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13 marzo – mercoledì Tempo di Quaresima – 1a Settimana

13 marzo – mercoledì Tempo di Quaresima – 1a Settimana
08/02/2019 elena

13 marzo – mercoledì
Tempo di Quaresima – 1a Settimana

Prima lettura
(Gn 3,1-10)

   In quel tempo, fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore. Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e animali si coprano di sacco e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non abbiamo a perire!». Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Il digiuno degli animali

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, soluzione 2)

   2. È evidentissimo il motivo della dispensa dal digiuno nel caso dei fanciulli: sia per la loro debolezza naturale, per cui hanno bisogno di nutrirsi spesso, senza aggravarsi in una volta sola di troppo cibo, sia perché hanno bisogno di molto nutrimento per la crescita, che dipende dal sovrappiù della nutrizione. Finché dunque sono in fase di crescita, che per lo più dura fino ai ventun anni, essi non sono tenuti ai digiuni ecclesiastici. Tuttavia è bene che anche in questo periodo essi si esercitino gradatamente a digiunare secondo l’età. – Tuttavia in certi casi, ossia nell’imminenza di gravi tribolazioni, in segno di una più rigorosa penitenza, il digiuno è imposto anche ai fanciulli; infatti in Giona 3 [7] è detto che esso fu esteso anche agli animali: Uomini e animali non gustino nulla, non bevano acqua.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, ad secundum)

    Ad secundum dicendum quod in pueris est maxime evidens causa non ieiunandi, tum propter debilitatem naturae, ex qua provenit quod indigent frequenti cibo, et non multo simul assumpto; tum etiam quia indigent multo nutrimento propter necessitatem augmenti, quod fit de residuo alimenti. Et ideo quandiu sunt in statu augmenti, quod est ut in pluribus usque ad finem tertii septennii, non tenentur ad ecclesiastica ieiunia observanda. Conveniens tamen est ut etiam in hoc tempore se ad ieiunandum exerceant, plus vel minus, secundum modum suae aetatis. – Quandoque tamen, magna tribulatione imminente, in signum poenitentiae arctioris, etiam pueris ieiunia indicuntur, sicut etiam de iumentis legitur Ionae 3 [7], homines et iumenta non gustent quidquam, nec aquam bibant.

Vangelo
(Lc 11,29-32)

   In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Il pentimento dei Niniviti

San Tommaso
(S. Th. III, q. 84, a. 7, soluzione 1)

   1. È di legge naturale che uno faccia penitenza del male commesso, addolorandosi di averlo fatto, cercandone un rimedio e mostrando qualche segno del proprio dolore: come si legge dei Niniviti (Gn 3,4). Nei quali però ci fu qualcosa in più per la fede concepita grazie alla predicazione di Giona; nel senso cioè che essi agirono con la speranza di ottenere il perdono di Dio, secondo le parole [Gn 3,9]: Chi sa che Dio non cambi, si impietosisca, deponga il suo ardente sdegno sì che noi non moriamo? Tuttavia, come le altre prescrizioni della legge naturale furono determinate con l’istituzione di una legge divina, come si è visto nella Seconda Parte, così avvenne anche per la penitenza.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 84, a. 7, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod de iure naturali est quod aliquis poeniteat de malis quae fecit, quantum ad hoc quod doleat se fecisse, et doloris remedium quaerat per aliquem modum, et quod etiam aliqua signa doloris ostendat, sicut Ninivitae fecerunt, ut legitur Ionae 3 [4 sqq]. In quibus tamen aliquid fuit adiunctum fidei quam ceperant ex praedicatione Ionae, ut scilicet hoc agerent sub spe veniae consequendae a Deo, secundum illud quod legitur ibi [9], quis scit si convertatur et ignoscat Deus, et revertatur a furore irae suae, et non peribimus? Sed, sicut alia quae sunt de iure naturali determinationem acceperunt ex institutione legis divinae, ut in secunda parte [I-II q. 100 a. 11] dictum est, ita etiam et poenitentia.

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