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17 febbraio 6a Domenica del Tempo Ordinario

17 febbraio 6a Domenica del Tempo Ordinario
09/01/2019 elena

17 febbraio
6a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Ger 17,5-8)

   Così dice il Signore: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamarisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti».

La fruttificazione e la sequela

San Tommaso
(Su Geremia, c. 17, alla fine)

   Nota che i santi fruttificano per la contemplazione della sapienza. Sir 6: «Accostati ad essa come chi ara e chi semina, e attendi i suoi ottimi frutti». Per il fervore della carità. Ct 5: «Venga il mio diletto nel suo giardino, e ne mangi i frutti squisiti». Per la confessione della lode. Eb 15: «Per mezzo di lui offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome». Per l’attività meritoria. Sal 84: «Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto». Per la conversione del prossimo. Gv 15: «Perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga».
   Parimenti bisogna notare che uno segue Cristo per l’integrità della carne. Ap 14: «Infatti sono vergini, e seguono l’agnello dovunque vada». Per l’intenzione del cuore. Fil 3: «Mi sforzo di correre per conquistarlo». Per la sofferenza della tribolazione. 1 Pt 2: «Cristo morì per voi, lasciandovi un esempio perché ne seguiate le orme». Per l’osservanza dei comandamenti, Gb 25: «Il mio piede ha seguito le sue orme, ho custodito la sua via e non ho declinato da essa». Per l’acquisto della gloria. Sir 23: «Gloria grande è seguire il Signore, sarà sua la lunghezza dei giorni».

Testo latino di San Tommaso
(In Ieremiam, c. 17, ult.)

   Nota, quod sancti fructificant per sapientiae contemplationem. Eccl. 6: quasi is qui arat, et qui seminat, accede ad eam, et sustine bonos fructus illius. Per caritatis fervorem. Cant. 5: veniat dilectus meus in hortum suum, ut comedat fructum pomorum suorum. Per laudis confessionem. Heb. 13: per ipsum offeramus hostiam laudis semper Deo, idest fructum labiorum confitentium nomini ejus. Per meritoriam operationem. Psal. 84: etenim Dominus dabit benignitatem, et terra nostra dabit fructum suum. Per proximorum conversionem. Joan. 15: ut eatis, et fructum afferatis, et fructus vester maneat. Item notandum, quod sequitur aliquis Christum per carnis integritatem. Apoc. 14: virgines enim sunt, et sequuntur agnum quocumque ierit. Per cordis intentionem. Philip. 3: sequor si quo modo comprehendam. Per tribulationis passionem. 1 Petr. 2: Christus passus est pro nobis vobis relinquens exemplum, ut sequamini vestigia ejus. Per mandatorum observationem Job 23: vestigia ejus secutus est pes meus, viam ejus custodivi et non declinavi ex ea. Per gloriae receptionem. Eccli. 25: magna gloria est sequi Dominum; longitudo enim dierum assumetur ab eo.

Seconda lettura
(1 Cor 15,12.16-20)

   Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Essenzialità della risurrezione

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 15, lez. 2, v. 19, n. 923)

   923. Ma poiché si potrebbe anche dire: non mi curo dei peccati, non mi curo dei morti, purché nella vita presente abbia quiete e tranquillità, per questo aggiunge un terzo inconveniente quando dice: «Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini».
   E si basa sul seguente argomento: se non esiste la risurrezione dei morti, ne segue che non c’è alcun bene per gli uomini se non nella vita presente; e se è così, allora sono più miserabili coloro che in questa vita patiscono molti malanni e tribolazioni. Quindi, poiché gli Apostoli e i cristiani patiscono molte tribolazioni, ne segue che sono più miserabili degli altri uomini, i quali almeno godono dei beni di questo mondo.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,
c. 15, lect. 2, v. 19, n. 923)

   Sed quia posset adhuc dicere: non curo de peccatis, non curo de mortuis, dummodo habeam in vita ista quietem et tranquillitatem, ideo addit tertium inconveniens cum dicit si in hac tantum vita, et cetera. Et innititur tali argumento: si resurrectio mortuorum non est, sequitur quod nihil boni habeatur ab hominibus, nisi solum in vita ista; et si hoc est, tunc illi sunt miserabiliores, qui in vita ista multa mala et tribulationes patiuntur. Cum ergo plures tribulationes apostoli et christiani patiantur, sequitur quod sint miserabiliores caeteris hominibus, qui ad minus perfruuntur huius mundi bonis.

Vangelo
(Lc 6,17.20-26)

   In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne. Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Le beatitudini secondo San Luca

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 6, lez. 4, v. 17)

   CIRILLO: Una volta compiuta l’ordinazione degli Apostoli e dopo che un gran numero di persone si erano radunate dalla Giudea e dalla zona marittima di Tiro e Sidone, che erano idolatre, affidò agli Apostoli la funzione di dottori di tutta la terra per richiamare i Giudei dalla schiavitù della Legge, e gli adoratori dei demoni dall’errore del paganesimo alla conoscenza della verità; per cui si dice: Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale. BEDA: Non dice litorale dal vicino mare di Galilea, perché ciò non sarebbe nulla di straordinario, ma dal grande mare in cui potevano essere incluse anche Tiro e Sidone; a proposito delle quali prosegue: di Tiro e di Sidone; queste, essendo città dei Gentili, sono indicate intenzionalmente con il loro nome per mostrare quanto grande fosse la fama e la potenza del Salvatore, che aveva condotto persino i cittadini della costa a ricevere le sue guarigioni e la sua dottrina; per cui segue: che erano venuti per ascoltarlo. TEOFILATTO: Ossia per la cura delle anime, ed essere guariti dalle loro malattie, ossia per la cura dei loro corpi.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 6, lect. 4, v. 17)

   Cyrillus. Celebrata ordinatione apostolorum, pluribus congregatis et de regione Iudaeorum, nec non a maritima Tyri et Sidonis, qui erant idololatrae, constituit eos totius orbis doctores, utpote qui evocarent Iudaeos a legis servitute cultores autem daemonum ab errore gentili ad veritatis cognitionem; unde dicitur et descendens de monte cum illis, stetit in loco campestri, et turba discipulorum eius, et multitudo copiosa plebis ab omni Iudaea et Ierusalem et maritima. Beda. Non a proximo mari Galilaeae maritima dicit, quia hoc non miraculi loco poneretur; sed a mari magno cognominatur, in quo etiam Tyrus et Sidon comprehendi poterant; de quibus sequitur et Tyri et Sidonis; quae quia civitates gentium sunt, consulto nominatim ponuntur, ut quanta sit fama virtusque salvatoris intimetur, quae exteras etiam ad sanitatem doctrinamque capessendam civitates accersierat; unde sequitur qui venerant ut audirent eum. Theophylactus. Hoc est ad animarum medelam; et sanarentur a languoribus suis, hoc est ad medelam eorum corporum.

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