nome hanno parlato ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. A te conviene la giustizia, o Signore, a noi la vergogna sul volto, come avviene ancora oggi per gli uomini di Giuda, per gli abitanti di Gerusalemme e per tutto Israele, vicini e lontani, in tutti i paesi dove tu li hai dispersi per i delitti che hanno commesso contro di te. Signore, la vergogna sul volto a noi, ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te; al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, non abbiamo ascoltato la voce del Signore, nostro Dio, né seguito quelle leggi che egli ci aveva dato per mezzo dei suoi servi, i profeti.

Il peccato, o male della colpa

San Tommaso
(S. Th. I, q. 48, a. 5, corpo)

   Il male, come abbiamo detto sopra, è privazione di bene, il quale ultimo consiste principalmente ed essenzialmente nella perfezione e nell’atto. L’atto poi è di due specie: atto primo e atto secondo. L’atto primo è la forma stessa e l’integrità di una cosa, mentre l’atto secondo ne è l’operazione. Quindi il male può verificarsi in due modi. Primo, per una sottrazione della forma o di qualche parte richiesta all’integrità della cosa: e così è un male la cecità, oppure la privazione di un membro. Secondo, per una carenza della debita operazione: o perché questa non si ha affatto, oppure perché manca del debito modo e del debito ordine. Ma poiché il bene in senso pieno e assoluto è oggetto della volontà, il male, che è privazione di bene, si trova in una maniera tutta particolare nelle creature razionali dotate di volontà. Il male quindi che si verifica per una sottrazione della forma o dell’integrità di una cosa riveste il carattere di pena; specialmente se supponiamo che tutto è sottoposto alla provvidenza e alla giustizia di Dio, come sopra abbiamo spiegato: rientra infatti nel concetto di pena il fatto di essere contraria alla volontà. Il male invece che consiste nella carenza della debita operazione, trattandosi di azioni volontarie, riveste il carattere di colpa. Infatti a uno imputiamo come colpa il non raggiungere la perfezione di un atto del quale secondo la volontà è arbitro. Così dunque ogni male, nelle cose che hanno attinenza con la volontà, o è una pena o è una colpa.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 48, a. 5, corpus)

   Respondeo dicendum quod malum, sicut supra [a. 3] dictum est, est privatio boni, quod in perfectione et actu consistit principaliter et per se. Actus autem est duplex, primus, et secundus. Actus quidem primus est forma et integritas rei, actus autem secundus est operatio. Contingit ergo malum esse dupliciter. Uno modo, per subtractionem formae, aut alicuius partis, quae requiritur ad integritatem rei; sicut caecitas malum est, et carere membro. Alio modo, per subtractionem debitae operationis; vel quia omnino non est; vel quia debitum modum et ordinem non habet. Quia vero bonum simpliciter est obiectum voluntatis, malum, quod est privatio boni, secundum specialem rationem invenitur in creaturis rationalibus habentibus voluntatem. Malum igitur quod est per subtractionem formae vel integritatis rei, habet rationem poenae; et praecipue supposito quod omnia divinae providentiae et iustitiae subdantur, ut supra [q. 22 a. 2] ostensum est, de ratione enim poenae est, quod sit contraria voluntati. Malum autem quod consistit in subtractione debitae operationis in rebus voluntariis, habet rationem culpae. Hoc enim imputatur alicui in culpam, cum deficit a perfecta actione, cuius dominus est secundum voluntatem. Sic igitur omne malum in rebus voluntariis consideratum vel est poena vel culpa.

Vangelo (Lc 6,36-38)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Non giudicate

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 6, lez. 9, vv. 37-38a)

