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16 marzo – sabato Tempo di Quaresima – 1a Settimana

16 marzo – sabato Tempo di Quaresima – 1a Settimana
08/02/2019 elena

16 marzo – sabato
Tempo di Quaresima – 1a Settimana

Prima lettura
(Dt 26,16-19)

   Mosè parlò al popolo, e disse: «Oggi il Signore, tuo Dio, ti comanda di mettere in pratica queste leggi e queste norme. Osservale e mettile in pratica con tutto il cuore e con tutta l’anima. Tu hai sentito oggi il Signore dichiarare che egli sarà Dio per te, ma solo se tu camminerai per le sue vie e osserverai le sue leggi, i suoi comandi, le sue norme e ascolterai la sua voce. Il Signore ti ha fatto dichiarare oggi che tu sarai il suo popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandi. Egli ti metterà, per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore, tuo Dio, come egli ha promesso».

La scelta del popolo eletto

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 98, a. 4, corpo)

   Si potrebbe assegnare questa ragione al fatto che la legge fu data agli ebrei a preferenza degli altri popoli: che mentre tutti i popoli caddero nell’idolatria, il solo popolo ebreo rimase fedele al culto di un solo Dio; e in questo modo gli altri popoli erano indegni di ricevere la legge, poiché le cose sante non devono essere date ai cani. – Ma ciò non persuade: poiché il popolo eletto cadde nell’idolatria anche dopo aver ricevuto la legge, il che è ancora più grave, come è evidente da Es 32 e da Am: Mi avete forse offerto vittime e oblazioni nel deserto per quarant’anni, o Israeliti? Voi portaste la tenda di Moloc, vostro Dio, e l’immagine dei vostri idoli, stella del vostro dio, che voi vi siete costruito. E in Dt è espressamente detto: Sappi dunque che non a causa della tua giustizia il Signore tuo Dio ti dà il possesso di questa terra: perché anzi, tu sei un popolo di dura cervice. La ragione invece si trova nel versetto precedente: Per mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe. – Quale fosse la promessa lo ricorda S. Paolo in Gal: Ad Abramo e alla sua discendenza furono fatte le promesse. Non dice la Scrittura “e ai tuoi discendenti”, come se si trattasse di molti, ma “e alla tua discendenza”, come a uno solo, e questi è Cristo. Perciò Dio elargì la legge e gli altri benefici speciali a quel popolo per la promessa fatta ai loro padri che da essi sarebbe nato il Cristo. Era giusto, infatti, che il popolo dal quale sarebbe nato il Cristo avesse una santità particolare, secondo l’espressione del Lv: Sarete santi, perché io sono santo. Tuttavia non si dovette ai meriti di Abramo una tale promessa, cioè che il Cristo sarebbe nato dalla sua discendenza, ma a una gratuita elezione e vocazione. Perciò è detto in Is: Chi ha suscitato dall’oriente il giusto, lo ha chiamato perché lo seguisse? – Dunque è evidente che solo per una scelta gratuita i patriarchi ricevettero la promessa, e il popolo da essi originato ricevette la legge, secondo le parole del Dt: Tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco, perché ha amato i tuoi padri e dopo di loro ha scelto la loro posterità. Se poi uno insistesse a chiedere perché Dio elesse questo popolo per farvi nascere il Cristo, e non un altro, potremmo ricordare le parole di S. Agostino: «Perché attiri questo e non attiri quello non volerlo giudicare, se non vuoi sbagliare».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 98, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod posset una ratio assignari quare potius populo Iudaeorum data sit lex quam aliis populis, quia, aliis ad idololatriam declinantibus, solus populus Iudaeorum in cultu unius Dei remansit; et ideo alii populi indigni erant legem recipere, ne sanctum canibus daretur. – Sed ista ratio conveniens non videtur, quia populus ille etiam post legem latam, ad idololatriam declinavit, quod gravius fuit, ut patet Ex. 32; et Amos 5 [25 sq.], numquid hostias et sacrificium obtulistis mihi in deserto quadraginta annis, domus Israel? Et portastis tabernaculum Moloch vestro, et imaginem idolorum vestrorum, sidus Dei vestri, quae fecistis vobis. Expresse etiam dicitur Deut. 9 [6], scito quod non propter iustitias tuas Dominus Deus tuus dedit tibi terram hanc in possessionem, cum durissimae cervici sis populus. Sed ratio ibi [v. 5] praemittitur, ut compleret verbum suum Dominus, quod sub iuramento pollicitus est patribus tuis, Abraham, Isaac et Iacob. – Quae autem promissio eis sit facta, ostendit apostolus, ad Gal. 3 [16], dicens, Abrahae dictae sunt promissiones, et semini eius. Non dicit, seminibus, quasi in multis, sed quasi in uno, et semini tuo, qui est Christus. Deus igitur et legem et alia beneficia specialia illi populo exhibuit propter promissionem eorum patribus factam ut ex eis Christus nasceretur. Decebat enim ut ille populus ex quo Christus nasciturus erat, quadam speciali sanctificatione polleret; secundum illud quod dicitur Levit. 19 [2], sancti eritis, quia ego sanctus sum. Nec etiam fuit propter meritum ipsius Abrahae ut talis promissio ei fieret, ut scilicet Christus ex eius semine nasceretur, sed ex gratuita electione et vocatione. Unde dicitur Isaiae 41 [2], quis suscitavit ab oriente iustum, vocavit eum ut sequeretur se? – Sic ergo patet quod ex sola gratuita electione patres promissionem acceperunt, et populus ex eis progenitus legem accepit; secundum illud Deut. 4 [36 sq.], audistis verba illius de medio ignis, quia dilexit patres, et elegit semen eorum post illos. Si autem rursus quaeratur quare hunc populum elegit ut ex eo Christus nasceretur, et non alium, conveniet responsio Augustini, quam dicit super Ioan., quare hunc trahat et illum non trahat, noli velle diiudicare, si non vis errare.

