Please select a page for the Contact Slideout in Theme Options > Header Options

31 gennaio – giovedì Memoria di San Giovanni Bosco Tempo Ordinario – 3a Settimana

31 gennaio – giovedì Memoria di San Giovanni Bosco Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/01/2019 elena

31 gennaio – giovedì
Memoria di San Giovanni Bosco
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(Eb 10,19-25)

   Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso. Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone. Non disertiamo le nostre riunioni, come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortiamoci a vicenda, tanto più che vedete avvicinarsi il giorno del Signore.

L’entrata nel santuario del cielo

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 10, lez. 2, v. 19, n. 502)

   502. Dice dunque: «Fratelli, poiché abbiamo piena libertà [lat. fiducia]», cioè mediante la carità reciproca, «di entrare …». Ef 3,12: «Il quale ci ha dato il coraggio di avvicinarci in piena fiducia …». Es 15,17: «Lo fai entrare e lo pianti sul monte della tua eredità …»; Sal 121,1: «Quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!». E ciò «per mezzo del sangue di Cristo», poiché questo è il sangue del Nuovo Testamento, cioè della nuova promessa, quella delle realtà celesti.
   E mostra in che modo dobbiamo avere fiducia di entrare: poiché Cristo, con il suo sangue, «ha inaugurato», cioè ha iniziato, «per noi questa via nuova». Mic 2,13: «Marcerà il loro re innanzi a loro». Gv 14,3: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto …». Is 35,8: «La chiameranno via santa, e nessun impuro la percorrerà». Questa è dunque la via per andare in cielo. Ed è «nuova», perché prima di Cristo nessuno l’aveva scoperta, poiché «nessuno è mai salito in cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo» (Gv 3,13). Perciò chi vuol salire deve aderire a lui come il corpo al proprio capo. Ap 2,7: «Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio»; Ap 3,12: «E scriverò su di lui un nome nuovo, e il nome della nuova città, Gerusalemme», poiché veniamo introdotti di nuovo. «Ed è vivente», cioè sempre perseverante, colui nel quale apparve la potenza della divinità, poiché vive sempre.
   Mostra poi quale sia questa via aggiungendo: «attraverso il velo, cioè la sua carne». Infatti come il sacerdote, attraverso il velo, entrava nel Santo dei Santi, così, se vogliamo entrare nel santuario della gloria, è necessario che entriamo per mezzo della carne di Cristo, che fu il velo della divinità. Is 45,15: «Veramente tu sei un Dio nascosto». Infatti non basta la fede nella divinità se manca la fede nell’incarnazione. Gv 14,1: «Abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me». Oppure: «attraverso il velo», cioè mediante la sua carne che è stata data a noi sotto il velo della specie del pane nel sacramento. Infatti questa non ci viene presentata sotto la propria specie a causa dell’orrore (che susciterebbe in noi), e per il merito della fede.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 10, lect. 2, v. 19, n. 502)

   Dicit ergo itaque, fratres, scilicet per mutuam charitatem, habentes fiduciam in introitu, et cetera. Eph. 3,12: in quo habemus fiduciam et accessum in confidentia, et cetera. Ex. 15,17: introduces eos, et plantabis in monte haereditatis tuae firmissimo habitaculo, et cetera. Ps. 121,1: laetatus sum in his quae dicta sunt mihi, in domum Domini ibimus. Et hoc in sanguine Christi, quia hic est sanguis Novi Testamenti, id est, novae promissionis, scilicet caelestium. Sed quomodo habeamus fiduciam introeundi ostendit, quia Christus per suum sanguinem initiavit, id est inchoavit, novam viam nobis. Mich. 2,13: ascendit pandens iter ante eos. Io. 14,3: si abiero et praeparavero vobis locum, et cetera. Is. 35,8: sancta via vocabitur, et pollutus non transibit per illam. Haec est ergo via eundi in caelum. Et est nova quia ante Christum nullus invenit eam, quia nemo ascendit in caelum nisi qui descendit de caelo, Io. 3,13. Et ideo qui vult ascendere, debet ipsi tamquam membrum capiti suo adhaerere. Apoc. 2,7: vincenti dabo edere de ligno vitae, quod est in Paradiso Dei mei. Et c. 3,12: et scribam super eum nomen novum, et nomen civitatis novae Ierusalem, quia scilicet de novo introducuntur. Viventem, id est, semper perseverantem, in quo apparuit virtus deitatis, quia semper vivit. Sed quae sit ista via ostendit subdens per velamen, id est, carnem suam. Sicut enim sacerdos per velum intrabat in sancta sanctorum, ita si volumus intrare sancta gloriae, oportet intrare per carnem Christi, qui fuit velamen deitatis. Is. 45,15: vere tu es Deus absconditus. Non enim sufficit fides de deitate, si non adsit fides de incarnatione. Io. 14,1: creditis in Deum, et in me credite. Vel per velamen, id est, per carnem suam datam nobis sub velamento speciei panis in sacramento. Non enim proponitur nobis sub specie propria propter horrorem, et propter meritum fidei.

