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21 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 6a Settimana

21 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/01/2019 elena

21 febbraio – giovedì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura
(Gen 9,1-13)

   Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. Ogni essere che striscia e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue. Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello. Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché a immagine di Dio è stato fatto l’uomo. E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela». Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra». Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra.

L’uso delle carni

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 6, soluzione 2)

   2. L’uso di cibarsi coi frutti degli alberi e della terra era comune tra gli uomini già prima del diluvio, mentre sembra invece che l’uso delle carni si sia introdotto dopo il diluvio: infatti è allora che in Gen è detto: Io vi ho dato tutti gli animali, come già le erbe verdi. E questo perché il cibarsi coi frutti della terra rientra in una certa semplicità di vita, mentre l’uso delle carni sa di delicatezza e di ricercatezza. Infatti la terra produce le erbe spontaneamente, oppure con poca industria produce in gran copia i suoi frutti: invece ci vuole molta industria per allevare o per catturare gli animali. Perciò, volendo Dio ricondurre il suo popolo a un vitto più semplice, proibì loro molti animali, mentre non proibì alcun frutto della terra. Oppure ciò era dovuto al fatto che gli animali erano immolati agli idoli, e non invece i frutti della terra.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 102, a. 6, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod esus plantarum et aliorum terrae nascentium adfuit apud homines etiam ante diluvium, sed esus carnium videtur esse post diluvium introductus; dicitur enim Gen. 9 [3], quasi olera virentia dedi vobis omnem carnem. Et hoc ideo, quia esus terrae nascentium magis pertinet ad quandam simplicitatem vitae; esus autem carnium ad quasdam delicias et curiositatem vivendi. Sponte enim terra herbam germinat, vel cum modico studio huiusmodi terrae nascentia in magna copia procurantur, oportet autem cum magno studio animalia vel nutrire, vel etiam capere. Et ideo volens Dominus populum suum reducere ad simpliciorem victum, multa in genere animalium eis prohibuit, non autem in genere terrae nascentium. Vel etiam quia animalia immolabantur idolis, non autem terrae nascentia.

Vangelo (Mc 8,27-33)

   In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elìa e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

L’annuncio della passione

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 4, vv. 30-33)

   Segue: E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. TEOFILATTO: Voleva nel frattempo occultare la sua gloria affinché molti non si scandalizzassero di lui, e meritassero così una pena maggiore. CRISOSTOMO: Oppure per poter diffondere nelle loro menti una fede pura, una volta contemplato lo scandalo della croce. È infatti dopo questa passione e prima della sua ascensione che dice loro: «Andate e ammaestrate tutte le nazioni». TEOFILATTO: È dopo aver accettato la confessione dei suoi discepoli che lo proclamavano vero Dio che il Salvatore rivela ai suoi discepoli il mistero della croce; per cui segue: E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Ma i discepoli non intendevano l’ordine della verità, né potevano comprendere la risurrezione, e ritenevano che fosse meglio che non patisse. CRISOSTOMO: Il Signore aveva fatto loro questa predizione nella presente circostanza per far loro comprendere che aveva bisogno di testimoni che lo predicassero solo dopo la sua croce e risurrezione. Ma Pietro, nuovamente fervoroso, prese da solo l’audacia per disputare di queste cose, per cui segue: Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. (Signore abbi cura di te, ciò non ti accadrà mai). BEDA: Disse questo con l’affetto di chi ama e di chi desidera, come se dicesse: ciò non può accadere, e le mie orecchie non accettano che il Figlio di Dio debba essere ucciso. CRISOSTOMO: Come mai Pietro, che aveva ricevuto una rivelazione dal Padre, cadde così velocemente e divenne instabile? Diciamo che non dobbiamo meravigliarci se ignorò ciò colui che non aveva ancora avuto la rivelazione della croce. Che infatti Cristo fosse il Figlio del Dio vivente lo aveva appreso per rivelazione, ma il mistero della croce e della risurrezione non gli era stato ancora rivelato. Il Signore, però, mostrando che era necessario che egli giungesse alla passione, rimproverò Pietro, per cui segue: Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! TEOFILATTO: Il Signore infatti, volendo mostrare che la sua passione doveva avvenire per la salvezza degli uomini, e che solo Satana voleva che Cristo non patisse, affinché il genere umano non venisse salvato, chiamò Pietro Satana, affinché colui che non voleva che Cristo patisse sapesse che cosa apparteneva a Satana; Satana infatti si interpreta avversario. CRISOSTOMO: Al demonio che lo tentava non disse: Va’ dopo di me, ma a Pietro dice: Va dietro a me, cioè seguimi, e non resistere alla decisione volontaria della mia passione.
   Segue: Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini. TEOFILATTO: Dice che Pietro conosceva ciò che è umano, in quanto i suoi affetti erano terreni; Pietro voleva infatti che Cristo si riposasse, e non che venisse crocifisso.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,
c. 8, lect. 4, vv. 30-33)

