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8 febbraio – venerdì Tempo Ordinario – 4a Settimana

8 febbraio – venerdì Tempo Ordinario – 4a Settimana
09/01/2019 elena

8 febbraio – venerdì
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura (Eb 13,1-8)

   Fratelli, l’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo. Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio. La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così possiamo dire con fiducia: «Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura. Che cosa può farmi l’uomo?». Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

Le regole della castità

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 13, lez. 1, v. 4, nn. 732-733)

   732. In primo luogo presenta un’esortazione dicendo: «sia rispettato …». Su ciò è necessario sapere che, riguardo ai piaceri carnali, il peccato può essere duplice. In un primo modo, per un’illecita unione tra un uomo libero e una donna libera, e a questo riguardo dice: «il matrimonio sia rispettato». Aggiungi: rimanga in voi il principio che l’unione coniugale non deve avere fini fornicatori. E definisce «rispettata» l’unione coniugale che si esprime secondo le legittime regole del matrimonio. Da ciò si comprende che l’atto matrimoniale può essere senza peccato, e questo viene detto contro gli eretici. 1 Cor 7,28: «Se una giovane prende marito, non fa peccato». Quindi, per farci comprendere la bontà dell’istituto matrimoniale, il Signore operò il primo miracolo in occasione di un matrimonio, e lo nobilitò con la sua presenza corporale, e volle nascere da una donna sposata.
   In un altro modo, per violenza al talamo maritale, ossia quando l’uomo si accosta alla moglie di un altro, la donna al marito di un’altra. E a questo riguardo dice: «il letto nuziale sia senza macchia». Sap 14,24: «Ormai non conservano più pure né la vita né le nozze, e uno uccide l’altro a tradimento, o lo affligge con l’adulterio». Inoltre, Sap 3,13: «Beata la sterile non contaminata, che non ha conosciuto un letto peccaminoso».
   733. Poi, l’Apostolo aggiunge il motivo dell’ammonimento dicendo: «i fornicatori e gli adulteri saranno giudicati da Dio». Con ciò elimina l’errore di quanti dicono che Dio non punisce e non si cura dei peccati carnali. Ef 5,6: «Nessuno vi inganni con falsi ragionamenti». Infatti per i peccati carnali di cui aveva parlato prima, «piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono». Perciò qui dice: «i fornicatori», e per questi aveva detto: «il matrimonio sia rispettato», «e gli adulteri», e per questi aveva detto: «il letto nuziale sia senza macchia», «saranno giudicati da Dio», cioè Dio li condannerà. Ef 5,5: «Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, impuro o avaro – che è roba da idolatri – avrà parte nel regno di Cristo e di Dio».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 13, lect. 1, v. 4, nn. 732-733)

   Primo enim ponit monitionem contra concupiscentias carnalium delectationum; secundo contra cupiditatem rerum exteriorum ibi sint mores sine avaritia. Primo ergo ponit monitionem, dicens honorabile, et cetera. Circa quod sciendum est, quod circa venerea contingit dupliciter peccatum. Uno modo per illicitam coniunctionem soluti cum soluta, et quantum ad hoc dicit honorabile connubium, supple: sit in omnibus, qui continere nolunt, non coniunctio fornicatoria. Et dicitur honorabile, quando fit secundum debitas circumstantias matrimonii. Ex quo patet quod actus matrimonialis potest esse sine peccato, quod est contra haereticos. 1 Cor. 7,28: si nupserit virgo, non peccavit. Unde Dominus ad ostendendum bonum esse actum matrimonii, primum signum fecit in nuptiis et matrimonium nobilitavit praesentia sua corporali et nasci voluit de coniugata. Alio modo per violentiam thori maritalis, quando scilicet vir accedit ad alterius uxorem, vel mulier ad alterius virum. Et quantum ad hoc dicit et thorus immaculatus. Et Sap. 14,24: neque vitam, neque nuptias mundas iam custodiunt, sed alius alium per iniustitiam occidit, aut adulterans contristat. Item c. 3,13: felix sterilis et incoinquinata, quae nescivit thorum in delicto, habebit fructum in respectione animarum sanctarum. Subdit autem apostolus rationem, dicens fornicatores enim et adulteros iudicabit Deus. In quo elidit errorem aliquorum dicentium, quod Deus peccata carnalia non punit, nec curat. Eph. 5,6: nemo vos seducat inanibus verbis, propter haec enim, scilicet propter peccata carnalia, quae praemiserat, venit ira Dei in filios diffidentiae. Ideo dicit hic fornicatores, propter hoc quod dixit honorabile connubium, et adulteros, propter hoc quod dixit thorus immaculatus, Deus iudicabit, id est, condemnabit. Eph. 5, v. 5: omnis fornicator aut immundus, aut avarus, quod est idolorum servitus, non habet partem in regno Dei et Christi.