Vangelo (Mt 5,43-48)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

L’amore dei nemici

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 25, a. 8, corpo)

   L’amore dei nemici può essere inteso in tre modi. Primo, quale amore verso i nemici in quanto nemici. E questa è una cosa perversa e contraria alla carità, poiché equivale ad amare il male altrui. – Secondo, può essere inteso come amore dei nemici rispetto alla loro natura, ma in generale. E questo amore dei nemici è imposto dalla carità, per cui uno che ama Dio e il prossimo non deve escludere dall’amore universale del prossimo i propri nemici. – Terzo, l’amore dei nemici può essere inteso come un amore in particolare: in modo cioè che uno abbia uno speciale affetto di carità verso il nemico. E questo la carità non lo richiede necessariamente: poiché la carità non esige neppure che uno ami singolarmente di un amore speciale tutti gli uomini, dato che sarebbe una cosa impossibile. Tuttavia la carità lo esige come predisposizione dell’animo: che cioè uno abbia l’animo disposto ad amare singolarmente il suo nemico se la necessità lo richiedesse. – Che invece uno ami attualmente per amore di Dio i propri nemici fuori dei casi di necessità appartiene alla perfezione della carità. Siccome infatti la carità ci porta ad amare il prossimo per Dio, quanto più uno ama Dio, tanto più mostra di amare il prossimo, nonostante qualsiasi inimicizia. Come se uno amasse molto un amico, per suo amore ne amerebbe anche i figli, per quanto gli siano nemici. E in questo senso intende parlare S. Agostino.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 25, a. 8, corpus)

   Respondeo dicendum quod dilectio inimicorum tripliciter potest considerari. Uno quidem modo, ut inimici diligantur inquantum sunt inimici. Et hoc est perversum et caritati repugnans, quia hoc est diligere malum alterius. – Alio modo potest accipi dilectio inimicorum quantum ad naturam, sed in universali. Et sic dilectio inimicorum est de necessitate caritatis, ut scilicet aliquis diligens Deum et proximum ab illa generalitate dilectionis proximi inimicos suos non excludat. – Tertio modo potest considerari dilectio inimicorum in speciali, ut scilicet aliquis in speciali moveatur motu dilectionis ad inimicum. Et istud non est de necessitate caritatis absolute, quia nec etiam moveri motu dilectionis in speciali ad quoslibet homines singulariter est de necessitate caritatis, quia hoc esset impossibile. Est tamen de necessitate caritatis secundum praeparationem animi, ut scilicet homo habeat animum paratum ad hoc quod in singulari inimicum diligeret si necessitas occurreret. – Sed quod absque articulo necessitatis homo etiam hoc actu impleat ut diligat inimicum propter Deum, hoc pertinet ad perfectionem caritatis. Cum enim ex caritate diligatur proximus propter Deum, quanto aliquis magis diligit Deum, tanto etiam magis ad proximum dilectionem ostendit, nulla inimicitia impediente. Sicut si aliquis multum diligeret aliquem hominem, amore ipsius filios eius amaret etiam sibi inimicos. Et secundum hunc modum loquitur Augustinus.

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