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5 marzo – martedì Tempo Ordinario – 8a Settimana

5 marzo – martedì Tempo Ordinario – 8a Settimana
08/02/2019 elena

5 marzo – martedì
Tempo Ordinario – 8a Settimana

Prima lettura
(Sir 35,1-15)

   Chi osserva la legge vale quanto molte offerte; chi adempie i comandamenti offre un sacrificio che salva. Chi ricambia un favore offre fior di farina, chi pratica l’elemosina fa sacrifici di lode. Cosa gradita al Signore è tenersi lontano dalla malvagità, sacrificio di espiazione è tenersi lontano dall’ingiustizia. Non presentarti a mani vuote davanti al Signore, perché tutto questo è comandato. L’offerta del giusto arricchisce l’altare, il suo profumo sale davanti all’Altissimo. Il sacrificio dell’uomo giusto è gradito, il suo ricordo non sarà dimenticato. Glorifica il Signore con occhio contento, non essere avaro nelle primizie delle tue mani. In ogni offerta mostra lieto il tuo volto, con gioia consacra la tua decima. Da’ all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto, e con occhio contento, secondo la tua possibilità, perché il Signore è uno che ripaga e ti restituirà sette volte tanto. Non corromperlo con doni, perché non li accetterà, e non confidare in un sacrificio ingiusto, perché il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone.

Il sacrificio come atto di virtù

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 85, a. 3, corpo)

   Come si è già notato altrove, quando l’atto di una virtù è ordinato al fine di un’altra virtù, esso partecipa in qualche modo della sua specie: come quando uno ruba per fornicare si ha che il furto riveste in qualche modo la deformità della fornicazione, fino al punto che, se anche non fosse peccato per altri motivi, lo sarebbe già per il fatto solo che è ordinato alla fornicazione. Così dunque il sacrificio è un atto speciale, che è lodevole per il fatto di essere compiuto in ossequio a Dio. E per questo appartiene a una virtù determinata, cioè alla religione. – Può darsi però che vengano ordinati a onorare Dio anche atti ispirati da altre virtù: p. es. quando uno offre i propri beni in elemosina per il Signore, oppure quando sottomette il proprio corpo a qualche afflizione in ossequio a Dio. E in questo senso anche gli atti di altre virtù possono essere denominati sacrifici. Vi sono però degli atti che sono degni di lode solo per il fatto che vengono compiuti in ossequio a Dio. E questi sono denominati sacrifici in senso proprio; e appartengono alla virtù della religione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 85, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut supra [I-II q. 18 aa. 6-7; q. 60 a. 3 ad 2] habitum est, quando actus unius virtutis ordinatur ad finem alterius virtutis, participat quodammodo speciem eius, sicut cum quis furatur ut fornicetur, ipsum furtum accipit quodammodo fornicationis deformitatem, ita quod si etiam alias non esset peccatum, ex hoc iam peccatum esset quod ad fornicationem ordinatur. Sic igitur sacrificium est quidam specialis actus laudem habens ex hoc quod in divinam reverentiam fit. Propter quod ad determinatam virtutem pertinet, scilicet ad religionem. Contingit autem etiam ea quae secundum alias virtutes fiunt, in divinam reverentiam ordinari, puta cum aliquis eleemosynam facit de rebus propriis propter Deum, vel cum aliquis proprium corpus alicui afflictioni subiicit propter divinam reverentiam. Et secundum hoc etiam actus aliarum virtutum sacrificia dici possunt. Sunt tamen quidam actus qui non habent ex alio laudem nisi quia fiunt propter reverentiam divinam. Et isti actus proprie sacrificia dicuntur, et pertinent ad virtutem religionis.

Vangelo (Mc 10,28-31)

   In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

La ricompensa di chi segue Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 10, lez. 4, vv. 28-30)

   GLOSSA: Poiché il giovane, udito il consiglio del Salvatore sull’abbandono delle cose, se ne era andato via triste, mentre i discepoli avevano già adempiuto il premesso consiglio di Cristo, cominciarono a sollecitarlo sul premio, ritenendo di aver fatto qualcosa di grande, poiché il giovane che aveva adempiuto i precetti della legge non aveva nemmeno potuto sentire ciò senza tristezza; per cui Pietro interroga il Signore per sé e per gli altri; e questo è quanto si dice: Pietro prese a dire: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. TEOFILATTO: Pietro, sebbene abbia lasciato poche cose, le chiama tutto; infatti anche poche cose hanno il vincolo della passione, per cui viene reso beato colui che lascia poche cose. BEDA: E poiché non basta soltanto lasciare, aggiunge ciò che è perfetto: e ti abbiamo seguito; come se dicesse: abbiamo fatto ciò che hai comandato: che cosa dunque ci darai in premio? Mentre però Pietro interrogava soltanto sui discepoli, Gesù dà una risposta universale; per cui segue: Gesù gli rispose: In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli. Con ciò non dice di lasciare il padre non aiutandolo, né di separarci dalla moglie, ma ci istruisce a preferire l’onore di Dio alle realtà secolari. CRISOSTOMO: A me sembra poi che con ciò intendesse preannunziare occultamente le persecuzioni future, poiché sarebbe successo che molti padri avrebbero indotto i figli all’empietà, e le mogli i mariti. Infatti non c’è differenza nel dire per causa mia e per causa del Vangelo, come dice Marco, o «per causa del regno di Dio», come dice Luca (18,29): infatti il nome di Cristo è la virtù del Vangelo e del regno: poiché il Vangelo viene ricevuto nel nome di Gesù Cristo, e il regno di Dio viene conosciuto dal suo nome, e viene.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,
c. 10, lez. 4, vv. 28-30)

   Glossa. Quia iuvenis, audito consilio Salvatoris de rerum dimissione, tristis abscesserat, discipuli autem Christi praemissum consilium iam adimpleverant; sollicitare coeperunt de praemio, aestimantes se magnum aliquid fecisse, cum iuvenis qui praecepta legis impleverat, hoc sine tristitia nec audire potuerit: unde Petrus pro se et aliis Dominum interrogat: et hoc est quod dicitur et coepit ei Petrus dicere: ecce nos dimisimus omnia, et secuti sumus te. Theophylactus. Petrus, etsi pauca dimisit, tamen haec omnia vocat: nam et pauca habent vinculum passionis; ita ut beatificetur ille qui pauca relinquit. Beda. Et quia non sufficit tantum dimittere, iungit quod perfectum est: et secuti sumus te; quasi dicat: fecimus quod iussisti; quid igitur dabis nobis praemii? Petro autem de discipulis tantum interrogante, Dominus universalem responsionem facit: unde sequitur respondens Iesus ait: amen dico vobis, nemo est qui reliquerit domum aut fratres. Hoc autem dicens, non innuit ut patres relinquamus, non adiuvantes eos, neque ut ab uxoribus separemur; sed nos instruit praeferre honorem Dei saecularibus rebus. Chrysostomus in Matth. Mihi autem videtur quod in hoc intendebat persecutiones futuras occulte praenuntiare: quia futurum erat ut multi patres ad impietatem filios inducerent et uxores viros. Non autem differt dicere propter nomen meum aut Evangelium, ut Marcus dicit, aut propter regnum Dei, ut ait Lucas; etenim nomen Christi virtus Evangelii est et regni: Evangelium enim recipitur in nomine Iesu Christi, et regnum Dei per nomen ipsius cognoscitur, et venit.

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