Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

15 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 1a Settimana

15 marzo – venerdì Tempo di Quaresima – 1a Settimana
08/02/2019 elena

15 marzo – venerdì
Tempo di Quaresima – 1a Settimana

Prima lettura
(Ez 18,21-28)

   Così dice il Signore Dio: «Se il malvagio si allontana da tutti i peccati che ha commesso e osserva tutte le mie leggi e agisce con giustizia e rettitudine, egli vivrà, non morirà. Nessuna delle colpe commesse sarà più ricordata, ma vivrà per la giustizia che ha praticato. Forse che io ho piacere della morte del malvagio – oracolo del Signore – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva? Ma se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male, imitando tutte le azioni abominevoli che l’empio commette, potrà egli vivere? Tutte le opere giuste da lui fatte saranno dimenticate; a causa della prevaricazione in cui è caduto e del peccato che ha commesso, egli morirà. Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

La grazia della conversione

San Tommaso
(S. Th. I, q. 62, a. 2, soluzione 3)

   3. Ogni moto della volontà che si volge verso Dio può essere detto una conversione. C’è quindi una triplice conversione a Dio. La prima si compie mediante la dilezione perfetta della creatura già in possesso di Dio. E per questa conversione è necessaria la grazia perfettamente compiuta. – Un’altra conversione è quella con la quale si merita la beatitudine. E per questa si richiede la grazia abituale, che è il principio del merito. – La terza conversione è quella con cui uno si prepara a ricevere la grazia. E per tale conversione non si richiede la grazia abituale, ma una mozione di Dio che attira l’anima a sé, come è detto in Lam: Facci ritornare a te, o Signore, e noi ritorneremo. È chiaro quindi che non si va all’infinito.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 62, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum quod quilibet motus voluntatis in Deum, potest dici conversio in ipsum. Et ideo triplex est conversio in Deum. Una quidem per dilectionem perfectam, quae est creaturae iam Deo fruentis. Et ad hanc conversionem requiritur gratia consummata. Alia conversio est, quae est meritum beatitudinis. Et ad hanc requiritur habitualis gratia, quae est merendi principium. Tertia conversio est, per quam aliquis praeparat se ad gratiam habendam. Et ad hanc non exigitur aliqua habitualis gratia, sed operatio Dei ad se animam convertentis, secundum illud Thren. ult. [5,21], converte nos, Domine, ad te, et convertemur. Unde patet quod non est procedere in infinitum.

Vangelo
(Mt 5,20-26)

   In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Gravità dell’ira

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 158, a. 3, corpo)

   Come si è visto sopra, i moti dell’ira possono essere disordinati e peccaminosi in due modi. Primo, a motivo di ciò che si desidera: come quando uno brama una vendetta ingiusta. E allora l’ira nel suo genere è un peccato mortale: poiché è in contrasto con la carità e con la giustizia. Tuttavia può darsi che tale desiderio sia un peccato veniale per l’imperfezione dell’atto. Imperfezione che può aversi o dalla parte del soggetto, come nel caso in cui il moto dell’ira previene il giudizio della ragione, oppure anche dalla parte dell’oggetto, come quando uno desidera vendicarsi in cose da poco e insignificanti, che non sarebbero peccato mortale neppure se fossero messe in esecuzione: come tirare un poco per i capelli un ragazzo, o altre cose del genere. – Secondo, i moti dell’ira possono essere disordinati quanto al modo in cui ci si adira: p. es. se uno eccede nell’ardore interno dell’ira, o nelle sue manifestazioni esterne. E da questo lato l’ira di per sé non è un peccato mortale. Tuttavia può diventarlo: se p. es. uno per la violenza dell’ira manca alla carità verso Dio o verso il prossimo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 158, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod motus irae potest esse inordinatus et peccatum dupliciter, sicut dictum est [a. 2]. Uno modo, ex parte appetibilis, utpote cum aliquis appetit iniustam vindictam. Et sic ex genere suo ira est peccatum mortale, quia contrariatur caritati et iustitiae. Potest tamen contingere quod talis appetitus sit peccatum veniale propter imperfectionem actus. Quae quidem imperfectio attenditur vel ex parte appetentis, puta cum motus irae praevenit iudicium rationis, vel etiam ex parte appetibilis, puta cum aliquis appetit in aliquo modico se vindicare, quod quasi nihil est reputandum, ita quod etiam si actu inferatur, non esset peccatum mortale; puta si aliquis parum trahat aliquem puerum per capillos, vel aliquid huiusmodi. – Alio modo potest esse motus irae inordinatus quantum ad modum irascendi, utpote si nimis ardenter irascatur interius, vel si nimis exterius manifestet signa irae. Et sic ira secundum se non habet ex suo genere rationem peccati mortalis. Potest tamen contingere quod sit peccatum mortale, puta si ex vehementia irae aliquis excidat a dilectione Dei et proximi.

CondividiShare on FacebookShare on Google+