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4 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 4a Settimana

4 febbraio – lunedì Tempo Ordinario – 4a Settimana
08/01/2019 elena

4 febbraio – lunedì
Tempo Ordinario – 4a Settimana

Prima lettura
(Eb 11,32-40)

   Fratelli, che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuèle e dei profeti; per fede, essi conquistarono regni, esercitarono la giustizia, ottennero ciò che era stato promesso, chiusero le fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, sfuggirono alla lama della spada, trassero vigore dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riebbero, per risurrezione, i loro morti. Altri, poi, furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, infine, subirono insulti e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, tagliati in due, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati – di loro il mondo non era degno! –, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.

A chi compete il nome di profeta

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 11, lez. 7, v. 32 (fine), n. 631)

   631. Ma sorge la questione se tutti questi, di cui si è parlato, furono profeti.
   Rispondo. Bisogna dire che lo Spirito Santo muove la mente del profeta come l’agente principale muove il suo strumento. Ora, lo Spirito Santo può muovere a tre cose: ossia a conoscere, a parlare e a operare. E quanto a queste cose lo fa in due modi.
   Per quanto riguarda il conoscere, ciò avviene talora con la conoscenza di ciò che viene visto, come accadde a Isaia e ad altri profeti, per cui essi sono chiamati anche veggenti. 1 Sam 9,9: «Quello che oggi si dice profeta, un tempo si diceva veggente». Altre volte invece senza che ci sia la conoscenza di ciò che viene visto, come appare nel sogno del Faraone e nella visione di Baldassarre.
   Anche a parlare lo Spirito muove in due modi: talora in modo che si sappia ciò di cui si parla, come è chiaro in Davide; altre volte invece il profeta non lo sa, come avvenne in Caifa e forse in Balaam.
   Similmente a volte muove nell’operare, e il profeta sa ciò che fa, come Geremia, quando nascose la sua cintura sulle rive dell’Eufrate. Altre volte invece lo ignora, come dice S. Agostino nel Commento a S. Giovanni a proposito dei soldati che si divisero le vesti di Cristo, non conoscendo tuttavia il mistero a cui quella divisione era ordinata.
   Ora, appartiene al concetto di profeta che egli conosca ciò che vede o dice o fa. Quando invece non lo conosce, non è profeta in senso proprio, ma soltanto in modo partecipativo. E così Giovanni dice che Caifa profetò in quanto aveva qualche cosa della profezia. Ora, questo movimento dello Spirito Santo, secondo S. Agostino, si dice istinto.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 11, lect. 7, v. 32 (finem), n. 631)

   Sed tunc quaestio est utrum omnes isti, qui dicti sunt, fuerunt prophetae. Respondeo. Dicendum est quod Spiritus Sanctus movet mentem prophetae, sicut agens principale movet instrumentum suum. Potest autem Spiritus Sanctus movere ad tria, scilicet ad cognoscendum, ad loquendum et ad faciendum. Et quodlibet istorum dupliciter. Ad cognoscendum, scilicet quandoque cum intellectu eius quod videtur, sicut fuit Isaias et alii prophetae, unde dicti sunt et videntes. 1 Reg. 9,9: qui hodie dicitur propheta, olim dicebatur videns. Aliquando autem sine cognitione eius quod videtur, sicut patet in somnio Pharaonis, et in visione Balthassar. Ad loquendum etiam movet dupliciter, quandoque ad sciendum id de quo loquitur, sicut patet de David: quandoque autem nescit, sicut Caiphas, et forte Balaam. Similiter etiam quandoque movet ad faciendum, et scit quid facit, sicut Ieremias, qui abscondit lumbare suum super Euphratem. Quandoque autem nescit, sicut dicit Augustinus super Ioannem, de militibus, qui diviserunt sibi vestimenta Christi, non tamen cognoscebant mysterium, ad quod illa divisio ordinabatur. Hoc est ergo de ratione prophetae, quod cognoscat illud quod videt, vel dicit, vel facit. Quando autem non cognoscit, non est vere propheta, sed participative tantum. Et sic dicit Ioannes Caipham prophetasse, quia habuit aliquid prophetiae. Iste autem motus Spiritus Sancti dicitur instinctus secundum Augustinum.

Vangelo (Mc 5,1-20)

   In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Mandaci in quei porci

San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 1, soluzione 4)

   4. Cristo era venuto particolarmente per insegnare a compiere miracoli in favore degli uomini, e principalmente quanto alla salvezza dell’anima. E così permise che i demoni da lui scacciati recassero danno ai corpi e ai beni degli uomini, per l’utilità delle loro anime, cioè per loro ammaestramento. Il Crisostomo dice infatti che Cristo «permise che i demoni entrassero nei porci non perché pregato da loro», ma per i motivi seguenti: «primo, per mostrare agli uomini quale danno recano loro i demoni; secondo, perché tutti imparassero che i demoni non potevano neppure entrare nei porci senza il suo permesso; terzo, per mostrare che negli uomini essi avrebbero potuto produrre mali peggiori che nei porci, se gli uomini non fossero stati soccorsi dalla provvidenza divina». – E per gli stessi motivi permise che l’uomo che veniva liberato dal demonio fosse momentaneamente tormentato; benché lo abbia liberato subito da questa afflizione. E così è dimostrato anche, secondo S. Beda, che «quando cerchiamo di convertirci a Dio dopo il peccato veniamo assaliti dal demonio con nuove e maggiori insidie. E questo egli lo fa o per disamorarci della virtù, o per vendicare la sua espulsione». L’uomo guarito divenne poi «come morto», afferma S. Girolamo, perché a coloro che sono guariti è detto: Voi siete morti, e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio [Col 3,3].

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 44, a. 1, ad quartum)

   Ad quartum dicendum quod Christus specialiter venerat docere et miracula facere propter utilitatem hominum, principaliter quantum ad animae salutem. Et ideo permisit daemones quos eiiciebat hominibus aliquod nocumentum inferre, vel in corpore vel in rebus, propter animae humanae salutem, ad hominum scilicet instructionem. Unde Chrysostomus dicit, super Matth., quod Christus permisit daemonibus in porcos ire, non quasi a daemonibus persuasus, sed primo quidem, ut instruat magnitudinem nocumenti daemonum qui hominibus insidiantur; secundo, ut omnes discerent quoniam neque adversus porcos audent aliquid facere, nisi ipse concesserit; tertio, ut ostenderet quod graviora in illos homines operati essent quam in illos porcos, nisi essent divina providentia adiuti. Et propter easdem etiam causas permisit eum qui a daemonibus liberabatur, ad horam gravius affligi, a qua tamen afflictione eum continuo liberavit. Per hoc etiam ostenditur, ut Beda dicit, quod saepe, dum converti ad Deum post peccata conamur, maioribus novisque antiqui hostis pulsamur insidiis. Quod facit vel ut odium virtutis incutiat, vel expulsionis suae vindicet iniuriam. Factus est etiam homo sanatus velut mortuus, ut Hieronymus dicit, quia sanatis dicitur [Col. 3,3], mortui estis, et vita vestra abscondita est cum Christo in Deo.

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