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30 gennaio – mercoledì Tempo Ordinario – 3a Settimana

30 gennaio – mercoledì Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/01/2019 elena

30 gennaio – mercoledì
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(Eb 10,11-18)

   Fratelli, ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati. A noi lo testimonia anche lo Spirito Santo. Infatti, dopo aver detto: «Questa è l’alleanza che io stipulerò con loro dopo quei giorni, dice il Signore: io porrò le mie leggi nei loro cuori e le imprimerò nella loro mente», dice: «e non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità». Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.

Il sacrificio di Gesù
lo ha reso Signore

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 10, lez. 1, vv. 12-13, nn. 497-498)

   497. Dice dunque: «Egli al contrario», cioè Cristo, «avendo offerto un solo sacrificio per i peccati», cioè che toglie i peccati. Invero la legge antica offriva molti sacrifici che non espiavano i peccati; «egli al contrario», cioè Cristo, «avendo offerto un solo sacrificio», poiché offrì se stesso una sola volta per i nostri peccati, «si è assiso», non come ministro, come un sacerdote della legge che è sempre pronto, ma come il Signore. Sal 109,1: «Oracolo del Signore al mio Signore. Siedi alla mia destra»; Mc 16,19: «Sedette alla destra di Dio». «Alla destra di Dio» Padre, riguardo all’eguaglianza della potenza secondo la divinità, ma secondo i beni migliori quanto all’umanità. In precedenza (1,3) aveva detto: «Si è assiso alla destra della maestà …». E ciò «una volta per sempre». Infatti non morirà una seconda volta, poiché «Cristo risuscitato dai morti non muore più» (Rm 6,9); Dn 7,14: «Il suo potere è un potere eterno».
   498. «Aspettando ormai soltanto chei suoi nemici vengano posti sotto i suoi piedi». Questa attesa non indica alcuna ansietà in Cristo, come negli uomini. «Un’attesa troppo prolungata fa male al cuore», come viene detto in Pr 13,12. Ma indica la volontà di misericordia che Dio ha verso di noi. Is 30,18: «Il Signore aspetta per farvi grazia, per avere pietà di noi».
   Dunque vengono posti sotto i suoi piedi, cioè sotto l’umanità di Cristo, alcuni che vogliono, e in ciò consiste la loro salvezza, ossia nel fare la sua volontà. Es 10,3: «Fino a quando rifiuterai di piegarti davanti a me?». Ma i malvagi che si rifiutano di volere sono anch’essi sottomessi, poiché, sebbene non compiano la sua volontà, tuttavia riguardo a loro si compie l’opera della giustizia. E così tutte le cose gli sono sottomesse in uno di questi due modi. Sal 8,7: «Tutto hai posto sotto i suoi piedi».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 10, lect. 1, vv. 12-13, nn. 497-498)

   Dicit ergo hic autem, scilicet Christus, offerens unam hostiam pro peccatis, auferentem scilicet peccata. Illa vero vetus lex multas offerebat hostias non expiantes peccata; hic ergo, scilicet Christus, offerens unam hostiam, quia semel pro peccatis nostris semetipsum obtulit, sedet, non tamquam minister, sicut sacerdos legalis qui semper praesto est, sed tamquam Dominus. Ps. 109, v. 1: dixit Dominus Domino meo: sede a dextris meis. Mc. ult.: sedet a dextris Dei. In dextera Dei Patris, quantum ad aequalitatem potestatis secundum divinitatem, sed in potioribus bonis secundum humanitatem. Supra 1,3: sedet ad dexteram maiestatis, et cetera. Et hoc in sempiternum. Non enim iterum morietur, quia Christus resurgens ex mortuis, et cetera. Rom. 6,9; Dan. 7, v. 14: potestas eius, potestas aeterna. De caetero expectans donec ponantur inimici eius scabellum pedum eius. Ista expectatio non innuit aliquam anxietatem in Christo, sicut in hominibus. Spes quae differtur affligit animam, ut dicitur Prov. 13, v. 12. Sed designat voluntatem miserendi, quam Deus habet erga nos. Is. 30,18: expectat Dominus, ut misereatur nostri. Subiiciuntur ergo pedibus eius, id est humanitati Christi aliqui volentes, et in hoc salus ipsorum consistit, scilicet in faciendo voluntatem eius. Ex. 10,3: usquequo non vis mihi subiici? Sed mali nolentes ipsi subditi sunt, quia etsi voluntatem eius per se non implent, tamen de ipsis impletur quantum ad opus iustitiae. Et sic omnia sunt ei subiecta aliquo istorum modorum. Ps. 8,7: omnia subiecisti sub pedibus eius.

Vangelo (Mc 4,1-20)

   In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato». E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

I diversi tipi di ascolto

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 8, lez. 7, IV, n. 1260)

   1260. Si noti poi che, come insegna S. Gregorio, ci sono tre gradi della cattiva disposizione della volontà. Ci sono alcuni, infatti, che non si degnano neppure di ascoltare esteriormente con le orecchie i precetti del Signore. Valgono per essi le parole del Salmista (57,5): «Come la vipera sorda, che si tura le orecchie». Ci sono altri invece che percepiscono tali cose con le orecchie del corpo, ma non le abbracciano con nessun desiderio dell’anima, non avendo la volontà di adempierle. «Ascoltano i tuoi discorsi, ma non li mettono in pratica», diceva Dio al profeta Ezechiele (33,31). Ci sono altri poi che ascoltano volentieri le parole di Dio, al punto di commuoversi fino al pianto; ma finito il tempo delle lacrime, o perché gravati dalle tribolazioni, o perché attratti dai piaceri, tornano al peccato. Se ne ha l’esempio nella parabola in cui si parla del seme della parola soffocato dalle sollecitudini (vedi Mt 13,18; Lc 8,11). In Ezechiele (3,7) si legge: «La casa d’Israele non vuole ascoltare te, perché non vogliono ascoltare me». Perciò è segno che un uomo viene da Dio, se volentieri ascolta le parole di Dio; ma quelli che ricusano di ascoltarle con l’affetto e con i fatti non sono da Dio.

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem, c. 8, lect. 7, IV, n. 1260)

   Notandum est autem, quod triplex est gradus male affectorum, ut dicit Gregorius. Nam quidam sunt qui praecepta Dei nec aure corporis, idest exteriori auditu, dignantur audire: de quibus dicitur in Ps. 57, 5: sicut aspidis surdae, obturantis aures suas. Quidam vero sunt qui haec quidem corporis aure percipiunt, sed nullo ea mentis desiderio complectuntur, non habentes voluntatem implendi: Ez. 33,31: audiunt sermones, et non faciunt eos. Quidam autem sunt qui libenter verba Dei suscipiunt, ita ut etiam in fletibus compungantur; sed post lacrymarum tempus, vel tribulationibus oppressi, aut allecti deliciis, ad iniquitatem redeunt; cuius exemplum habetur Matth. 13,18 ss., et Lc. 8,11 ss., de verbo a sollicitudinibus suffocato. Ez. 3,7: domus Israel nolunt audire te, quia nolunt audire me. Est ergo signum quod homo sit a Deo, si libenter audit verba Dei, sed qui recusant audire affectu vel effectu, ex Deo non sunt.

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