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20 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 6a Settimana

20 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/01/2019 elena

20 febbraio – mercoledì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura
(Gen 8,6-13.20-22)

   Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell’arca e fece uscire un corvo. Esso uscì andando e tornando, finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco una tenera foglia di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco, la superficie del suolo era asciutta. Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali puri e di uccelli puri e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò il profumo gradito e disse in cuor suo: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché ogni intento del cuore umano è incline al male fin dall’adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché durerà la terra, seme e mèsse, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno».

La maledizione del suolo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 76, a. 2, corpo)

   Benedizione e maledizione propriamente appartengono a un essere il quale può avere una buona o una cattiva sorte, cioè alla creatura razionale. Agli esseri privi di ragione invece la buona o la cattiva sorte viene attribuita per il loro rapporto con la creatura razionale alla quale sono ordinati. Ora, essi vi sono ordinati in diversi modi. Primo, come sostentamento: poiché mediante le creature prive di ragione si sovviene alle necessità dell’uomo. E in questo modo il Signore disse all’uomo: Maledetto sia il suolo per causa tua (Gen 3,17); poiché l’uomo sarebbe stato punito con la sua sterilità. E così vanno anche intese quelle altre parole di Dt 28 [5]: Benedetti i tuoi granai, e [17] maledetto il tuo granaio. E in questo senso anche Davide, stando all’esegesi di S. Gregorio, maledisse i monti di Gelboe [2 Sam 1,21]. – Secondo, la creatura priva di ragione può essere ordinata a quella razionale come figura simbolica. E sotto questo aspetto il Signore maledisse l’albero di fico, che simboleggiava il giudaismo. – Terzo, le creature prive di ragione sono ordinate a quelle razionali come cornice cronologica o spaziale. E in questo senso Giobbe maledisse il giorno della sua nascita, per il peccato originale che si contrae col nascere e per le sue tristi conseguenze. E si può pensare che anche Davide abbia maledetto i monti di Gelboe per lo stesso motivo: cioè per la strage del popolo che su di essi era stata compiuta. – Maledire invece le cose prive di ragione in quanto sono creature di Dio è un peccato di bestemmia. Maledirle poi per se stesse è cosa inutile e vana, e quindi illecita.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 76, a. 2, corpus)

   Respondeo dicendum quod benedictio vel maledictio ad illam rem proprie pertinet cui potest aliquid bene vel male contingere, scilicet rationali creaturae. Creaturis autem irrationalibus bonum vel malum dicitur contingere in ordine ad creaturam rationalem, propter quam sunt. Ordinantur autem ad eam multipliciter. Uno quidem modo, per modum subventionis, inquantum scilicet ex creaturis irrationalibus subvenitur humanae necessitati. Et hoc modo Dominus homini dixit, Gen. 3 [17], maledicta terra in opere tuo, ut scilicet per eius sterilitatem homo puniretur. Et ita etiam intelligitur quod habetur Deut. 28 [5], benedicta horrea tua, et infra [17], maledictum horreum tuum. Sic etiam David maledixit montes Gelboe, secundum Gregorii expositionem. – Alio modo creatura irrationalis ordinatur ad rationalem per modum significationis. Et sic Dominus maledixit ficulneam, in significationem Iudaeae. – Tertio modo ordinatur creatura irrationalis ad rationalem per modum continentis, scilicet temporis vel loci. Et sic maledixit Iob diei nativitatis suae, propter culpam originalem, quam nascendo contraxit, et propter sequentes poenalitates. Et propter hoc etiam potest intelligi David maledixisse montibus Gelboe, ut legitur 2 Reg. 1 [21], scilicet propter caedem populi quae in eis contigerat. – Maledicere autem rebus irrationalibus inquantum sunt creaturae Dei, est peccatum blasphemiae. Maledicere autem eis secundum se consideratis, est otiosum et vanum, et per consequens illicitum.

