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28 gennaio – lunedì Memoria di San Tommaso d’Aquino Tempo Ordinario – 3a Settimana

28 gennaio – lunedì Memoria di San Tommaso d’Aquino Tempo Ordinario – 3a Settimana
08/01/2019 elena

28 gennaio – lunedì
Memoria di San Tommaso d’Aquino
Tempo Ordinario – 3a Settimana

Prima lettura
(Eb 9,15.24-28)

   Fratelli, Cristo è mediatore di un’alleanza nuova, perché, essendo intervenuta la sua morte in riscatto delle trasgressioni commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che era stata promessa. Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.

La seconda venuta di Cristo

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 9, lez. 5, v. 28b, n. 478)

   478. Riguardo al secondo punto dice: «apparirà una seconda volta senza alcuna relazione con il peccato». Intorno alla seconda venuta dice due cose. Primo, pone una differenza tra questa e la prima, poiché la seconda venuta sarà senza alcuna relazione col peccato. Nella prima, infatti, sebbene egli non avesse il peccato, tuttavia venne a somiglianza della carne del peccato (Rm 8,3). Inoltre nella prima venuta si è fatto vittima per il peccato. 2 Cor 5,21: «Colui che non aveva conosciuto il peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore». Ma nella seconda venuta non ci saranno queste cose; per cui dice che «apparirà senza alcuna relazione con il peccato».
   In secondo luogo espone ciò che è proprio della seconda venuta, poiché non apparirà per essere giudicato, ma per giudicare e dare la ricompensa per i meriti. Per cui dice «apparirà». E sebbene «a tutti», anche a coloro che lo offesero, secondo la carne, tuttavia solo agli eletti secondo la divinità: cioè «a coloro che l’aspettano» con fede «per la loro salvezza». Is 30,18: «Beati coloro che sperano in lui». Fil 3,20: «Aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 9, lect. 5, v. 28b, n. 478)

   Quantum ad secundum dicit: secundo autem sine peccato apparebit. De secundo adventu dicit duo. Primo ponit differentiam eius ad primum, quia secundus erit sine peccato. In primo enim, etsi peccatum non habuerit, tamen venit in similitudinem carnis peccati, Rom. 8,3. Item in primo factus est hostia pro peccato. 2 Cor. 5,21: eum qui peccatum non noverat, pro nobis peccatum fecit. In secundo vero ista non erunt, ideo dicit, quod apparebit sine peccato. Secundo ponit illud, quod est proprium secundo adventui, quia non apparebit ut iudicetur, sed ut iudicet, remunerans pro meritis. Unde dicit, quod apparebit. Et quidem licet omnibus, etiam his qui eum pupugerunt secundum carnem, tamen secundum divinitatem solum electis, expectantibus se per fidem, in salutem eorum. Is. 30,18: beati omnes, qui expectant eum. Phil. 3,20 s.: salvatorem expectamus Dominum Iesum Christum, qui reformabit corpus humilitatis nostrae, configuratum corpori claritatis suae.

Vangelo (Mc 3,22-30)

   In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

La bestemmia
contro lo Spirito Santo

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 14, a. 1, corpo)

