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10 marzo Prima Domenica di Quaresima

10 marzo Prima Domenica di Quaresima
08/02/2019 elena

10 marzo
Prima Domenica di Quaresima

Prima lettura
(Dt 26,4-10)

   Mosè parlò al popolo e disse: «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione grande, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio».

Il popolo eletto

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 98, a. 4, corpo)

   Si potrebbe assegnare questa ragione al fatto che la legge fu data agli ebrei a preferenza degli altri popoli: che mentre tutti i popoli caddero nell’idolatria, il solo popolo ebreo rimase fedele al culto di un solo Dio; e in questo modo gli altri popoli erano indegni di ricevere la legge, poiché le cose sante non devono essere date ai cani. – Ma ciò non persuade: poiché il popolo eletto cadde nell’idolatria anche dopo aver ricevuto la legge, il che è ancora più grave, come è evidente da Es 32 e da Am: Mi avete forse offerto vittime e oblazioni nel deserto per quarant’anni, o Israeliti? Voi portaste la tenda di Moloc, vostro dio, e l’immagine dei vostri idoli, stella del vostro dio, che voi vi siete costruito. E in Dt è espressamente detto: Sappi dunque che non a causa della tua giustizia il Signore Dio tuo ti dà in possesso questa terra: perché anzi, tu sei un popolo di dura cervice. La ragione invece si trova nel versetto precedente: Per mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe. – Quale fosse poi la promessa lo ricorda S. Paolo in Gal: Ad Abramo e alla sua discendenza furono fatte le promesse. Non dice la Scrittura “e ai tuoi discendenti”, come se si trattasse di molti, ma “e alla tua discendenza”, come a uno solo, e questi è Cristo. Perciò Dio elargì la legge e gli altri benefici speciali a quel popolo per la promessa fatta ai loro padri che da essi sarebbe nato il Cristo. Era giusto, infatti, che il popolo dal quale sarebbe nato il Cristo avesse una santità particolare, secondo l’espressione del Lv: Sarete santi, perché io sono santo. Tuttavia non si dovette ai meriti di Abramo una tale promessa, cioè che il Cristo sarebbe nato dalla sua discendenza, ma a una gratuita elezione e vocazione. Perciò è detto in Is: Chi ha suscitato dall’oriente il giusto, lo ha chiamato perché lo seguisse? – Dunque è evidente che solo per una scelta gratuita i patriarchi ricevettero la promessa, e il popolo da essi originato ricevette la legge, secondo le parole del Dt: Tu hai udito le sue parole di mezzo al fuoco, perché ha amato i tuoi padri e dopo di loro ha scelto la loro posterità. Se poi uno insistesse a chiedere perché Dio elesse questo popolo per farvi nascere il Cristo, e non un altro, potremmo ricordare le parole di S. Agostino: «Perché attiri questo e non attiri quello non volerlo giudicare, se non vuoi sbagliare».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 98, a. 4, corpus)

   Respondeo dicendum quod posset una ratio assignari quare potius populo Iudaeorum data sit lex quam aliis populis, quia, aliis ad idololatriam declinantibus, solus populus Iudaeorum in cultu unius Dei remansit; et ideo alii populi indigni erant legem recipere, ne sanctum canibus daretur. – Sed ista ratio conveniens non videtur, quia populus ille etiam post legem latam, ad idololatriam declinavit, quod gravius fuit, ut patet Ex. 32; et Amos 5 [25 sq.], numquid hostias et sacrificium obtulistis mihi in deserto quadraginta annis, domus Israel? Et portastis tabernaculum Moloch vestro, et imaginem idolorum vestrorum, sidus Dei vestri, quae fecistis vobis. Expresse etiam dicitur Deut. 9 [6], scito quod non propter iustitias tuas Dominus Deus tuus dedit tibi terram hanc in possessionem, cum durissimae cervici sis populus. Sed ratio ibi [ v. 5] praemittitur, ut compleret verbum suum Dominus, quod sub iuramento pollicitus est patribus tuis, Abraham, Isaac et Iacob. Quae autem promissio eis sit facta, ostendit apostolus, ad Gal. 3 [16], dicens, Abrahae dictae sunt promissiones, et semini eius. Non dicit, seminibus, quasi in multis, sed quasi in uno, et semini tuo, qui est Christus. Deus igitur et legem et alia beneficia specialia illi populo exhibuit propter promissionem eorum patribus factam ut ex eis Christus nasceretur. Decebat enim ut ille populus ex quo Christus nasciturus erat, quadam speciali sanctificatione polleret; secundum illud quod dicitur Lev. 19 [2], sancti eritis, quia ego sanctus sum. Nec etiam fuit propter meritum ipsius Abrahae ut talis promissio ei fieret, ut scilicet Christus ex eius semine nasceretur, sed ex gratuita electione et vocatione. Unde dicitur Isaiae 41 [2], quis suscitavit ab oriente iustum, vocavit eum ut sequeretur se? – Sic ergo patet quod ex sola gratuita electione patres promissionem acceperunt, et populus ex eis progenitus legem accepit; secundum illud Deut. 4 [36 sq.], audistis verba illius de medio ignis, quia dilexit patres, et elegit semen eorum post illos. Si autem rursus quaeratur quare hunc populum elegit ut ex eo Christus nasceretur, et non alium, conveniet responsio Augustini, quam dicit super Ioan., quare hunc trahat et illum non trahat, noli velle diiudicare, si non vis errare.