   AMBROGIO: Il Signore ha aggiunto di non giudicare alla leggera, affinché tu non sia costretto a formulare un giudizio nei confronti di un altro mentre sei consapevole di una tua mancanza. Per cui dice: Non giudicate. CRISOSTOMO: Non giudicare chi ti è superiore, cioè tu che sei un discepolo il tuo maestro, tu che sei un peccatore l’innocente. Tu non li devi biasimare, ma avvisarli e correggerli con amore; e neppure dobbiamo esprimere giudizi su cose dubbie o indifferenti che non hanno alcuna somiglianza con il peccato, o che non sono cose gravi o vietate. CIRILLO: Qui dunque egli frena quella pessima inclinazione delle nostre coscienze che è l’inizio del disprezzo: infatti, sebbene sia opportuno guardare chi sta intorno e trattenersi con lui secondo Dio, molti non fanno questo, ma esaminano le cose degli altri. E se scoprono che qualcuno è debole, ignorando le proprie passioni ne fanno materia di detrazione. CRISOSTOMO: E non è facile trovare qualcuno, sia tra i capi di famiglia sia tra i claustrali, che sia esente da questo difetto. Ora, queste sono insidie della tentazione del diavolo: infatti chi valuta severamente le cose degli altri, non meriterà mai il perdono dei suoi peccati. Perciò prosegue: e non sarete giudicati. Infatti come chi è pio e mite reprime il timore dei peccati, così chi è severo e crudele accresce le proprie colpe. GREGORIO NISSENO: Perciò non affrettatevi a pronunciare sui vostri servi una dura sentenza, per non subire voi stessi una cosa simile: infatti il giudizio richiama una più aspra condanna; per cui segue: non condannate e non sarete condannati. Infatti non viene proibito il giudizio con il perdono. BEDA: Ora, con una breve sentenza conclude concisamente tutto quanto aveva comandato sul comportamento con i nemici, dicendo: perdonate e sarete perdonati; date e vi sarà dato; dove comanda di perdonare le offese e di fare del bene, perché siano rimessi anche a noi i nostri peccati e ci venga concessa la vita eterna. CIRILLO: Ora, che con mano più larga riceveremo la ricompensa da Dio, il quale dona copiosamente a coloro che lo amano, lo mostra dicendo: una misura buona, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo. TEOFILATTO: Ciò equivale a dire: come se tu volessi misurare la farina senza parsimonia, ammassandola, scuotendola e versandola nel grembo in modo sovrabbondante, così il Signore metterà nel vostro grembo una misura grande e traboccante. AGOSTINO: Ora, dice vi sarà versata (lat. vi verseranno), poiché per i meriti di coloro ai quali hanno dato anche un solo bicchiere d’acqua fresca perché erano discepoli, meriteranno grazie a loro di ricevere la ricompensa celeste.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 6, lect. 9, v. 37-38a)

   Ambrosius. Addidit Dominus non temere iudicandum, ne tui conscius ipse delicti in alterum cogaris ferre sententiam: unde dicit nolite iudicare. Chrysostomus in Matthaeum. Non iudices praecedentes te, idest qui discipulus es magistrum, peccator innocentem; quos non oportet increpare, sed monere, et caritative corrigere: nec etiam iudicandum est in incertis et qualibuscumque, quae nec similitudinem habent peccati, aut quae non sunt gravia, sive prohibita. Cyrillus. Sedat ergo hic pessimam passionem nostrarum conscientiarum, contemptus principium: quamvis enim deceat aliquos se circumspicere, et secundum Deum conversari; hoc non faciunt, sed examinant aliena. Et si videant aliquos infirmari, tamquam propriarum passionum obliti, faciunt hoc detractionis materiam. Chrysostomus. Nec facile reperies quemquam neque patremfamilias, neque claustralem expertem huius erroris. Sunt autem et hae diabolicae tentationis insidiae: nam qui severe discutit aliena, nunquam propriorum reatuum merebitur veniam; unde sequitur et non iudicabimini; sicut enim pius et mitis reprimit peccatorum timorem; sic severus et dirus adjicit criminibus propriis. Gregorius Nyssenus. Non igitur cum acrimonia praecipitetis in servos sententiam, ne similia patiamini: vocat enim iudicium asperiorem damnationem; unde sequitur nolite condemnare, et non condemnabimini: non enim iudicium cum venia prohibet. Beda. Brevi autem sententia cuncta quae de conversando cum inimicis mandaverat, comprehendendo concludit, dicens dimittite et dimittetur vobis, date et dabitur vobis: ubi dimittere nos iniurias et dare beneficia iubet, ut et nobis peccata dimittantur, et vita detur aeterna. Cyrillus. Quod autem ampliori manu recompensationem accipiemus a Deo, qui largiflue donat diligentibus eum, ostendit subdens mensuram bonam, et confertam, et coagitatam et supereffluentem dabunt in sinum vestrum. Theophylactus. Quasi dicat: sicut si farinam sine parcitate mensurare velles, conferres eam, coagitares et supereffunderes abunde; sic Dominus mensuram magnam et supereffluentem dabit in sinum vestrum. Augustinus De quaest. Evang. dicit autem dabunt, quia per illorum merita quibus vel calicem aquae frigidae in nomine discipuli dederunt, mercedem caelestem recipere merebuntur.

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