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1 marzo – venerdì Tempo Ordinario – 7a Settimana

1 marzo – venerdì Tempo Ordinario – 7a Settimana
08/02/2019 elena

1 marzo – venerdì
Tempo Ordinario – 7a Settimana

Prima lettura
(Sir 6,5-17)

   Una bocca amabile moltiplica gli amici, una lingua affabile le buone relazioni. Siano molti quelli che vivono in pace con te, ma tuo consigliere uno su mille. Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova e non fidarti subito di lui. C’è infatti chi è amico quando gli fa comodo, ma non resiste nel giorno della tua sventura. C’è anche l’amico che si cambia in nemico e scoprirà i vostri litigi a tuo disonore. C’è l’amico compagno di tavola, ma non resiste nel giorno della tua sventura. Nella tua fortuna sarà un altro te stesso e parlerà liberamente con i tuoi servi. Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te e si nasconderà dalla tua presenza. Tieniti lontano dai tuoi nemici e guàrdati anche dai tuoi amici. Un amico fedele è rifugio sicuro: chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele non c’è prezzo, non c’è misura per il suo valore. Un amico fedele è medicina che dà vita: lo troveranno quelli che temono il Signore. Chi teme il Signore sa scegliere gli amici: come è lui, tali saranno i suoi amici.

L’amicizia verso tutti

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 23, a. 1, soluzione 2)

   2. Si può amare una persona in due modi. Primo, per se stessa: e in questo senso non si può avere amicizia che per un amico. Secondo, si può amare qualcuno a motivo di un’altra persona: come quando, per l’amicizia che uno nutre verso un amico, ama tutti coloro che gli appartengono, siano essi figli, servi, o in qualsiasi altro modo a lui attinenti. E l’amore può essere così grande da abbracciare per l’amico quelli che gli appartengono anche se ci offendono e ci odiano. Ed è così che l’amicizia della carità si estende anche ai nemici, i quali sono amati da noi con amore di carità in ordine a Dio, che è l’oggetto principale di questa amicizia.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 23, a. 1, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod amicitia se extendit ad aliquem dupliciter. Uno modo, respectu sui ipsius, et sic amicitia nunquam est nisi ad amicum. Alio modo se extendit ad aliquem respectu alterius personae, sicut, si aliquis habet amicitiam ad aliquem hominem, ratione eius diligit omnes ad illum hominem pertinentes, sive filios sive servos sive qualitercumque ei attinentes. Et tanta potest esse dilectio amici quod propter amicum amantur hi qui ad ipsum pertinent etiam si nos offendant vel odiant. Et hoc modo amicitia caritatis se extendit etiam ad inimicos, quos diligimus ex caritate in ordine ad Deum, ad quem principaliter habetur amicitia caritatis.

Vangelo (Mc 10,1-12)

   In quel tempo, Gesù, partito da Cafàrnao, venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

L’uomo e la donna non dividano

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 10, lez. 1, vv. 8-9)

   Segue: Così non sono più due, ma una sola carne. BEDA: La prima caratteristica del matrimonio, dunque, è di fare di due persone una sola carne. La castità congiunta allo spirito viene resa un solo spirito. CRISOSTOMO: Dopo queste premesse trae una terribile conclusione, non dicendo semplicemente: non dividete, ma concludendo: Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto. AGOSTINO: È così che i Giudei sono convinti, dai libri stessi di Mosè, che non si deve rimandare la propria moglie, essi che credevano di non fare altro che obbedire a Mosè rimandandola. Nello stesso tempo vediamo, per la testimonianza di Cristo medesimo, che è Dio che ha fatto l’uomo e la donna e che li ha uniti; cosa che i Manichei negano, andando non solo contro Mosè ma contro il Vangelo stesso. BEDA: È così che l’uomo non può separare ciò che Dio ha congiunto facendo dell’uomo e della donna una sola carne, ma Dio solo lo può. Ora, è l’uomo che separa quando abbandona la prima donna per il desiderio di un’altra, ed è Dio che separa quando, per il desiderio di servire il Signore, abbiamo le nostre mogli come se non le avessimo. CRISOSTOMO: Se poi non si devono separare questi due che Dio ha congiunto, a ben più forte ragione non conviene separare Cristo dalla Chiesa, che Dio gli ha congiunto.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea super Marcum,
c. 10, lect. 1, vv. 8-9)

   Sequitur itaque iam non sunt duo, sed una caro. Beda. Primum igitur nuptiarum est ex duabus unam carnem fieri. Castitas iuncta spiritui, unus efficitur spiritus. Chrysostomus in Matth. Post hoc terribile faciens argumentum, non dixit: ne dividatis; sed conclusit: quod ergo Deus coniunxit, homo non separet. Augustinus Contra Faustum. Ecce Iudaei ex libris Moysi convincuntur, non esse uxorem dimittendam, qui secundum voluntatem legis Moysi arbitrabantur se facere cum dimitterent. Similiter et illud hinc ipso Christo attestante cognoscimus Deum fecisse, et coniunxisse masculum et feminam; quod Manichaei negando damnantur; non iam Moysi libris, sed Christi Evangelio resistentes. Beda. Quod ergo Deus coniunxit, unam faciendo carnem viri et feminae, hoc homo non potest separare, sed solus Deus. Homo separat quando propter desiderium secundae uxoris primam dimittimus; Deus separat quando ex consensu propter servitutem Dei sic habemus uxores quasi non habentes. Chrysostomus. Si autem duo quos Deus coniunxit, separari non debent, multo magis Ecclesiam, quam Deus Christo coniunxit, ab eo non convenit separare.

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