Seconda lettura
(Rm 10,8-13)

   Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predichiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza. Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

Gli articoli di fede

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 1, a. 8, corpo)

   Abbiamo già detto che alla fede appartengono essenzialmente quelle cose della cui visione godremo nella vita eterna, e quelle che ci conducono a tale visione. Ora, due sono le cose che ci sono proposte da vedere: il mistero della divinità, la cui visione ci rende beati, e il mistero dell’umanità di Cristo, mediante il quale abbiamo accesso alla gloria dei figli di Dio, come è detto in Rm 5,2. Perciò in Gv 17,3 è detto: Questa è la vita eterna: che conoscano te, il Dio vero, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Quindi la prima divisione delle verità di fede è questa: alcune di esse riguardano la grandezza di Dio e altre il mistero dell’umanità di Cristo, che è il mistero della pietà, come è detto in 1 Tm 3,16. – Ora, a proposito della grandezza di Dio sono proposte alla nostra fede tre cose. Primo, l’unità di Dio, di cui si occupa il primo articolo. Secondo, la trinità delle Persone: e abbiamo così tre articoli, uno per ogni persona. Terzo, le opere proprie della divinità. La prima delle quali riguarda l’esistenza della natura: e così ci è proposto l’articolo della creazione. La seconda riguarda l’esistenza della grazia: e così ci sono proposte sotto un unico articolo tutte le opere riguardanti la santificazione umana. La terza riguarda l’esistenza della gloria: e così è posto un altro articolo che riguarda la risurrezione e la vita eterna. Abbiamo così sette articoli riguardanti la divinità. – Similmente, anche a proposito dell’umanità di Cristo sono proposti sette articoli. Il primo riguarda l’incarnazione, ossia il concepimento di Cristo; il secondo la sua nascita dalla Vergine; il terzo la sua passione, la morte e la sepoltura; il quarto la discesa agli inferi; il quinto la risurrezione; il sesto l’ascensione; il settimo il suo ritorno per il giudizio finale. E così in tutto sono quattordici articoli. – Alcuni però distinguono dodici articoli di fede: sei per la divinità e sei per l’umanità di Cristo. Essi infatti riducono a uno solo i tre articoli riguardanti le persone: poiché la conoscenza delle tre persone è identica. Distinguono invece in due articoli l’opera della glorificazione: uno riguardante la risurrezione della carne e l’altro la gloria dell’anima; infine riducono a uno solo gli articoli dell’incarnazione e della nascita.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 1, a. 8, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 6 ad 1], illa per se pertinent ad fidem quorum visione in vita aeterna perfruemur, et per quae ducemur in vitam aeternam. Duo autem nobis ibi videnda proponuntur, scilicet occultum divinitatis, cuius visio nos beatos facit; et mysterium humanitatis Christi, per quem in gloriam filiorum Dei accessum habemus, ut dicitur ad Rom. 5 [2]. Unde dicitur Ioan. 17 [3], haec est vita aeterna, ut cognoscant te, Deum verum, et quem misisti Iesum Christum. Et ideo prima distinctio credibilium est quod quaedam pertinent ad maiestatem divinitatis; quaedam vero pertinent ad mysterium humanitatis Christi, quod est pietatis sacramentum, ut dicitur 1 ad Tim. 3 [16]. – Circa maiestatem autem divinitatis tria nobis credenda proponuntur. Primo quidem, unitas divinitatis, et ad hoc pertinet primus articulus. Secundo, Trinitas personarum, et de hoc sunt tres articuli secundum tres personas. Tertio vero proponuntur nobis opera divinitatis propria. Quorum primum pertinet ad esse naturae, et sic proponitur nobis articulus creationis. Secundum vero pertinet ad esse gratiae, et sic proponuntur nobis sub uno articulo omnia pertinentia ad sanctificationem humanam. Tertium vero pertinet ad esse gloriae, et sic ponitur alius articulus de resurrectione carnis et de vita aeterna. Et ita sunt septem articuli ad divinitatem pertinentes. – Similiter etiam circa humanitatem Christi ponuntur septem articuli. Quorum primus est de incarnatione sive de conceptione Christi; secundus de nativitate eius ex Virgine; tertius de passione eius et morte et sepultura; quartus est de descensu ad inferos; quintus est de resurrectione; sextus de ascensione; septimus de adventu ad iudicium. Et sic in universo sunt quatuordecim. – Quidam tamen distinguunt duodecim articulos fidei, sex pertinentes ad divinitatem et sex pertinentes ad humanitatem. Tres enim articulos trium personarum comprehendunt sub uno, quia eadem est cognitio trium personarum. Articulum vero de opere glorificationis distinguunt in duos, scilicet in resurrectionem carnis et gloriam animae. Similiter articulum conceptionis et nativitatis coniungunt in unum.

