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26 febbraio – martedì Tempo Ordinario – 7a Settimana

26 febbraio – martedì Tempo Ordinario – 7a Settimana
09/01/2019 elena

26 febbraio – martedì
Tempo Ordinario – 7a Settimana

Prima lettura
(Sir 7,1-13)

   Figlio, se ti presenti per servire il Signore, resta saldo nella giustizia e nel timore, prepàrati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, tendi l’orecchio e accogli parole sagge, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Affìdati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui, persisti nel suo timore e invecchia in esso. Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere. Voi che temete il Signore, confidate in lui, e la vostra ricompensa non verrà meno. Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia. Voi che temete il Signore, amatelo, e i vostri cuori saranno ricolmi di luce. Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato? Perché il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione, protegge coloro che lo ricercano sinceramente.

Fede e timore

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 7, a. 1, soluzione 1)

   1. Il timore di Dio non può precedere la fede totalmente: perché se ignorassimo quanto la fede ci dice di Dio a proposito dei suoi premi e dei suoi castighi, non ne avremmo alcun timore. Presupposta invece la fede in certi articoli, p. es. nella trascendenza divina, segue un timore riverenziale, che spinge l’uomo a sottomettere a Dio il proprio intelletto, credendo a tutte le cose che Dio promette. Per cui il passo indicato continua: La vostra ricompensa non verrà meno.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 7, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod timor Dei non potest universaliter praecedere fidem, quia si omnino eius ignorantiam haberemus quantum ad praemia vel poenas de quibus per fidem instruimur, nullo modo eum timeremus. Sed supposita fide de aliquibus articulis fidei, puta de excellentia divina, sequitur timor reverentiae, ex quo sequitur ulterius ut homo intellectum suum Deo subiiciat ad credendum omnia quae sunt promissa a Deo. Unde ibi sequitur, et non evacuabitur merces vestra.

Vangelo (Mc 9,30-37)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

L’umiltà rende amici di Dio

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 9, lez. 4, vv. 34-36)

   Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». GIROLAMO: Qui bisogna notare che essi, andando, discutevano del principato, mentre egli, sedendo, insegna l’umiltà. I principi infatti lavorano, gli umili riposano. CRISOSTOMO: Certamente i discepoli desideravano avere l’onore dal Signore, e avevano anche il desiderio di essere magnificati da Cristo: quanto più infatti uno è grande, tanto più grandi sono gli onori di cui è degno. Per questo non impedì il loro desiderio, ma introdusse l’umiltà. TEOFILATTO: Non vuole infatti che usurpiamo noi stessi il primato, ma che conseguiamo l’altezza mediante l’umiltà. Subito, poi, li ammonisce con l’esempio dell’innocenza infantile, per cui segue: E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro. CRISOSTOMO: Persuadendoli, con la sua vista, a essere umili e semplici: infatti il bambino è mondo dall’invidia e dalla vanagloria e dal desiderio del primato. Ma non dice solo: se diventerete tali, riceverete una grande ricompensa, ma anche: se onorerete per me gli altri che sono tali; per cui segue: e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me». BEDA: Qui o consiglia semplicemente a quanti vogliono essere i primi di ricevere con onore i poveri di Cristo, o cerca di persuaderli a essere piccoli nella malizia, a mostrarsi semplici senza arroganza, caritatevoli senza invidia, devoti senza collera. Abbracciando poi questo bambino, testimonia che gli umili sono degni del suo abbraccio e del suo amore. Aggiunge poi nel mio nome affinché essi acquistino, con i loro sforzi e in nome di Cristo, la stessa virtù che il bambino pratica non facendo altro che seguire la natura; avendo egli detto che nei bambini si accoglieva lui stesso, affinché non si pensasse che ciò riguardava solo le apparenze, aggiunge: e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato, volendo che lo si considerasse come uguale al Padre e grande come lui. TEOFILATTO: Vedi quanto vale l’umiltà: si merita infatti l’inabitazione del Padre e del Figlio, e anche dello Spirito Santo.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,
c. 9, lect. 4, vv. 34-36)

   Et residens vocavit duodecim, et ait illis: si quis vult primus esse, erit omnium novissimus, et omnium minister. Hieronymus. Ubi notandum, quod illi euntes disputabant de principatu, ipse sedens docet humilitatem. Principes enim laborant, humiles quiescunt. Chrysostomus. Appetebant quidem discipuli honorem habere a Domino; desiderium etiam eis inerat ut magnificarentur a Christo: quanto enim quis maior est, tanto maioribus honoribus dignus existit; propter hoc non eorum desiderium impedivit, sed humilitatem introduxit. Theophylactus. Non enim vult ut usurpemus nobis primatus, sed per humilitatem altitudinem consequamur. Mox autem monet eos innocentiae puerilis exemplo; unde sequitur et accipiens puerum, statuit eum in medio eorum. Chrysostomus in Matth. Ipso visu eis persuadens humiles esse et simplices: etenim ab invidia et vana gloria parvulus mundus existit, et a concupiscendo primatum. Non solum autem ait: si tales efficiamini, mercedem magnam accipietis; sed et si alios tales honorabitis propter me; unde sequitur quem cum complexus esset, ait illis: quisquis unum ex huiusmodi pueris recipit in nomine meo, me recipit. Beda. In quo vel simpliciter pauperes Christi ab his qui volunt esse maiores, pro eius ostendit honore recipiendos; vel malitia parvulos ipsos esse suadet, ut simplicitatem sine arrogantia, caritatem sine invidia et devotionem sine iracundia conservent. Quod autem complectitur puerum, significat humiles suo dignos esse complexu ac dilectione. Addidit autem in nomine meo, ut formam virtutis quam, natura duce, puer observat, ipsi pro nomine Christi rationis industria sequantur. Sed quia se in pueris recipi docebat, ne putaretur hoc esse solum quod videbatur, subiunxit et quicumque me susceperit non me suscipit, sed eum qui me misit; talem se utique ac tantum credi volens, qualis et quantus est Pater. Theophylactus. Vide quantum valet humilitas, Patris namque et Filii inhabitationem meretur, et etiam Spiritus Sancti.

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