Vangelo (Mc 4,21-25)

   In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Se il Signore
doveva insegnare tutto
pubblicamente

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 3, corpo)

   Una dottrina può restare segreta in tre modi. Primo, per volontà dell’insegnante, il quale non intende manifestarla alla gente, ma piuttosto occultarla. E ciò può avvenire per due motivi. Primo, per gelosia, non volendo egli comunicare agli altri la propria scienza, per non compromettere la propria eccellenza. Il che non ebbe luogo in Cristo, a cui vanno attribuite le parole: Senza frode imparai e senza invidia io dono, non nascondo le sue bellezze (Sap 7,13). – Talora ciò può avvenire invece per la disonestà di ciò che è insegnato. S. Agostino ad es. dice che «vi sono certi mali che nessun pudore umano può sopportare». Per cui alle dottrine degli eretici vanno attribuite le parole di Pr 9 [17]: Le acque furtive sono più dolci. Ma la dottrina di Cristo non si basa né sull’inganno, né su torbidi motivi [1 Ts 2,3]. Per cui il Signore dice: Si porta forse la lampada, cioè la dottrina vera e onesta, per metterla sotto il moggio? (Mc 4,21). – Secondo, una dottrina resta occulta in quanto è riservata a pochi. E in questo modo Cristo nulla insegnò di nascosto, poiché propose il suo insegnamento o a tutto il popolo, o a tutti i discepoli riuniti insieme. Per cui S. Agostino scrive: «Come si può dire che parla di nascosto chi parla davanti a tanti uomini? Soprattutto poi se parla a pochi perché vuole vuole che attraverso di essi ciò che dice sia trasmesso a tutti?». – Terzo, un insegnamento può essere occulto per la maniera con cui è trasmesso. E in questo senso Cristo nascondeva qualcosa alle turbe, servendosi di parabole per annunziare loro i misteri spirituali, che gli uditori non erano capaci o degni di capire. Tuttavia per loro era meglio sentir parlare della dottrina spirituale in questo modo, sotto il velo delle parabole, che esserne privati del tutto. Il Signore poi spiegava chiaramente il significato di queste parabole ai discepoli, affinché per loro mezzo tale insegnamento giungesse in seguito agli altri, ormai idonei a comprenderlo; secondo cioè quanto è detto in 2 Tm 2 [2]: Le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, capaci di insegnare anche ad altri. E ciò era stato prefigurato in Nm 4 [5], dove si ordina ai figli di Aronne di coprire i vasi sacri, che i Leviti dovevano portare così velati.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 3, corpus)

   Respondeo dicendum quod doctrina alicuius potest esse in occulto tripliciter. Uno modo, quantum ad intentionem docentis, qui intendit suam doctrinam non manifestare multis, sed magis occultare. Quod quidem contingit dupliciter. Quandoque ex invidia docentis, qui vult per suam scientiam excellere, et ideo scientiam suam non vult aliis communicare. Quod in Christo locum non habuit, ex cuius persona dicitur, Sap. 7 [13], quam sine fictione didici, et sine invidia communico, et honestatem illius non abscondo. – Quandoque vero hoc contingit propter inhonestatem eorum quae docentur, sicut Augustinus dicit, super Ioan., quod quaedam sunt mala quae portare non potest qualiscumque pudor humanus. Unde de doctrina haereticorum dicitur, Prov. 9 [17], aquae furtivae dulciores sunt. Doctrina autem Christi non est neque de errore neque de immunditia. Et ideo Dominus dicit, Marci 4 [21], nunquid venit lucerna, idest vera et honesta doctrina, ut sub modio ponatur? – Alio modo aliqua doctrina est in occulto, quia paucis proponitur. Et sic etiam Christus nihil docuit in occulto, quia omnem doctrinam suam vel turbae toti proposuit, vel omnibus suis discipulis in communi. Unde Augustinus dicit, super Ioan., quis in occulto loquitur, cum coram tot hominibus loquitur? Praesertim si hoc loquitur paucis, quod per eos velit innotescere multis? – Tertio modo aliqua doctrina est in occulto, quantum ad modum docendi. Et sic Christus quaedam turbis loquebatur in occulto, parabolis utens ad annuntianda spiritualia mysteria, ad quae capienda non erant idonei vel digni. Et tamen melius erat eis vel sic, sub tegumento parabolarum, spiritualium doctrinam audire, quam omnino ea privari. Harum tamen parabolarum apertam et nudam veritatem Dominus discipulis exponebat, per quos deveniret ad alios, qui essent idonei, secundum illud 2 Tim. 2 [2], quae audisti a me per multos testes, haec commenda fidelibus hominibus, qui idonei erunt et alios docere. Et hoc significatum est Num. 4 [5 sqq.], ubi mandatur quod filii Aaron involverent vasa sanctuarii, quae Levitae involuta portarent.

CondividiShare on FacebookShare on Google+