Vangelo (Lc 4,1-13)

   In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Le tentazioni e il deserto

San Tommaso
(S. Th. III, q. 41, a. 2, corpo e soluzione 2)

   Come si è già detto, Cristo si offrì da se stesso per essere tentato dal diavolo, come da se stesso si offrì ai suoi satelliti per essere ucciso: altrimenti il diavolo non avrebbe osato accostarglisi. Ora, il diavolo affronta di preferenza chi è solo poiché, come è detto in Qo 4 [12], se uno aggredisce, in due gli possono resistere. E così Cristo uscì nel deserto come in un campo di battaglia, per esservi tentato dal diavolo. Da cui le parole di S. Ambrogio: «Cristo fu condotto nel deserto, proprio per provocare il demonio. Perché se questi, cioè il diavolo, non lo avesse aggredito, quegli, cioè Cristo, non avrebbe vinto». E lo stesso Santo aggiunge altre ragioni, dicendo che Cristo fece questo per indicare «un mistero, cioè per liberare dall’esilio Adamo», il quale era stato espulso dal paradiso e mandato nel deserto; e per darci «l’esempio, cioè per mostrarci che il diavolo nutre invidia per coloro che aspirano a una vita migliore».
   2. Le occasioni di tentazione sono di due specie. La prima dipende dall’uomo: p. es., quando ci si espone al peccato non evitando l’occasione. E tale specie di occasione va evitata, secondo quanto fu detto a Lot: Non fermarti in nessun luogo intorno a Sodoma (Gen 19,17). – La seconda invece dipende dal diavolo, il quale «sempre insidia coloro che aspirano a essere migliori», come dice S. Ambrogio. E tale tentazione non va evitata. Per cui il Crisostomo dice che «fu condotto nel deserto dallo Spirito non soltanto Cristo, ma tutti i figli di Dio che hanno lo Spirito Santo. Questi infatti non sono contenti di starsene oziosi, e lo Spirito Santo li stimola a intraprendere opere grandi: il che per il diavolo è come essere nel deserto, poiché non vi è l’ingiustizia nella quale egli si compiace. E ogni opera buona è deserto anche per la carne e per il mondo, non essendo conforme alla volontà della carne e del mondo». Dare poi al diavolo una simile occasione di tentare non è pericoloso, poiché l’aiuto dello Spirito Santo, che è l’autore di ogni opera perfetta, è superiore all’impugnazione del diavolo insidioso.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 41, a. 2, corpus e ad secundum)

   Respondeo dicendum quod, sicut dictum est [a. 1 ad 2], Christus propria voluntate se diabolo exhibuit ad tentandum, sicut etiam propria voluntate se membris eius exhibuit ad occidendum, alioquin Diabolus eum advenire non auderet. Diabolus autem magis attentat aliquem cum est solitarius, quia, ut dicitur Eccle. 4 [12], si quispiam praevaluerit contra unum, duo resistunt ei. Et inde est quod Christus in desertum exivit, quasi ad campum certaminis, ut ibi a diabolo tentaretur. Unde Ambrosius dicit, super Luc., quod Christus agebatur in desertum consilio, ut diabolum provocaret. Nam nisi ille certasset, scilicet diabolus, non iste vicisset, idest Christus. Addit autem et alias rationes, dicens hoc Christum fecisse mysterio, ut Adam de exilio liberaret, qui scilicet de Paradiso in desertum eiectus est; exemplo, ut ostenderet nobis diabolum ad meliora tendentibus invidere.
   Ad secundum dicendum quod duplex est tentationis occasio. Una quidem ex parte hominis, puta cum aliquis se peccato propinquum facit, occasiones peccandi non evitans. Et talis occasio tentationis est vitanda, sicut dictum est Lot, Gen. 19 [17], ne steteris in omni regione circa Sodomam. – Alia vero tentationis occasio est ex parte diaboli, qui semper invidet ad meliora tendentibus, ut Ambrosius dicit. Et talis tentationis occasio non est vitanda. Unde dicit Chrysostomus, super Matth., quod non solum Christus ductus est in desertum a Spiritu, sed omnes filii Dei habentes Spiritum Sanctum. Non enim sunt contenti sedere otiosi, sed Spiritus Sanctus urget eos aliquod magnum apprehendere opus, quod est esse in deserto quantum ad diabolum, quia non est ibi iniustitia, in qua diabolus delectatur. Omne etiam bonum opus est desertum quantum ad carnem et mundum, quia non est secundum voluntatem carnis et mundi. Talem autem occasionem tentationis dare diabolo non est periculosum, quia maius est auxilium Spiritus Sancti, qui est perfecti operis auctor, quam impugnatio diaboli invidentis.

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