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19 febbraio – martedì Tempo Ordinario – 6a Settimana

19 febbraio – martedì Tempo Ordinario – 6a Settimana
09/01/2019 elena

19 febbraio – martedì
Tempo Ordinario – 6a Settimana

Prima lettura
(Gen 6,5-8.7,1-5.10)

   Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: «Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti». Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. Il Signore disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. Di ogni animale puro prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono puri un paio, il maschio e la sua femmina. Anche degli uccelli del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; cancellerò dalla terra ogni essere che ho fatto». Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato. Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra.

Il Signore si pentì

San Tommaso
(S. Th. I, q. 19, a. 7, soluzione 1)

   1. Quelle parole del Signore devono essere intese metaforicamente, per una certa analogia con il nostro modo di fare: quando infatti noi ci pentiamo, distruggiamo ciò che abbiamo fatto. Sebbene ciò possa avvenire anche senza mutamento di volontà perché un uomo, senza mutare volontà, può talora voler fare una cosa e al tempo stesso avere l’intenzione di distruggerla in seguito. Così dunque, per una somiglianza col nostro modo di agire, si dice che Dio si pentì: in quanto cioè con il diluvio eliminò dalla faccia della terra l’uomo che aveva creato.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 19, a. 7, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod illud verbum Domini metaphorice intelligendum est, secundum similitudinem nostram, cum enim nos poenitet, destruimus quod fecimus. Quamvis hoc esse possit absque mutatione voluntatis, cum etiam aliquis homo, absque mutatione voluntatis, interdum velit aliquid facere, simul intendens postea illud destruere. Sic igitur Deus poenituisse dicitur, secundum similitudinem operationis, inquantum hominem quem fecerat, per diluvium a facie terrae delevit.

Vangelo (Mc 8,14-21)

   In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Il lievito dei farisei

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 8, lez. 2, v. 15)

   Segue: I discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani, e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. BEDA: Ma qualcuno chiederà: come non avevano pani quelli che subito, riempite le sporte, salirono sulla barca? Eppure la Sacra Scrittura attesta che si erano dimenticati di prenderli con sé, il che è un indizio di quanta modica cura avessero nelle altre cose, dato che lo zelo nel seguire il Signore non aveva lasciato nelle loro anime alcun posto per le preoccupazioni corporali. TEOFILATTO: Fu anche qualcosa di provvidenziale il fatto che i discepoli dimenticarono di prendere con sé i pani, così che la correzione di Cristo li rendesse migliori e poté farli giungere alla nozione della sua potenza; segue infatti: Li ammoniva dicendo: Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode. CRISOSTOMO: Matteo dice (16,6): «Dal lievito dei farisei e dei sadducei»; Luca invece (12,1) solo dei farisei. I tre dunque nominano i farisei come i principali, mentre Matteo e Marco si sono divisi i secondari. Giustamente poi Marco ha posto Erode come supplemento della sua narrazione, essendo stati trascurati gli erodiani da parte di Matteo. Dicendo poi questo, a poco a poco conduce i discepoli alla comprensione e alla fede. TEOFILATTO: Chiama lievito dei farisei e degli erodiani la loro dottrina in quanto dannosa e corruttiva, e piena della vecchia malizia. Infatti gli erodiano erano dottori che dicevano che Erode era il Cristo. BEDA: Oppure il lievito dei farisei è l’anteporre le tradizioni umane alla legge divina, predicare la legge con le parole e combatterla con le azioni, tentare il Signore e rifiutare ogni credenza alle sue opere e alle sue parole. Il lievito di Erode è l’adulterio, l’omicidio, la temerarietà del giuramento, l’ipocrisia e l’odio contro Cristo e il suo precursore. TEOFILATTO: I discepoli credettero che il Signore parlasse del lievito ordinario, per cui segue: Ma quelli discutevano fra loro poiché non avevano pane. E dicevano questo in quanto non intendevano la virtù di Cristo, che poteva fare i pani dal nulla. Per cui il Signore li riprende. Segue infatti: Si accorse di questo e disse loro: Perché discutete che non avete pane? BEDA: In occasione del comando che il Signore aveva fatto, dicendo: Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode, ricorda loro che cosa significano i cinque pani e i sette, su cui aggiunge: E non vi ricordate, quando spezzai i cinque pani, ecc. Se infatti il suddetto lievito significava le tradizioni perverse, perché i cibi di cui fu nutrito il popolo di Dio non dovrebbero significare la vera dottrina.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,
c. 8, lect. 2, v. 15)

   Sequitur et obliti sunt panes sumere, et nisi unum panem non habebant secum in navi. Beda. Quaerit autem aliquis: quomodo panes non habebant qui statim impletis septem sportis ascenderunt in naviculam? Sed Scriptura testatur, quod obliti sunt eos secum tollere; quod indicium est quam modicam carnis curam haberent in reliquis, quibus ipsa reficiendi corporis necessitas intentione dominici comitatus mente excesserat. Theophylactus. Dispensative etiam panes sumere discipuli sunt obliti, ut reprehensi a Christo fierent meliores et ad virtutis Christi notitiam pervenirent; sequitur enim et praecipiebat eis, dicens: videte, et cavete a fermento Pharisaeorum, et fermento Herodis. Chrysostomus. Matthaeus dicit: a fermento Pharisaeorum et Sadducaeorum; Lucas vero Pharisaeorum solum. Tres ergo Pharisaeos nominant, quasi principales; Matthaeus vero et Marcus sibi secundarios diviserunt. Congrue autem Marcus posuit Herodis, quasi relictis a Matthaeo Herodianis in supplementum narrationis ipsius. Hoc autem dicens, paulatim inducit discipulos ad sensum et fidem. Theophylactus. Fermentum Pharisaeorum et Herodianorum vocat doctrinam eorum, quasi damnosam et corruptivam et malitia veteri plenam. Herodiani enim doctores erant, qui Herodem Christum esse dicebant. Beda. Vel fermentum Pharisaeorum est decreta legis divinae traditionibus hominum postponere; legem verbis praedicare, et factis impugnare; Dominum tentare, doctrinae eius, aut operibus non credere. Fermentum autem Herodis est adulterium, homicidium, temeritas iurandi, simulatio religionis, et odium in Christum et praecursorem eius. Theophylactus. Ipsi autem discipuli de fermento panum dixisse Dominum putaverunt; unde sequitur et cogitabant ad alterutrum, dicentes: quia panes non habemus. Hoc autem dicebant, quasi non intelligentes Christi virtutem, quod poterat panes facere ex non ente; unde Dominus eos reprehendit: sequitur enim quo cognito Iesus ait illis: quid cogitatis, quia panes non habetis? Beda. Per occasionem autem praecepti quod salvator iusserat, dicens cavete a fermento Pharisaeorum et fermento Herodis, docet eos quid significent quinque panes, et septem, de quibus subdit nec recordamini quando quinque panes fregi? et cetera. Si enim fermentum praedictum traditiones perversas significaret, quare cibi quibus nutritus est populus Dei, non veram doctrinam significent?

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