Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

5 febbraio – martedì Memoria di Sant’Agata Tempo Ordinario – 4a Settimana

5 febbraio – martedì Memoria di Sant’Agata Tempo Ordinario – 4a Settimana
08/01/2019 elena

5 febbraio – martedì
Memoria di Sant’Agata
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(Eb  12,1-4)

   Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Pensate attentamente…

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 12, lez. 1, v. 3, nn. 667-670)

   668. «Pensate attentamente a colui che ha sopportato». Ma pensare a che cosa? A tre cose, ossia al genere di passione, perché ha sopportato una grande «ostilità», cioè l’afflizione nelle parole. Per cui dicevano: Ah! tu che distruggi il tempio di Dio. Sal 17,44: «Mi strapperai dalle discordie del popolo». Rm 10,21: «Tutto il giorno ho steso le mie mani verso un popolo disobbediente e ribelle». Lc 2,34: «Segno di contraddizione». E «una così grande ostilità», cioè tanto grande e ignominiosa, Lam 1,12: «O voi tutti che passate per la via, guardate e vedete se c’è un dolore simile al mio!».
   In secondo luogo, si pensi a coloro dai quali subì la passione 1 Pt 3,18: «Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti».
   In terzo luogo, alla persona di colui che patì. Infatti, prima della passione, dall’origine del mondo, patì nelle sue membra, ma ora nella sua stessa persona. Per cui dice: «ha sopportato contro di sé». Is 46,4: «Come ho già fatto, così io vi sosterrò»; Sal 68,5: «quel che non ho rapito mi tocca restituire». 1 Pt 2,24: «Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce».
   669. Mostra l’utilità quando dice: «perché non vi stanchiate». Infatti la considerazione della passione di Cristo fa sì che non ci perdiamo d’animo. S. Gregorio dice: «Se si richiama alla memoria la passione di Cristo, non c’è nulla di così doloroso che non possa essere serenamente tollerato». Perciò non dovete venir meno alla verità della fede, come fiaccati nell’animo. Is 40,31: «Corrono senza affaticarsi, camminano senza stancarsi»; 2 Ts 3,13: «Non stancatevi di fare il bene».
   670. Presenta poi la ragione di ciò dicendo: «non avete ancora resistito fino al sangue». Come se dicesse: non dovete venir meno nelle vostre tribolazioni, perché non avete sopportato tanto quanto Cristo. Infatti egli versò il suo sangue per noi. Mt 26,28: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti». Voi invece avete sopportato la rapina dei vostri beni. Ora, considerato il genere dell’agire, vale di più dare la vita che le sostanze materiali; sebbene, talora, considerata la radice dell’agire, cioè la carità, possa valere meno, come si è detto in precedenza [645]. Per cui dice: non avete ancora resistito, nella vostra lotta contro il peccato «fino al sangue», cioè fino a spargerlo per Cristo.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 12, lect. 1, v. 3, nn. 667-670)

   Recogitate ergo eum qui sustinuit. Sed quid cogitandum? Tria, scilicet genus passionis, unde sustinuit contradictionem, id est, afflictionem in verbis. Unde dicebant: vah qui destruis templum Dei. Ps. 17, v. 44: eripies me de contradictionibus populi. Rom. 10,21: expandi manus meas ad populum non credentem, sed contradicentem mihi. Lc. 2,34: et in signum cui contradicetur. Et contradictionem talem, id est, tam gravem et ignominiosam. Thren. 1,12: o vos omnes, qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus. Secundo a quibus passus est, quia a peccatoribus, pro quibus patiebatur. 1 Petr. 3, v. 18: Christus semel pro peccatis nostris mortuus est, iustus pro iniustis. Tertio persona patientis. Ante passionem enim ab origine mundi passus est in membris suis, sed tunc in propria persona. Unde dicit adversus semetipsum. Is. 46,4: ego feci et ego feram. Ps. 68,5: quae non rapui tunc exsolvebam. 1 Petr. 2,24: peccata nostra ipse pertulit in corpore suo super lignum. Utilitatem ostendit cum dicit ut non fatigemini. Consideratio enim passionis Christi facit nos non deficere. Gregorius: si passio Christi ad memoriam revocatur, nihil adeo durum est, quod non aequanimiter toleretur. Unde non deficiatis, tamquam fatigati animo, a veritate fidei. Is. 40,31: current et non laborabunt, ambulabunt et non deficient. 2 Thess. 3,13: nolite deficere benefacientes. Rationem autem huius ponit, dicens nondum enim usque ad sanguinem restitistis. Quasi dicat: non debetis deficere in tribulationibus vestris pro vobis, quia nondum tantum sustinuistis sicut Christus. Ipse enim sanguinem suum fudit pro nobis. Matth. c. 26,28: hic est sanguis novi testamenti, qui pro multis effundetur. Vos autem rapinam bonorum vestrorum sustinuistis. Maius autem est de genere operis vitam dare, quam substantiam corporalem, licet aliquando ex radice operis, scilicet ex charitate, possit esse minus, sicut supra dictum est. Unde dicit: nondum enim restitistis repugnantes adversus peccatum, usque ad sanguinem, scilicet fundendum pro Christo.

