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13 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 5a Settimana

13 febbraio – mercoledì Tempo Ordinario – 5a Settimana
09/01/2019 elena

13 febbraio – mercoledì
Tempo Ordinario – 5a Settimana

Prima lettura
(Gen 2,4b-9.15-17)

   Nel giorno in cui il Signore Dio fece la terra e il cielo nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata, perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c’era uomo che lavorasse il suolo, ma una polla d’acqua sgorgava dalla terra e irrigava tutto il suolo. Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire».

I due alberi del paradiso

San Tommaso
(S. Th. I, q. 102, a. 1, soluzione 4)

   4. L’albero della vita è un certo albero materiale, chiamato così perché il suo frutto aveva la virtù di conservare la vita, come si è già detto. Tuttavia aveva un significato spirituale, come lo aveva anche la pietra del deserto, che era una realtà materiale e tuttavia simboleggiava Cristo. Parimenti l’albero della scienza del bene e del male era un vero albero, denominato in quel modo a motivo di quanto sarebbe accaduto: poiché, dopo di averne mangiato il frutto, l’uomo avrebbe imparato, sperimentando la punizione, la differenza tra il bene dell’obbedienza e il male della disobbedienza. Tuttavia poteva anche simboleggiare il libero arbitrio, come alcuni ritengono.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 102, a. 1, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod lignum vitae est quaedam materialis arbor, sic dicta quia eius fructus habebat virtutem conservandi vitam, ut supra [q. 97 a. 4] dictum est. Et tamen aliquid significabat spiritualiter, sicut et petra in deserto fuit aliquod materiale, et tamen significavit Christum [1 Cor 10,4]. Similiter etiam lignum scientiae boni et mali materialis arbor fuit, sic nominata propter eventum futurum, quia post eius esum homo, per experimentum poenae, didicit quid interesset inter obedientiae bonum et inobedientiae malum. Et tamen spiritualiter potuit significare liberum arbitrium, ut quidam dicunt.

Vangelo (Mc 7,14-23)

   In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti. E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Ciò che contamina l’uomo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 148, a. 1, soluzione 1)

   1. Gli alimenti non possono contaminare spiritualmente l’uomo in forza della loro essenza o natura; invece i Giudei, contro i quali il Signore parlava, e i Manichei ritenevano che certi cibi rendessero immondi, non per ciò che figuravano, ma per la loro stessa natura. Tuttavia la brama smodata del cibo contamina spiritualmente l’uomo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 148, a. 1, ad primum)

   Ad primum ergo dicendum quod id quod intrat in hominem per modum cibi, secundum suam substantiam et naturam, non coinquinat hominem spiritualiter, sed Iudaei, contra quos Dominus loquitur, et Manichaei opinabantur quod aliqui cibi immundos facerent, non propter figuram, sed secundum propriam naturam. Inordinata tamen ciborum concupiscentia hominem spiritualiter coinquinat.

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