   Sequitur et comminatus est eis, ne cui dicerent de illo. Theophylactus. Volebat enim interim suam gloriam occultare, ne multi scandalizarentur de eo, et poenam mererentur maiorem. Chrysostomus. Vel ut scandalo crucis completo puram infigat fidem in mente eorum: prius enim passione perfecta, circa ascensionem dixit eis: euntes docete omnes gentes. Theophylactus. Postquam autem Dominus confessionem discipulorum acceptavit dicentium verum Deum, tunc ipsis revelat crucis mysterium; unde sequitur et coepit docere eos quoniam oportet Filium hominis multa pati, et reprobari a senioribus, et a summis sacerdotibus, et Scribis, et occidi, et post tres dies resurgere; et palam verbum loquebatur, scilicet de futura passione. Non autem intelligebant discipuli ordinem veritatis, neque resurrectionem comprehendere poterant; sed putabant esse melius quod non pateretur. Chrysostomus. Praedixerat tamen hoc eis Dominus hac occasione, ut ostenderet quod oportet post crucem et resurrectionem Christum a testibus praedicari. Rursus Petrus existens fervidus, solus de his sumit audaciam disputandi; unde sequitur et apprehendens eum Petrus, coepit increpare eum: Domine, propitius esto tibi: nam hoc non erit. Beda. Hoc autem amantis affectu et optantis dixit; quasi diceret: hoc non potest fieri, nec recipiunt aures meae ut Dei Filius occidendus sit. Chrysostomus in Matth. Quid est autem hoc quod Petrus qui revelatione Patris potitus erat, sic velociter cecidit et instabilis est effectus? Sed dicimus non esse mirum si hoc ignoravit qui de passione revelationem non accepit. Quod enim Christus Filius Dei vivi esset, revelatione didicerat; mysterium vero crucis et resurrectionis nondum ei fuerat revelatum. Ipse vero ostendens quod oporteret eum ad passionem venire, Petrum increpavit; unde sequitur qui conversus, et videns discipulos suos, comminatus est Petro, dicens: vade retro me, Satana. Theophylactus. Dominus namque volens ostendere quod propter salutem hominum debebat eius passio fieri, et quod solus Satanas Christum pati nolebat, ut genus non salvaretur humanum, Petrum Satanam nominavit, eo quod saperet quae sunt Satanae, nolens Christum pati, sed adversans eidem; Satanas enim adversarius interpretatur. Chrysostomus. Daemoni autem ipsum tentanti non ait: vade post me; sed Petro dicit: vade retro me; idest sequere me, et voluntario meae passionis consilio non resistas. Sequitur quoniam non sapis ea quae Dei sunt, sed quae hominum. Theophylactus. Quae hominum sunt dicit Petrum sapere, secundum quod affectiones carnales quodammodo sapiebat: volebat enim Petrus quod sibi Christus praestaret requiem, et non crucifigeretur.

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