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29 gennaio – martedì Tempo Ordinario – 3a Settimana

29 gennaio – martedì Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/01/2019 elena

29 gennaio – martedì
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(Eb 10,1-10)

Fratelli, la Legge, poiché possiede soltanto un’ombra dei beni futuri e non la realtà stessa delle cose, non ha mai il potere di condurre alla perfezione per mezzo di sacrifici – sempre uguali, che si continuano a offrire di anno in anno – coloro che si accostano a Dio. Altrimenti, non si sarebbe forse cessato di offrirli, dal momento che gli offerenti, purificati una volta per tutte, non avrebbero più alcuna coscienza dei peccati? Invece in quei sacrifici si rinnova di anno in anno il ricordo dei peccati. È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.

La volontà del Padre

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 10, lez. 1, vv. 9-10, nn. 492-493)

   492. Ora, è stato detto che nel testo allegato si accennava a due cose. La prima riguarda il rifiuto dell’Antico Testamento, la seconda la conferma del Nuovo. L’Antico Testamento viene rifiutato in due modi: sia perché Dio non vuole i sacrifici, sia perché non gli sono graditi; e così il profeta Davide, «dopo aver detto», cioè, in principio.
   E che cosa dice? Che «non hai voluto, e non hai gradito, né sacrifici, né offerte, né olocausti per il peccato». Is 1,11: «Dice il Signore: sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non gradisco». «Non hai voluto», cioè in se stesse, «e non hai gradito, queste cose che vengono offerte secondo la legge», cioè in esse non ti sei dilettato. Sal 50,17: «Poiché non gradisci i sacrifici», se non perché essi sono figure, o in quanto per loro mezzo erano trattenuti dall’idolatria.
   Perciò, dopo avere detto ciò per primo, aggiunge subito dopo «Allora ho detto», cioè quando mi hai preparato la carne per la passione, oppure quando queste offerte non ti furono gradite: «Ecco, io vengo», o per l’incarnazione o per la passione. Ma per quale fine? «Per fare la tua volontà». Gv 6,38: «Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato»; Gv 4,34: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato».
   Dunque, dicendo ciò, il profeta «abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo». E in ciò mostra la differenza fra l’Antico e il Nuovo Testamento, poiché, parlando dell’Antico, dice che non è voluto ne è gradito a Dio, cioè in se stesso, dunque viene abolito. Ma, quando parla del Nuovo, dice che Dio lo vuole: infatti, per questo vengo, per fare la tua volontà. Dunque viene istituito il Nuovo, cioè viene confermato che è secondo la volontà di Dio. Lv 26,10: «Metterete via il raccolto vecchio per far posto al nuovo».
   493. Poi, quando dice: «Mediante quella volontà», spiega ciò che aveva detto circa la volontà di Dio, per adempiere la quale Cristo venne sulla terra, cioè quale sia questa volontà. Ora, come si dice in 1 Ts 4,3: «Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione». Per cui dice: «Mediante quella volontà siamo stati santificati», cioè «per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo», realmente avvenuta. Ef 5,2: «Ha dato se stesso, offrendosi a Dio in sacrificio». E ciò avvenne «una volta per sempre». 1 Pt 3,18: «Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 10, lect. 1, vv. 9-10, nn. 492-493)

   Dictum est autem, quod duo tangebantur in auctoritate allegata. Unum quod pertinet ad reprobationem Veteris Testamenti, aliud autem ad approbationem Novi Testamenti. Reprobatur autem Vetus Testamentum dupliciter, tum quia Deus sacrificia eius non vult, tum quia sibi non placent, et sic David propheta, dicens superius, id est, in principio. Et quid dicit? Quia hostias, et oblationes, et holocautomata, et pro peccato noluisti. Is. 1,11: holocaustum arietum, et adipem pinguium, et sanguinem vitulorum, et agnorum, et hircorum, nolui, et cetera. Noluisti, verum est secundum se, nec placita sunt tibi, quae secundum legem offeruntur, id est, in his non delectaris, Ps. 1,17: holocaustis non delectaberis, nisi quia sunt figura, vel inquantum per ipsa retrahebantur ab idololatria. Hoc ergo primo dicens, subiungit tunc dixi, scilicet quando carnem aptasti mihi ad passionem, vel quando ista non placuerunt: ecce venio, vel ad incarnationem vel ad passionem. Sed, ad quid? Ut faciam voluntatem tuam. Io. 6,38: descendi de caelo, ut faciam voluntatem eius qui misit me. Io. 4, v. 34: meus cibus est, ut faciam voluntatem eius qui misit me. Propheta ergo hoc dicens, aufert primum ut sequens statuat. In quo ostendit differentiam Veteris et Novi Testamenti, quia loquens de Veteri dicit, quod non vult, nec placent Deo, scilicet secundum se; ergo auferuntur. Sed quando de novo loquitur, dicit quod vult, quia ad hoc venio ut faciam voluntatem tuam. Ergo novum statuitur, id est, firmatur esse secundum voluntatem Dei. Lev. c. 26,10: vetera, novis supervenientibus, proiicietis. Deinde cum dicit in qua voluntate, exponit illud quod dixerat de voluntate Dei, ad quam implendam venit Christus, scilicet quae sit illa voluntas. Haec autem est sicut dicitur 1 Thess. 4,3: haec est voluntas Dei, sanctificatio vestra. Ideo dicit in qua voluntate sanctificati sumus, et hoc, per oblationem corporis Christi Iesu, scilicet factam. Eph. 5,2: obtulit semetipsum oblationem et hostiam Deo. Et hoc, semel. 1 Petr. 3,18: Christus semel pro peccatis nostris mortuus est.

Vangelo (Mc 3,31-35)

   In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

I fratelli di Gesù

San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 3, soluzione 5)

   5. S. Girolamo riferisce che «secondo alcuni i fratelli del Signore sarebbero i figli di un’altra moglie di Giuseppe. Noi invece pensiamo che non fossero fratelli, ma cugini del Salvatore, figli di una Maria», sua zia materna. «Infatti nella Scrittura si riscontrano quattro specie di fratelli: di natura, di nazionalità, di parentela, di affetto». Per cui i fratelli del Signore non sono fratelli per natura, come se fossero nati dalla stessa madre, ma fratelli per parentela, quali suoi consanguinei. Quanto poi a Giuseppe, c’è da credere, come osserva S. Girolamo, che sia rimasto vergine, poiché «non consta dalla Scrittura che abbia preso un’altra moglie, né a un santo si può attribuire la fornicazione».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 28, a. 3, ad quintum)

   Ad quintum dicendum quod quidam, sicut dicit Hieronymus, super Matth., de alia uxore Ioseph fratres Domini suspicantur. Nos autem fratres Domini, non filios Ioseph, sed consobrinos Salvatoris, Mariae materterae filios intelligimus. Quatuor enim modis in Scriptura fratres dicuntur, scilicet natura, gente, cognatione et affectu. Unde fratres Domini dicti sunt, non secundum naturam, quasi ab eadem matre nati, sed secundum cognationem, quasi consanguinei eius existentes. Ioseph autem, sicut Hieronymus dicit, contra Helvidium, magis credendus est virgo permansisse, quia aliam uxorem habuisse non scribitur, et fornicatio in sanctum virum non cadit.

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