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7 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 4a Settimana

7 febbraio – giovedì Tempo Ordinario – 4a Settimana
09/01/2019 elena

7 febbraio – giovedì
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(Eb 12,18-19.21-24)

   Fratelli, voi non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola. Lo spettacolo, in realtà, era così terrificante che Mosè disse: «Ho paura e tremo». Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova, e al sangue purificatore, che è più eloquente di quello di Abele.

Più eloquente del sangue di Abele

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 12, lez. 4, v. 24, n. 712)

   712. Segue: «[dalla voce] più eloquente di quello di Abele». Infatti lo spargimento del sangue di Cristo fu raffigurato dallo spargimento del sangue di tutti i giusti che ci furono dall’origine del mondo. Ap 13,8: «L’agnello che fu ucciso fin dall’origine del mondo», cioè che fu previsto che dovesse essere ucciso. Perciò lo spargimento del sangue di Abele fu un segno di questo spargimento. Ma il sangue di Cristo parla meglio che quello di Abele, perché questo implora vendetta, mentre quello implora perdono. Lc 23,34: «Padre, perdona loro»; Is 53,12: «Intercedeva per i peccatori»; Mt 26,28: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati».
   Poi: «più eloquente», cioè che fa parlare meglio, poiché il sangue di Abele ci fa dire che Abele è un uomo puro e giusto, ma il sangue di Cristo ci fa dire che Cristo è il vero Dio che giustifica.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 12, lect. 4, v. 24, n. 712)

   Sequitur melius loquentem quam Abel. Effusio enim sanguinis Christi figurata fuit in effusione sanguinis omnium iustorum, qui fuerunt ab origine mundi. Apoc. 13,8: agnus qui occisus est ab origine mundi, id est, occidi praevisus. Et ideo effusio sanguinis Abel signum fuit istius effusionis. Sed Christi sanguis melius loquitur, quam sanguis Abel: quia iste clamat vindictam, sed sanguis Christi ibi clamat veniam. Lc. 23,34: Pater, ignosce eis. Is. 53,12: pro transgressoribus oravit. Matth. 26,28: hic est sanguis novi testamenti, qui pro multis effundetur in remissionem peccatorum. Vel melius loquentem, id est melius loqui facientem, quia sanguis Abel facit nos loqui Abel esse hominem purum et iustum, sed sanguis Christi facit nos loqui Christum verum Deum iustificantem.

Vangelo (Mc 6,7-13)

   In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

La missione degli Apostoli

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Marco,
c. 6, lez. 2, vv. 7-8)

   BEDA: Il Signore, benigno e clemente, non invidia ai suoi servi e discepoli la loro potenza, e come egli aveva guarito ogni languore e infermità, così dona il potere di guarire agli stessi Apostoli. Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. Ma c’è molta distanza fra il dare e il ricevere: il Signore, quando agisce, agisce con la sua potenza di Signore, mentre i discepoli, in ciò che fanno, confessano la loro debolezza e la potenza del Signore dicendo (At 3,6): «Nel nome del Signore alzati e cammina». TEOFILATTO: Manda poi gli Apostoli a due a due affinché siano più pronti: poiché, come dice il Qoèlet (4,9): «è meglio essere due insieme piuttosto che uno solo». Se poi ne avesse mandati più di due, il numero non sarebbe stato sufficiente a percorrere tutti i villaggi. GREGORIO: Manda due discepoli nella predicazione poiché due sono i precetti della carità, cioè l’amore di Dio e del prossimo, e la carità non può esserci se si è in meno di due. Con ciò dunque ci fa capire che chi non ha carità verso l’altro non può in alcun modo ricevere l’ufficio della predicazione.
   Segue: E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. BEDA: La fiducia del predicatore in Dio deve essere così grande che egli sia certo che il necessario alla vita non gli mancherà anche se non vi provvede; affinché non capiti che mentre la sua mente si occupa delle realtà temporali, provveda meno agli altri quelle eterne. CRISOSTOMO: Il Signore diede loro questo precetto anche perché alla loro vista i popoli comprendessero quanto fossero elevati al di sopra delle ricchezze. TEOFILATTO: Li istruisce anche, con ciò, a non essere amatori dei doni, in modo che si accettino i loro precetti di povertà quando si vedrà che non possiedono nulla.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Marcum,
c. 6, lect. 2, vv. 7-8)

   Beda. Benignus autem et clemens Dominus, ac magister non invidet servis atque discipulis suis virtutes suas; et sicut ipse curaverat omnem languorem, et omnem infirmitatem, apostolis quoque suis dedit potestatem; unde sequitur et convocavit duodecim, et coepit eos mittere binos, et dabat illis potestatem spirituum immundorum. Sed multa distantia est inter donare et accipere: iste quodcumque agit, potestate Domini agit, illi si quid faciunt imbecillitatem suam, et virtutes Domini confitentur, dicentes: in nomine Iesu surge et ambula. Theophylactus. Binos autem apostolos mittit, ut fierent promptiores: quia, ut ait Ecclesiastes, melius est simul duos esse, quam unum. Si autem plures quam duos misisset, non esset sufficiens numerus ut in plura castella mitterentur. Gregorius in Evang. Binos autem in praedicationem discipulos mittit, quoniam duo sunt praecepta caritatis: Dei videlicet amor, et proximi, et minus quam inter duos caritas haberi non potest. Per hoc ergo nobis innuit quia qui caritatem erga alterum non habet, praedicationis officium suscipere nullatenus debet. Sequitur et praecepit eis ne quid tollerent in via, nisi virgam tantum; non peram, neque panem, neque in zona aes; sed calceatos sandaliis, et ne induerentur duabus tunicis. Beda. Tanta enim praedicatori in Deo debet esse fiducia ut praesentis vitae sumptus, quamvis non provideat, tamen hos sibi non deesse certissime sciat, ne dum mens eius occupatur ad temporalia, minus aliis provideat aeterna. Chrysostomus. Hoc etiam eis Dominus praecepit, ut per habitum ostenderent quantum a divitiarum desiderio distabant. Theophylactus. Instruens etiam eos per hoc non esse amatores munerum, et ut videntes eos praedicare paupertatem, acquiescant, cum apostoli nihil habeant.

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