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23 febbraio – sabato Memoria di San Policarpo Tempo Ordinario – 6a Settimana

23 febbraio – sabato Memoria di San Policarpo Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/01/2019 elena

23 febbraio – sabato
Memoria di San Policarpo
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura
(Eb 11,1-7)

   Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Per fede, noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sicché dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile. Per fede, Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, avendo Dio attestato di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora. Per fede, Enoch fu portato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Infatti, prima di essere portato altrove, egli fu dichiarato persona gradita a Dio. Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano. Per fede, Noè, avvertito di cose che ancora non si vedevano, preso da sacro timore, costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e ricevette in eredità la giustizia secondo la fede.

Per fede noi sappiamo…

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 11, lez. 2, v. 3, n. 654)

   564. Ora, nell’Antico Testamento c’è un doppio insegnamento. Uno è presentato in modo chiaro, mentre l’altro viene nascosto sotto il velo delle figure e dei misteri. Il primo riguarda l’unità di Dio e la creazione del mondo, il secondo il mistero dell’incarnazione e della redenzione. Perciò, come essi in memoria della creazione celebrano il sabato, altrettanto noi, in memoria della risurrezione, celebriamo la domenica.
   Per quanto concerne la dottrina della creazione dice: «per fede noi sappiamo …». E ciò può essere interpretato in due modi. Nel primo modo, così che l’espressione «verbo Dei» si trovi nel caso ablativo. E allora il senso è: «noi», come gli antichi, «per fede», ossia per mezzo della dottrina della fede, cioè dell’Antico Testamento – Gen 1,3: «Dio disse: Sia fatto …»; Sal 32,9: «Egli parlò e tutto fu fatto» – «sappiamo che i mondi furono formati», cioè disposti, «dalla parola (lat. verbo) di Dio», ossia per ordine di Dio. Ora, ciò spetta alla fede, cioè il fatto che noi lo sappiamo: poiché, dato che la fede riguarda le realtà invisibili, anche i mondi furono creati da cose invisibili, cioè dalla materia prima, la quale, nuda e priva di qualsiasi forma, è invisibile ed è priva di ogni specie e disposizione. Perciò dice: «sì che dall’invisibile ha preso origine il mondo visibile». Ora, tutto ciò è detto abbastanza rozzamente, benché sia vero.
   Nel secondo modo così che il termine «verbo» si trovi nel caso dativo. E allora il senso è: sappiamo per fede che i mondi furono prima adattati, cioè resi convenienti e corrispondenti, al Verbo, sicché da cose invisibili…
   Perciò bisogna sapere che il Verbo di Dio è il concetto stesso di Dio, con cui egli conosce se stesso e le altre cose. Infatti, confrontato alla creatura, Dio è come l’artefice in rapporto alla sua opera. Ora, noi vediamo che l’artefice, ciò che produce all’esterno, lo produce secondo la somiglianza con il suo concetto. Per cui produce la casa nella materia secondo la somiglianza della casa che si era formato nella sua mente; sicché, se la casa esterna corrisponde alla casa concepita dalla mente, l’opera è ordinata nel modo dovuto, altrimenti no. Invero, poiché tutta la creazione è disposta in modo eccellente, in quanto prodotta da un artefice che non può essere soggetto a errore o a qualche altro difetto, perciò essa corrisponde pienamente, secondo la sua misura, al concetto divino. Perciò Boezio nel De consolatione scrive: «Egli, bellissimo, avendo in mente un mondo bello, lo formò secondo l’immagine corrispondente». Perciò dice: «per fede noi sappiamo che i mondi», cioè tutta la creazione, sono stati «formati» in riferimento al «Verbo», cioè al concetto di Dio, come l’opera d’arte al suo artista. Sir 1,10: «L’ha diffusa», cioè la sua sapienza, «su tutte le opere».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 11, lect. 2, v. 3, n. 564)

   Doctrina autem in veteri testamento duplex fuit. Una aperte posita; alia vero sub velamine figurarum et mysteriorum velata fuit. Prima de unitate Dei et creatione mundi; secunda de mysterio incarnationis et reparationis. Unde sicut ipsi in memoriam creationis colebant sabbata, ita nos in memoriam resurrectionis servamus dominicam. Quantum ergo ad doctrinam de mundi creatione, dicit fide intelligimus, et cetera. Quod potest dupliciter legi: uno modo, quod verbo Dei sit ablativi casus. Et est sensus: nos sicut antiqui, fide, id est per doctrinam fidei, scilicet veteris testamenti Gen. 1,3: dixit Deus: fiat, etc., Ps. 32,9: ipse dixit, et facta sunt, intelligimus saecula esse aptata, id est disposita, verbo Dei, id est, per imperium Dei. Hoc autem pertinet ad fidem, quod scilicet hoc intelligimus, quia cum fides sit de invisibilibus, etiam saecula facta sunt de invisibilibus, scilicet de materia prima, quae nuda et privata omni forma invisibilis est, et omni specie et dispositione carens. Ideo dicit ut ex invisibilibus visibilia fierent. Sed hoc est satis ruditer dictum, licet sit verum. Secundo modo, quod verbo sit dativi casus. Et tunc est sensus: intelligimus per fidem ut prius saecula essent aptata, id est, convenientia et correspondentia verbo, ut ex invisibilibus, et cetera. Propter quod sciendum est, quod Verbum Dei est ipse conceptus Dei, quo seipsum et alia intelligit. Deus autem comparatur ad creaturam, sicut artifex ad opus suum. Hoc autem videmus quod artifex, illud quod producit extra, producit in similitudinem conceptus sui. Unde facit domum in materia ad similitudinem domus, quam in mente sua formavit; quod si domus extra conveniat domui praeconceptae, est opus debito modo ordinatum; si non, non. Quia vero tota creatura optime disposita est, utpote producta ab artifice, in quo non potest cadere error, vel aliquis defectus, ideo plenissime secundum modum suum convenit divino conceptui. Unde Boetius De consolatione: pulchrum pulcherrimus ipse mundum mente gerens, similique imagine formans. Ideo dicit intelligimus fide saecula, id est, totam universitatem creaturae, aptata, id est, convenienter respondentia, Verbo, id est conceptui Dei, sicut artificiatum arti suae. Eccli. 1,10: effudit illam, scilicet sapientiam suam, super omnia opera sua.

Vangelo (Mc 9,3-13)

   In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti. E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».

Il modo della trasfigurazione

San Tommaso
(S. Th. III, q. 45, a. 1, soluzione 1)

   1. «Non si pensi», scrive S. Girolamo, che trasfigurandosi «Cristo abbia perso la propria forma e fisionomia, o abbia lasciato il suo corpo reale per assumerne uno spirituale o aereo. L’evangelista ci dice invece in quale modo egli si sia trasfigurato: Il suo volto risplendette come il sole, e le sue vesti divennero candide come la neve. Si parla cioè di splendore del volto e di candore delle vesti: la sostanza è identica, ma la gloria è diversa».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 45, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod, sicut Hieronymus dicit, super Matth., nemo putet Christum per hoc quod transfiguratus dicitur, pristinam formam et faciem perdidisse, vel amisisse corporis veritatem et assumpsisse corpus spirituale vel aereum. Sed quomodo transformatus sit, Evangelista demonstrat, dicens, resplenduit facies eius sicut sol, vestimenta autem eius facta sunt alba sicut nix. Ubi splendor faciei ostenditur, et candor describitur vestium, non substantia tollitur, sed gloria commutatur.

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