Vangelo (Mc 6,14-29)

   In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

L’obbligazione del giuramento

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 89, a. 7, soluzione 2)

   2. Il giuramento può determinare un effetto pernicioso in due modi. Primo, perché lo presuppone in partenza. O perché è intrinsecamente cattivo, come quando uno giura di compiere un adulterio, o perché è di ostacolo a un bene maggiore: p. es. quando uno giurasse di non farsi religioso o chierico, oppure di non accettare prelature anche nel caso in cui farebbe bene ad accettarle, o in altri casi del genere. Ora, simili giuramenti sono illeciti fin da principio: però in grado diverso. Perché se uno giura di compiere un peccato, pecca sia nel giurare, che nell’osservare il giuramento. Se invece giura di non compiere un bene maggiore, a cui non è tenuto, pecca nel giurare, in quanto resiste allo Spirito Santo ispiratore dei buoni propositi, però non pecca se osserva il giuramento, anche se farebbe molto meglio a non osservarlo. – Secondo, il giuramento può determinare un effetto pernicioso per un fatto nuovo e imprevisto: come avvenne nel giuramento di Erode [Mt 14,7], il quale giurò promettendo alla fanciulla di darle ciò che chiedeva. Ora, tale giuramento poteva essere inizialmente lecito con la dovuta condizione sottintesa, se cioè chiederà qualcosa che è lecito concedere; fu invece l’adempimento a essere illecito. Da cui le parole di S. Ambrogio: «Spesso è contro il dovere adempiere il giuramento: come nel caso di Erode, che uccise Giovanni per mantenere la promessa».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 89, a. 7, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod iuramentum potest vergere in deteriorem exitum dupliciter. Uno modo, quia ab ipso principio habet peiorem exitum. Vel quia est secundum se malum, sicut cum aliquis iurat se adulterium patraturum. Sive quia est maioris boni impeditivum, puta cum aliquis iurat se non intraturum religionem, vel quod non fiet clericus, aut quod non accipiet praelationem in casu in quo expedit eum accipere, vel si quid aliud est huiusmodi. Huiusmodi enim iuramentum a principio est illicitum, differenter tamen. Quia si quis iuret se facturum aliquod peccatum, et peccat iurando, et peccat iuramentum servando. Si quis autem iurat se non facturum aliquod melius bonum, quod tamen facere non tenetur, peccat quidem iurando, inquantum ponit obicem Spiritui Sancto, qui est boni propositi inspirator, non tamen peccat iuramentum servando, sed multo melius facit si non servet. – Alio modo vergit in deteriorem exitum propter aliquid quod de novo emerserat, quod fuit impraemeditatum, sicut patet in iuramento Herodis, qui iuravit puellae saltanti se daturum quod petisset. Hoc enim iuramentum poterat esse a principio licitum, intellecta debita conditione, scilicet si peteret quod dare deceret, sed impletio iuramenti fuit illicita. Unde Ambrosius dicit, in 1 De officiis, est contra officium nonnunquam promissum solvere sacramentum, sicut Herodes, qui necem Ioannis praestavit ne promissum negaret.

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