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10 febbraio 5a Domenica del Tempo Ordinario

10 febbraio 5a Domenica del Tempo Ordinario
09/01/2019 elena

10 febbraio
5a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Is 6,1-2a.3-8)

   Nell’anno in cui morì il re Ozìa, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini; ognuno aveva sei ali. Proclamavano l’uno all’altro, dicendo: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo. E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!».

Santo, santo, santo

San Tommaso
(Su Isaia, c. 6, v. 3)

   Proclamavano l’uno all’altro… Qui pone la loro lode. E su questo punto fa tre cose. In primo luogo pone il modo della lode quanto alla devozione, poiché proclamavano per la grandezza dell’affetto; quanto alla concordia e quanto all’ordine, poiché l’uno all’altro. L’uno infatti riceve dall’altro, come vuole Dionigi. Gb 38: «Dov’eri quando mi lodavano tutte assieme le stelle del mattino, e giubilavano tutti i figli di Dio?».
   In secondo luogo pone il cantico di lode: Santo, santo, santo. La maestà dell’unità: Il Signore Dio degli eserciti, poiché presiede a tutti. Ap 4: «Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente, che è, che viene e che verrà». La liberalità della previdenza: Tutta la terra è piena della sua gloria, poiché estende la diffusione della sua bontà fino alle ultime creature che si possono concepire sulla terra. Ger 23: «Forse che io non riempio il cielo e la terra? dice il Signore». E questo secondo Dionigi nel capitolo settimo della Celeste gerarchia. S. Girolamo: «Tutta la terra è piena attraverso la conoscenza della fede». Sir 42: «Della gloria del Signore è piena la terra. Neppure i suoi santi sono in grado di narrare tutte le sue meraviglie, ciò che il Signore onnipotente ha stabilito perché l’universo stesse saldo a sua gloria».
   In terzo luogo dove dice: vibravano gli stipiti delle porte al risuonare di quella voce, pone l’effetto della lode, ossia la punizione dei peccatori. Sotto, 65: «Ecco, i miei servi mangeranno e voi avrete fame, i miei servi berranno e voi avrete sete, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi, i miei servi giubileranno per la gioia del cuore e voi griderete per lo strazio dello spirito». E con ciò viene indicata la distruzione del tempio. Vibravano gli stipiti delle porte. Am 9: «Percuoti il capitello e siano scossi gli architravi». E il suo incendio: mentre il tempio si riempiva di fumo, quando i Romani lo incendiarono dopo il riconoscimento della fede in Cristo. Oppure, il fumo va inteso come l’incredulità dei Giudei, e la vibrazione degli stipiti come la rimozione dei precetti legali o cerimoniali, che erano come ombre che impedivano l’ascolto della verità.

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 6, v. 3)

   Hic ponit eorum laudem: et circa hoc tria facit. Primo ponit laudandi modum quantum ad devotionem, quia clamabant ex magnitudine affectionis; quantum ad concordiam, quia uterque: et quantum ad ordinem, quia ad alterum. Unus enim accipit ab alio, ut vult Dionysius. Job 38: ubi eras cum me laudarent simul astra matutina et jubilarent omnes filii Dei? Secundo ponit laudis canticum, ibi, sanctus, sanctus, sanctus. Et tria laudant. Personarum Trinitatem: sanctus, sanctus, sanctus. Unitatis majestatem: dominus Deus exercituum: qui omnibus praeest. Apoc. 4: sanctus, sanctus, sanctus, dominus Deus omnipotens, qui est, et qui erat, et qui venturus est. Provisionis liberalitatem: plena est omnis terra gloria ejus: quia usque ad ultimas creaturas, quae per terram intelliguntur, et extendit diffusionem suae bonitatis. Jerem. 23: numquid non caelum et terram ego implebo, ait Dominus. Et hoc secundum Dionysium, 7 cap. Caelest. Hierarch. Hieronymus: plena est omnis terra, per notitiam fidei. Eccli. 42: gloria Domini plenum est opus ejus. Nonne Dominus fecit sanctos enarrare omnia mirabilia sua, quae confirmavit Dominus omnipotens stabilis in gloria sua? Tertio ibi, et commota, ponit laudis effectum, scilicet punitionem peccantium. Infra 65: ecce servi mei comedent, et vos esurietis; ecce servi mei bibent, et vos sitietis; ecce servi mei laudabunt prae exultatione cordis, et vos clamabitis prae dolore cordis, et prae contritione spiritus ululabitis. Et significatur templum diruendum. Commota sunt superliminaria cardinum. Amos 9: percute cardinem, et commoveantur superliminaria. Et comburendum. Et domus repleta est fumo combustionis a Romanis post agnitam fidem Christi. Vel per fumum infidelitates Judaeorum; per commotionem cardinum, amotionem legalium, vel caeremoniarum, quae erant quasi umbrae claudentes aditum veritatis.

Seconda lettura
(1 Cor 15,1-11)

   Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano! A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.