Vangelo (Mc 5,21-43)

   In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo, e disse di darle da mangiare.

Il contatto salvifico
con l’umanità di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, soluzione 2)

   2. Cristo era venuto a salvare il mondo non con la virtù divina soltanto, ma mediante il mistero della sua incarnazione. Per questo spesso nel guarire gli infermi non usava soltanto la virtù divina comandando la guarigione, ma si serviva anche di cose appartenenti alla sua umanità: Per cui, commentando le parole: Imponendo le mani a ciascuno di loro, li guariva tutti (Lc 4,40), S. Cirillo scrive: «Benché come Dio avesse potuto eliminare tutte le malattie con una parola, tuttavia li tocca, per dimostrare che il suo corpo era atto a portare rimedio». – E a proposito del passo: Dopo avergli messo della saliva sugli occhi e imposto le mani… (Mc 8,23), il Crisostomo dice: «Sputò e impose le mani al cieco per indicare che la parola divina unita all’azione compie meraviglie: la mano infatti indica l’azione, e lo sputo indica la parola che proviene dalla bocca». – S. Agostino poi commentando il passo: Fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco (Gv 9,6), afferma: «Fece del fango con la saliva perché il Verbo si è fatto carne». Oppure si può dire col Crisostomo che con quel gesto volle significare che egli era colui che aveva formato l’uomo «dal fango della terra». – Dei miracoli di Cristo bisogna notare poi che ordinariamente le opere che egli compiva erano perfettissime. Perciò il Crisostomo, nel commentare le parole: Tutti servono da principio il vino buono (Gv 2,10), scrive: «I miracoli di Cristo sono tali da superare di molto in bellezza e utilità le opere della natura». E così anche la guarigione degli infermi era perfetta e istantanea. Per cui S. Girolamo, commentando le parole: Si levò e si mise a servirli (Mt 8,15), afferma: «La salute conferita dal Signore ritorna tutta insieme». – Si comportò invece diversamente con quel cieco forse a causa della sua incredulità, come dice il Crisostomo. Oppure, come spiega S. Beda, «egli guarì gradualmente colui che avrebbe potuto curare tutto in una volta per dimostrare la grandezza della cecità umana, che ritorna alla luce con difficoltà e per gradi: o anche per indicare la sua grazia, con la quale aiuta ogni progresso nella nostra perfezione».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 3, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod Christus venerat salvare mundum non solum virtute divina, sed per mysterium incarnationis ipsius. Et ideo frequenter in sanatione infirmorum non sola potestate divina utebatur, curando per modum imperii, sed etiam aliquid ad humanitatem ipsius pertinens apponendo. Unde super illud Luc. 4 [40], singulis manus imponens curabat omnes, dicit Cyrillus, quamvis, ut Deus, potuisset omnes verbo pellere morbos, tangit tamen eos, ostendens propriam carnem efficacem ad praestanda remedia. – Et super illud Marci 8 [23 sqq.], exspuens in oculos eius impositis manibus etc., dicit Chrysostomus, spuit quidem et manus imponit caeco, volens ostendere quod verbum divinum, operationi adiunctum, mirabilia perficit, manus enim operationis est ostensiva, sputum sermonis ex ore prolati. Et super illud Ioan. 9 [6], fecit lutum ex sputo et linivit lutum super oculos caeci, dicit Augustinus, de saliva sua lutum fecit, quia Verbum caro factum est. Vel etiam ad significandum quod ipse erat qui ex limo terrae hominem formaverat, ut Chrysostomus dicit. – Est etiam circa miracula Christi considerandum quod communiter perfectissima opera faciebat. Unde super illud Ioan. 2 [10], omnis homo primum bonum vinum ponit, dicit Chrysostomus, talia sunt Christi miracula ut multo his quae per naturam fiunt, speciosiora et utiliora fiant. Et similiter in instanti infirmis perfectam sanitatem conferebat. Unde super illud Matth. 8 [15], surrexit et ministrabat illis, dicit Hieronymus, sanitas quae confertur a Domino, tota simul redit. – Specialiter autem in illo caeco contrarium fuit propter infidelitatem ipsius, ut Chrysostomus dicit. Vel, sicut Beda dicit, quem uno verbo totum simul curare poterat, paulatim curat, ut magnitudinem humanae caecitatis ostendat, quae vix, et quasi per gradus ad lucem redeat, et gratiam suam nobis indicet, per quam singula perfectionis incrementa adiuvat.

CondividiShare on FacebookShare on Google+