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25 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 7a Settimana

25 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 7a Settimana
09/01/2019 elena

25 febbraio – lunedì
Tempo Ordinario – 7a Settimana

Prima lettura
(Sir 1,1-10)

   Ogni sapienza viene dal Signore e con lui rimane per sempre. La sabbia del mare, le gocce della pioggia e i giorni dei secoli chi li potrà contare? L’altezza del cielo, la distesa della terra e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare? Chi ha scrutato la sapienza di Dio, che è prima di ogni cosa? Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza e l’intelligenza prudente è da sempre. Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli, le sue vie sono i comandamenti eterni. La radice della sapienza a chi fu rivelata? E le sue sottigliezze chi le conosce? Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato? La sua grande esperienza chi la comprende? Uno solo è il sapiente e incute timore, seduto sopra il suo trono. Il Signore stesso ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere, a ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano.

Prima di ogni cosa
fu creata la sapienza

San Tommaso
(S. Th. I, q. 41, a. 3, soluzione 4)

   4. Le espressioni che parlano di sapienza creata possono essere riferite non alla Sapienza che è il Figlio di Dio, ma alla sapienza creata che Dio comunica alle creature: per es. in questo passo del Sir: Egli l’ha creata, cioè la sapienza nello Spirito Santo, e l’ha diffusa sopra tutte le sue opere. E non è impossibile che nello stesso brano la Scrittura parli della Sapienza generata e di quella creata: perché la sapienza creata è una partecipazione di quella increata. – Oppure ci si può riferire alla natura creata assunta dal Figlio; così l’espressione: «Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò», avrebbe questo senso: era stata prevista la mia unione con la creatura. – Oppure, con i due termini creata e generata attribuiti alla Sapienza, ci viene insinuato il modo della generazione divina. Nella generazione, infatti, l’essere che viene generato ci mostra la sua perfezione ricevendo la stessa natura del generante; nella creazione, invece, abbiamo l’immutabilità di colui che crea, ma la creatura non riceve la natura del suo Creatore. Quindi il Figlio è detto simultaneamente creato e generato per indicare con la creazione l’immutabilità del Padre, e con la generazione l’unità di natura del Padre e del Figlio. Ed è così che S. Ilario ha commentato questo testo della Scrittura. – Gli altri testi riferiti, poi, non parlano dello Spirito Santo, ma dello spirito creato, che alcune volte indica il vento o l’aria, altre volte il fiato e talora anche l’anima o qualsiasi altra sostanza invisibile.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 41, a. 3, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod, cum dicitur, sapientia est creata, potest intelligi, non de sapientia quae est Filius Dei, sed de sapientia creata, quam Deus indidit creaturis, dicitur enim Eccli. 1 [9-10], ipse creavit eam, scilicet sapientiam, Spiritu Sancto, et effudit illam super omnia opera sua. Neque est inconveniens quod in uno contextu locutionis loquatur Scriptura de sapientia genita et creata, quia sapientia creata est participatio quaedam sapientiae increatae. Vel potest referri ad naturam creatam assumptam a Filio, ut sit sensus, ab initio et ante saecula creata sum, idest, praevisa sum creaturae uniri. Vel, per hoc quod sapientia creata et genita nuncupatur, modus divinae generationis nobis insinuatur. In generatione enim, quod generatur accipit naturam generantis, quod perfectionis est, in creatione vero, creans non mutatur, sed creatum non recipit naturam creantis. Dicitur ergo Filius simul creatus et genitus, ut ex creatione accipiatur immutabilitas Patris, et ex generatione unitas naturae in Patre et Filio. Et sic exponitur intellectus huius Scripturae ab Hilario, in libro De synod. Auctoritates autem inductae non loquuntur de Spiritu Sancto, sed de spiritu creato; qui quandoque dicitur ventus, quandoque aer, quandoque flatus hominis, quandoque etiam anima, vel quaecumque substantia invisibilis.

Vangelo (Mc 9,14-29)

   In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».

Tutto è possibile per chi crede

San Tommaso
(1 Sent., dist. 43, q. 1, a. 2, soluzione 3)

   3. Lì c’è una conveniente ripartizione. Infatti la virtù della fede in assoluto non si estende a tutte le cose, come alla creazione del cielo e simili, ma solo a quelle cose che contribuiscono alla conferma della fede, come risuscitare i morti, guarire i malati e così via. E inoltre queste cose non vengono fatte con una qualche virtù creata che sia nel credente, ma per la virtù increata, alle preghiere del fedele: e per questo si è detto sopra che l’uomo non fa queste cose né da sé né per sé. Ciò poi è attribuito alla fede più che a un’altra virtù in quanto le cose che vengono credute in un certo qual modo sono provate dai miracoli, come risulta dal testo: «Mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano»,

Testo latino di San Tommaso
(1 Sent., dist. 43, q. 1, a. 2, ad tertium)

   Ad tertium dicendum, quod ibi est accommoda distributio. Non enim virtus fidei absolute ad omnia se extendit, sicut ad creationem caeli, et hujusmodi; sed tantum ad ea quae faciunt ad confirmationem fidei, ut suscitare mortuos, sanare infirmos, et hujusmodi. Nec ista etiam efficiuntur aliqua virtute creata quae sit in credente, sed virtute increata ad preces fidelis: et ideo dictum est supra, in corp. art., quod homo nec per se nec a se ista facit. Hoc autem attribuitur potius fidei quam alii virtuti, inquantum ea quae creduntur, quodammodo miraculis probantur, ut habetur Marc. ult., 20: domino cooperante, et sermonem confirmante, sequentibus signis.

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