   Del peccato o bestemmia contro lo Spirito Santo si possono dare tre spiegazioni. Infatti gli antichi santi dottori, cioè Atanasio, Ilario, Ambrogio, Girolamo e il Crisostomo, dicono che si ha il peccato contro lo Spirito Santo quando letteralmente si pronunzia una bestemmia contro lo Spirito Santo: sia che Spirito Santo sia preso come nome essenziale che conviene a tutta la Trinità, di cui ciascuna persona è spirito ed è santa, sia che sia preso come nome personale di una persona divina. E in base a ciò la bestemmia contro lo Spirito Santo è distinta (Mt 12,32) da quella contro il Figlio dell’uomo. Infatti Cristo agiva in certi casi umanamente, mangiando, bevendo e facendo molteplici cose del genere, e in altri casi divinamente, cioè scacciando i demoni, risuscitando i morti, e così via: operazioni queste che egli compiva in virtù della sua divinità, e per opera dello Spirito Santo, del quale la sua umanità era ripiena. Ora, gli Ebrei prima avevano bestemmiato contro il Figlio dell’uomo, dicendo che era un mangione, un beone, e un amico dei pubblicani (Mt 11,19). Poi invece bestemmiarono contro lo Spirito Santo, quando attribuirono al principe dei demoni i prodigi che egli compiva con la virtù della propria divinità, e per opera dello Spirito Santo [cf. Mt 12,24]. E per questo si dice che bestemmiavano contro lo Spirito Santo. – Invece S. Agostino scrive che la bestemmia o peccato contro lo Spirito Santo, è l’impenitenza finale, cioè l’ostinazione nel peccato mortale fino alla morte. E questa bestemmia è pronunciata non solo con le parole della bocca, ma anche con quelle del cuore e delle opere, e non con un atto solo, ma con molti. Ora tale bestemmia, presa in questo senso, si dice che è contro lo Spirito Santo perché è contro la remissione dei peccati, che viene compiuta dallo Spirito Santo, il quale è la carità del Padre e del Figlio. E il Signore disse quelle parole agli Ebrei non perché essi avessero peccato contro lo Spirito Santo – poiché non avevano ancora consumato l’impenitenza finale –, ma per ammonirli, perché parlando in quel modo non arrivassero a peccare contro lo Spirito Santo. E così si spiegano le parole che leggiamo in Mc dopo quell’espressione [3,29]: Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo … Poiché dicevano: “è posseduto da uno spirito immondo” [3,30]. – Altri ancora spiegano la cosa diversamente, dicendo che il peccato o bestemmia contro lo Spirito Santo si ha quando uno pecca contro il bene appropriato allo Spirito Santo, al quale è appropriata la bontà come la potenza è appropriata al Padre e la sapienza al Figlio. Perciò essi dicono che si ha il peccato contro il Padre quando si pecca per debolezza, contro il Figlio invece quando si pecca per ignoranza, contro lo Spirito Santo infine quando si pecca per malizia, volendo il male per se stesso, secondo le spiegazioni da noi date in precedenza. E ciò può avvenire in due modi. Primo, per l’inclinazione degli abiti viziosi, che è denominata malizia: e peccare per malizia in questo senso non è lo stesso che peccare contro lo Spirito Santo. Secondo, per il disprezzo col quale si abbandona e si esclude ciò che poteva impedire la decisione di peccare: come la speranza viene esclusa dalla disperazione, il timore dalla presunzione e così via, come vedremo in seguito. Ora, tutte queste cose che impediscono la decisione di peccare sono prodotte in noi dallo Spirito Santo. Perciò peccare per malizia in questo modo è peccare contro lo Spirito Santo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 14, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod de peccato seu blasphemia in Spiritum Sanctum tripliciter aliqui loquuntur. Antiqui enim doctores, scilicet Athanasius, Hilarius, Ambrosius, Hieronymus et Chrysostomus dicunt esse peccatum in Spiritum Sanctum quando, ad litteram, aliquid blasphemum dicitur contra Spiritum Sanctum, sive Spiritus Sanctus accipiatur secundum quod est nomen essentiale conveniens toti Trinitati, cuius quaelibet persona et spiritus est et sanctus; sive prout est nomen personale unius in Trinitate personae. Et secundum hoc distinguitur, Matth. 12 [32] blasphemia in Spiritum Sanctum contra blasphemiam in Filium hominis. Christus enim operabatur quaedam humanitus, comedendo, bibendo et alia huiusmodi faciendo; et quaedam divinitus, scilicet daemones eiiciendo, mortuos suscitando, et cetera huiusmodi; quae quidem agebat et per virtutem propriae divinitatis, et per operationem Spiritus Sancti, quo secundum humanitatem erat repletus. Iudaei autem primo quidem dixerant blasphemiam in Filium hominis, cum dicebant eum voracem, potatorem vini et publicanorum amatorem, ut habetur Matth. 11 [19]. Postmodum autem blasphemaverunt in Spiritum Sanctum, dum opera quae ipse operabatur virtute propriae divinitatis et per operationem Spiritus Sancti, attribuebant principi daemoniorum. Et propter hoc dicuntur in Spiritum Sanctum blasphemasse. – Augustinus autem, in libro De verb. Dom., blasphemiam vel peccatum in Spiritum Sanctum dicit esse finalem impoenitentiam, quando scilicet aliquis perseverat in peccato mortali usque ad mortem. Quod quidem non solum verbo oris fit, sed etiam verbo cordis et operis, non uno sed multis. Hoc autem verbum, sic acceptum, dicitur esse contra Spiritum Sanctum, quia est contra remissionem peccatorum, quae fit per Spiritum Sanctum, qui est caritas Patris et Filii. Nec hoc Dominus dixit Iudaeis quasi ipsi peccarent in Spiritum Sanctum, nondum enim erant finaliter impoenitentes. Sed admonuit eos ne, taliter loquentes, ad hoc pervenirent quod in Spiritum Sanctum peccarent. Et sic intelligendum est quod dicitur Marc. 3 [29], ubi, postquam dixerat, qui blasphemaverit in Spiritum Sanctum etc., subiungit [30] Evangelista quoniam dicebant, spiritum immundum habet. – Alii vero aliter accipiunt, dicentes peccatum vel blasphemiam in Spiritum Sanctum esse quando aliquis peccat contra appropriatum bonum Spiritus Sancti, cui appropriatur bonitas, sicut Patri appropriatur potentia et Filio sapientia. Unde peccatum in Patrem dicunt esse quando peccatur ex infirmitate; peccatum autem in Filium, quando peccatur ex ignorantia; peccatum autem in Spiritum Sanctum, quando peccatur ex certa malitia, idest ex ipsa electione mali, ut supra [I-II q. 78 aa. 1.3] expositum est. Quod quidem contingit dupliciter. Uno modo, ex inclinatione habitus vitiosi, qui malitia dicitur, et sic non est idem peccare ex malitia quod peccare in Spiritum Sanctum. Alio modo contingit ex eo quod per contemptum abiicitur et removetur id quod electionem peccati poterat impedire, sicut spes per desperationem, et timor per praesumptionem, et quaedam alia huiusmodi, ut infra [a. 2] dicetur. Haec autem omnia quae peccati electionem impediunt, sunt effectus Spiritus Sancti in nobis. Et ideo sic ex malitia peccare est peccare in Spiritum Sanctum.

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