L’apparizione a San Paolo

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 12, lez. 2, v. 11, n. 730)

   904. Dice dunque le cose in questo modo: ho detto che Cristo è apparso a tutti, «ultimo», cioè per ultimo e dopo l’ascensione, «apparve anche a me come a un aborto», e quindi recentemente.
   Ora, dice «come a un aborto» per tre ragioni. Infatti si chiama abortivo un feto o perché nasce fuori del tempo dovuto, o perché viene estratto con violenza, o perché non raggiunge la quantità richiesta; e poiché l’Apostolo riscontra queste tre cose in se stesso, perciò dice «come a un aborto». Infatti, in primo luogo egli è rinato in Cristo fuori del tempo degli altri Apostoli. Poiché gli altri Apostoli rinacquero in Cristo prima dell’avvento dello Spirito Santo, mentre S. Paolo rinacque dopo.
   In secondo luogo perché gli altri Apostoli si convertirono a Cristo spontaneamente, mentre S. Paolo perché costretto: At 9,4: «Lo gettò a terra…». E questo conta molto contro gli eretici, i quali affermano che nessuno deve essere costretto alla fede, poiché S. Paolo fu costretto. E come dice S. Agostino, progredì maggiormente nella fede S. Paolo quando fu costretto a convertirsi, che molti altri che vennero spontaneamente.
   In terzo luogo, poiché si considera inferiore agli altri e ritiene di non aver raggiunto la perfezione degli altri Apostoli.

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,
c. 15, lect. 1, v. 8, n. 904)

   Dicit ergo ita: dixi quod omnibus manifestatus est Christus, novissime, id est ultimo et post ascensionem, visus est et mihi tamquam abortivo, et ideo novissime. Dicit autem tamquam abortivo, propter tria. Abortivus dicitur aliquis foetus vel quia nascitur extra tempus debitum, vel cum violentia educitur, vel quia non perducitur ad debitam quantitatem; et quia haec tria videbat in se apostolus, ideo dicit tamquam abortivo. Primo enim ipse extra tempus aliorum apostolorum renatus est Christo. Nam alii apostoli renati sunt Christo ante adventum Spiritus Sancti, Paulus vero post. Secundo quia alii apostoli spontanee conversi sunt ad Christum, sed Paulus coactus. Act. 9,4: prostravit eum ad terram, et cetera. Et hoc multum valet contra haereticos, qui dicunt quod nullus debet cogi ad fidem, quia Paulus coactus fuit. Et sicut dicit Augustinus, plus profecit in fide Paulus cum coacte conversus est, quam multi qui spontanee venerunt. Tertio quia reputat se aliis minorem, et non pervenisse ad virtutem aliorum apostolorum.

Vangelo (Lc 5,1-11)

   In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

La pesca miracolosa

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 5, lez. 3, vv. 8-10a)

   AMBROGIO: Pietro si stupiva per i doni divini, e quanto più grande era il suo timore, tanto inferiore era la sua presunzione, per cui si dice: al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù dicendo: Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore. CIRILLO: Riportando alla propria coscienza i delitti commessi, egli trema e palpita, e sentendosi impuro, non ritiene per lui possibile ricevere colui che è puro: infatti aveva imparato dalla Legge a distinguere tra ciò che è contaminato e ciò che è santo. GREGORIO NISSENO: Quando infatti comandò di calare le reti, la quantità dei pesci presi fu così grande quale volle il Signore del mare e della terra. Poiché la voce del Verbo è sempre la voce della potenza, all’ordine della quale, all’origine del mondo, la luce e le altre creature vennero prodotte. Di fronte a queste cose Pietro si stupiva; perciò prosegue: Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. AGOSTINO: Non fa il nome di Andrea, che tuttavia si capisce che era nella barca, secondo la narrazione di Matteo e Marco.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 5, lect. 3, vv. 8-10a)

   Ambrosius. Admirabatur Petrus dona divina; et quo plus metuerat, praesumebat minus; unde dicitur quod cum videret Simon Petrus, procidit ad genua Iesu, dicens: exi a me, domine, quia homo peccator sum. Cyrillus. Reducens enim ad conscientiam patrata delicta, tremit et trepidat, et velut immundus mundum non credit se posse suscipere: acceperat enim a lege, distinguendum esse inter maculatum et sanctum. Gregorius Nyssenus. Cum enim mandasset demergere retia, tanta copia piscium capta est, quantum ipse maris dominus et terrae voluerat. Vox enim verbi semper est vox virtutis, cuius praecepto in origine mundi lux et ceterae creaturae prodibant. In his admiratur Petrus; unde sequitur stupor enim circumdederat eum, et omnes qui cum illo erant, in captura piscium quam ceperant; similiter autem Iacobum et Ioannem filios Zebedaei, qui erant socii Simonis. Augustinus De cons. Evang. Andream non nominat, qui tamen intelligitur in ea navi fuisse, secundum Matthaei et Marci narrationem.

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