Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

8 marzo Venerdì dopo le Ceneri

8 marzo Venerdì dopo le Ceneri
08/02/2019 elena

8 marzo
Venerdì dopo le Ceneri

Prima lettura
(Is 58,1-9)

   Così dice il Signore: «Grida a squarciagola, non avere riguardo; alza la voce come il corno, dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati. Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: “Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?”. Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore? Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”».

Il vero digiuno

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 1, soluzione 1)

   1. Un atto che nel suo genere è virtuoso può essere reso vizioso da qualche circostanza. Infatti sempre in Is [58,3] è detto: Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari; e poco dopo: Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi, e colpendo con pugni iniqui. E S. Gregorio commenta: «Gli affari stanno per i piaceri, i pugni per l’ira. Perciò inutilmente il corpo è maltrattato con l’astinenza se l’anima, abbandonata a moti disordinati, diventa preda del peccato». E S. Agostino afferma che «il digiuno non ama le chiacchiere, giudica superflue le ricchezze, disprezza la superbia, esalta l’umiltà e fa sì che l’uomo si renda conto di essere fragile e infermo».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod contingit quod aliquis actus qui ex genere suo est virtuosus, ex aliquibus circumstantiis adiunctis redditur vitiosus. Unde ibidem dicitur, ecce in diebus ieiunii vestri invenitur voluntas vestra; et paulo [4] post subditur, ad lites et contentiones ieiunatis, et percutitis pugno impie. Quod exponens Gregorius, in pastorali, dicit, voluntas ad laetitiam pertinet, pugnus ad iram. Incassum ergo per abstinentiam corpus atteritur, si inordinatis motibus dimissa mens vitiis dissipatur. Et Augustinus, in praedicto sermone, dicit quod ieiunium verbositatem non amat, divitias superfluitatem iudicat, superbiam spernit, humilitatem commendat, praestat homini seipsum intelligere, quod est infirmum et fragile.

Vangelo (Mt 9,14-15)

   In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

La presenza dello sposo
e il digiuno

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Matteo,
c. 9, lez. 3, v. 15a, n. 769)

   769. Dice dunque: Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Dove questo dice essere in lutto, un altro dice: digiunare; sebbene infatti il digiuno comporti una certa gioia spirituale, tuttavia in Eb 12,11, si dice: «Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza». Per cui c’è un digiuno di letizia spirituale, come si ha in Dan 9,3: «Mi rivolsi al Signore Dio per pregarlo e supplicarlo con il digiuno, veste di sacco e cenere». Così pure ce n’è uno luttuoso e di afflizione, come quando avviene per dei dolori.
   Il Signore risponde riferendosi a tutti e due. Infatti lo sposo è Cristo: chi ha la sposa è lo sposo. Poiché egli è lo sposo e il primordio della Chiesa totale.
   La legge antica ha avuto un primordio, e un altro la nuova: infatti la legge antica ebbe un primordio nel timore, la nuova nell’amore; da cui Rm 8,15: «Infatti non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo spirito di adozione dei figli di Dio». E ancora Eb 12,22: «Vi siete accostati al monte Sion, e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste». Poiché dunque il primordio della nuova legge fu nell’amore, per questo dovette nutrire i suoi discepoli in un certo amore: e così denomina se stesso sposo, e i discepoli figli, poiché queste realtà competono al nome di amore. Per cui è bene che io li conservi, e per questo non voglio imporre loro alcunché di grave, affinché non ne aborriscano e così retrocedano.
   Per questo i religiosi novizi non vanno gravati. Per cui S. Ambrogio, nel libro Le similitudini, riprende coloro che caricano i novizi di pesi gravosi. E ciò è quanto dice Cristo: Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Come se dicesse: Non è necessario che digiunino, ma piuttosto che vivano in una certa quale dolcezza e amore; cosicché accolgano la mia legge nell’amore, come si ha in Rm 6,4: «Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova». Per cui dalla Pasqua a Pentecoste non si fanno digiuni, poiché allora la Chiesa ripensa alla novità della legge.

Testo latino di San Tommaso
(Super Matthaeum,
c. 9, lect. 3, v. 15a, n. 769)

   Dicit ergo numquid possunt filii sponsi lugere quamdiu cum illis est sponsus? Ubi iste dicit lugere, alius dicit ieiunare; licet enim ieiunium quamdam habeat laetitiam spiritualem, tamen, ut habetur Hebr. 12,11, omnis disciplina in praesenti quidem videtur esse non gaudii, sed moeroris. Unde est ieiunium spiritualis laetitiae, ut habetur Dan. 9, v. 3: posui faciem meam ad Dominum Deum meum deprecari, et rogare in ieiunio, sacco et cinere. Item est luctuosum et afflictionis, ut quando propter dolores. Respondet Dominus de utroque. Sponsus Christus enim est: qui habet sponsam sponsus est. Ipse enim est sponsus totalis Ecclesiae, et primordium. Aliud habuit primordium lex vetus, et aliud lex nova; lex enim vetus primordium habuit in timore; lex nova in amore; unde Rom. 8,15: non enim accepistis spiritum servitutis iterum in timore, sed accepistis spiritum adoptionis filiorum Dei. Et Hebr. 12,22: accessistis ad montem Sion, et civitatem Dei viventis Ierusalem. Quia igitur primordium novae legis fuit in amore, ideo discipulos suos nutrire debuit in amore quodam: ideo se sponsum nominat, et discipulos filios, quia ista sunt nomina amoris. Unde bonum est quod conservem eos; et ideo nolo aliquid grave eis imponere ne abhorreant, et sic retrocedant. Et ideo qui in religionibus sunt novi, non sunt gravandi. Unde Ambrosius in Lib. de Simil. reprehendit eos qui novitios graviter onerant. Et hoc est quod Christus dicit: numquid possunt filii sponsi lugere? etc., quasi dicat: non oportet quod ieiunent, sed magis in quadam dulcedine vivere et amore; ut sic legem meam recipiant in amore, ut habetur ad Rom. 6,4: quomodo surrexit Christus a mortuis per gloriam Patris, ita et nos in novitate vitae ambulemus. Unde a Pascha usque ad Pentecosten non fiunt ieiunia, quia tunc recolit Ecclesia novitatem legis.

CondividiShare on FacebookShare on Google+