Vangelo (Mc 8,22-26)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

La guarigione dei cieco

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 3, vv. 22-25)

   GLOSSA: Dopo la refezione della folla, l’Evangelista riferisce l’illuminazione di un cieco dicendo: Giunsero a Betsaida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. BEDA: Sapendo che come il contatto del Signore poteva guarire un lebbroso, così poteva anche illuminare un cieco.
   Segue: Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio. TEOFILATTO: Sembra infatti che Betsaida fosse infetta da molta incredulità, per cui il Signore la rimprovera (11,21): «Guai a te Betsaida, poiché se in Tiro e Sidone fossero stati fatti i prodigi che sono stati fatti da voi, già da gran tempo avrebbero fatto penitenza con cenere e cilicio». In essa, dunque, conduce fuori dal villaggio il cieco che gli era stato condotto. Infatti non era vera la fede di coloro che glielo avevano portato.
   Segue: e dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: Vedi qualcosa? CRISOSTOMO: Tocca con la saliva e impone le mani al cieco volendo mostrare che la parola divina aggiunta all’azione giova mirabilmente. Infatti la mano mostra l’attività, la saliva, invece, la parola uscita dalla bocca. Gli chiede poi se vedeva qualcosa, cosa che negli altri guariti non fece, indicando che, per la fede imperfetta di coloro che glielo avevano portato e del cieco stesso, gli occhi non erano stati completamente aperti; per cui segue: Quello, alzando gli occhi, diceva: Vedo la gente, poiché vedo come degli alberi che camminano. Poiché infatti non era ancora libero dall’incredulità, dichiara di vedere gli uomini oscuramente. BEDA: Vedendo la forma dei corpi tra le ombre, sembra non poter discernere alcun lineamento delle membra, essendo la vista ancora oscurata, come a chi vede da lontano o nella luce notturna gli alberi sembrano fitti, per cui non si distingue facilmente un albero da un uomo. TEOFILATTO: Non lo fa vedere subito perfettamente, ma in parte, poiché quello non aveva una fede perfetta: infatti secondo la fede viene dato il rimedio. CRISOSTOMO: Lo conduce dall’inizio della guarigione all’apprensione della fede, e così lo fa vedere perfettamente; per cui segue: Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente. Poi aggiunge: Fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa; pienamente guarito, cioè nel senso e nell’intelletto.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,
c. 8, lect. 3, vv. 22-25)

   Glossa. Post refectionem turbarum Evangelista de illuminatione caeci subiungit, dicens et veniunt Bethsaidam, et adducunt ei caecum, et rogabant eum ut illum tangeret. Beda. Scientes quia tactus Domini sicut leprosum mundare, ita caecum illuminare valeret. Sequitur et apprehensa manu caeci eduxit eum extra vicum. Theophylactus. Videtur namque Bethsaida multa infidelitate fuisse infecta: unde dominus exprobrat ei: vae tibi, Bethsaida: quia si in Tyro et Sidone factae essent virtutes quae factae sunt in vobis, olim in cilicio et cinere poenitentiam egissent. In hac ergo adductum caecum extra vicum educit: non enim erat vera adducentium fides. Sequitur et expuens in oculos eius, impositis manibus suis, interrogavit eum si aliquid videret. Chrysostomus. Spuit quidem, et manus imponit caeco, volens ostendere quod verbum divinum operationi adiunctum mirabiliter proficit. Manus enim operationis est ostensiva, sputum vero sermonis ex ore prolati. Interrogat autem si aliquid videret; quod in aliis sanatis non fecit, significans propter imperfectam adducentium fidem, ac ipsius caeci, oculos eius non esse omnino apertos; unde sequitur et aspiciens ait: video homines velut arbores ambulantes. Quia enim in infidelitate adhuc detinebatur, obscure se videre homines declarabat. Beda. Formam quidem corporum inter umbras aspiciens, sed nulla membrorum lineamenta, visu adhuc caligante, discernere valens, quales condensae arbores a longe spectantibus, vel in luce nocturna solent apparere; ita ut non facile arbor, an homo sit, possit dinosci. Theophylactus. Ideo autem non statim eum perfecte facit videre, sed in parte, quia non perfectam fidem habebat: nam secundum fidem datur medela. Chrysostomus. Deducit autem eum ab initio sensus redditi in fidei apprehensionem; et sic fecit eum perfecte videre; unde sequitur deinde iterum imposuit manus super oculos eius et coepit videre. Et postea subiungit et restitutus est, ita ut clare videret omnia; sensu scilicet, et intellectu perfecte curatus.

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