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27 gennaio 3a Domenica del Tempo Ordinario

27 gennaio 3a Domenica del Tempo Ordinario
08/01/2019 elena

27 gennaio
3a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura
(Ne 8,2-4a.5-6.8-10)

   In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura. Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

L’insegnamento
della Sacra Scrittura

San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 1, in contrario e corpo)

   In 2 Tm è detto: Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere, formare alla giustizia. Ora, la Scrittura divinamente ispirata non rientra nelle discipline filosofiche, che sono un ritrovato della ragione umana. Di qui l’utilità di un’altra dottrina di ispirazione divina, oltre alle discipline filosofiche.
   Era dunque necessario per la salvezza dell’uomo che, oltre alle discipline filosofiche oggetto di indagine razionale, ci fosse un’altra dottrina procedente dalla divina rivelazione. Prima di tutto perché l’uomo è ordinato a Dio come a un fine che supera la capacità della ragione, secondo il detto di Isaia: Occhio non vide, eccetto te, o Dio, che cosa hai preparato per coloro che ti amano. Ora, è necessario che gli uomini conoscano in precedenza questo loro fine, perché vi indirizzino le loro intenzioni e le loro azioni. E così per la salvezza dell’uomo fu necessario che mediante la divina rivelazione gli fossero fatte conoscere cose superiori alla ragione umana. Anzi, anche su ciò che intorno a Dio l’uomo può indagare con la ragione, fu necessario che egli fosse ammaestrato dalla rivelazione divina, poiché una conoscenza razionale di Dio non sarebbe stata accessibile se non a pochi, dopo lungo tempo e non senza errori; eppure dalla conoscenza di tali verità dipende tutta la salvezza dell’uomo, che è riposta in Dio. Quindi, per provvedere alla salvezza degli uomini in modo più conveniente e più certo, fu necessario che sulle realtà divine essi fossero istruiti per divina rivelazione. Di qui la necessità, oltre alle discipline filosofiche oggetto dell’indagine razionale, di una dottrina avuta per divina rivelazione.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I, q. 1, a. 1, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod dicitur 2 ad Tim. 3 [16], omnis Scriptura divinitus inspirata utilis est ad docendum, ad arguendum, ad corripiendum, ad erudiendum ad iustitiam. Scriptura autem divinitus inspirata non pertinet ad philosophicas disciplinas, quae sunt secundum rationem humanam inventae. Utile igitur est, praeter philosophicas disciplinas, esse aliam scientiam divinitus inspiratam.
   Respondeo dicendum quod necessarium fuit ad humanam salutem, esse doctrinam quandam secundum revelationem divinam, praeter philosophicas disciplinas, quae ratione humana investigantur. Primo quidem, quia homo ordinatur ad Deum sicut ad quendam finem qui comprehensionem rationis excedit, secundum illud Isaiae 54 [4], oculus non vidit Deus absque te, quae praeparasti diligentibus te. Finem autem oportet esse praecognitum hominibus, qui suas intentiones et actiones debent ordinare in finem. Unde necessarium fuit homini ad salutem, quod ei nota fierent quaedam per revelationem divinam, quae rationem humanam excedunt. Ad ea etiam quae de Deo ratione humana investigari possunt, necessarium fuit hominem instrui revelatione divina. Quia veritas de Deo, per rationem investigata, a paucis, et per longum tempus, et cum admixtione multorum errorum, homini proveniret, a cuius tamen veritatis cognitione dependet tota hominis salus, quae in Deo est. Ut igitur salus hominibus et convenientius et certius proveniat, necessarium fuit quod de divinis per divinam revelationem instruantur. Necessarium igitur fuit, praeter philosophicas disciplinas, quae per rationem investigantur, sacram doctrinam per revelationem haberi.

Seconda lettura
(1 Cor 12,12-14,27)

   Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

L’insegnamento di S. Paolo
sui carismi (grazie gratis datae)

San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 111, a. 4, in contrario e corpo)

   S. Paolo in 1 Cor dice: A uno dallo Spirito è data la parola della sapienza, a un altro la parola della scienza secondo lo stesso Spirito; a un altro la fede nel medesimo Spirito; a un altro ancora il dono delle guarigioni nell’unico Spirito; a un altro la potenza dei prodigi, a un altro la profezia, a un altro il discernimento degli spiriti, a un altro la varietà delle lingue, a un altro l’interpretazione delle lingue.
   Come si è già detto, la grazia gratis data è ordinata a far sì che un uomo possa cooperare nel ricondurre a Dio un’altra persona. Ora, l’uomo non può lavorare a tale scopo muovendo interiormente, come Dio solo può fare, ma unicamente insegnando e persuadendo dall’esterno. Perciò la grazia gratis data abbraccia tutti quei mezzi di cui l’uomo ha bisogno per istruire un altro nelle realtà divine, che sono al di sopra della ragione. Ora, per questo si richiedono tre cose. In primo luogo che uno abbia raggiunto la piena conoscenza delle realtà divine per poterle insegnare agli altri. In secondo luogo che abbia la possibilità di confermare o provare le cose che dice: altrimenti il suo insegnamento non sarebbe efficace. In terzo luogo che abbia la capacità di esporre convenientemente agli uditori quanto ha concepito. – Ora, rispetto al primo punto si richiedono tre cose, come risulta anche dall’insegnamento umano. In primo luogo chi ha il compito di insegnare ad altri una data scienza deve possedere in modo certissimo i princìpi di essa. E a tale esigenza corrisponde la fede, che è la certezza delle realtà invisibili, che sono come i princìpi fondamentali della dottrina cattolica. Secondo: chi insegna deve conoscere le principali conclusioni della scienza. E a ciò corrisponde la parola della sapienza, che è la conoscenza delle realtà di Dio. Terzo: deve anche abbondare negli esempi e nella conoscenza degli effetti, dei quali talora è necessario servirsi per far conoscere le cause. E a ciò corrisponde la parola della scienza, che è la conoscenza delle realtà umane: poiché le realtà invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle cose da lui compiute [Rm]. – La riprova poi, o conferma, nelle cose soggette alla ragione avviene mediante argomentazioni. Invece nelle verità divinamente rivelate e superiori alla ragione avviene mediante opere che sono proprie della potenza di Dio. E ciò in due modi. Primo, per il fatto che chi insegna la dottrina compie dei miracoli che Dio solo può fare. E ciò sia quanto alla salute del corpo, e allora abbiamo il dono delle guarigioni, sia anche quanto a semplici manifestazioni della potenza di Dio, come quando il sole si ferma o si oscura, o il mare si divide: e allora abbiamo la potenza dei prodigi. Secondo, per il fatto che [il predicatore evangelico] manifesta cose che Dio solo può conoscere. E queste sono o i futuri contingenti, e si ha allora la profezia, oppure anche i segreti dei cuori, e si ha allora il discernimento degli spiriti. – Finalmente per la capacità di esporre si richiede sia la lingua necessaria per farsi capire, e così è ricordata la varietà delle lingue, sia la comprensione dei termini da usare, e così si ha l’interpretazione delle lingue.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. I-II, q. 111, a. 4, sed contra e corpus)

   Sed contra est quod apostolus dicit, 1 ad Cor. 12 [8 sqq.], alii per Spiritum datur sermo sapientiae, alii autem sermo scientiae secundum eundem Spiritum, alteri fides in eodem Spiritu, alii gratia sanitatum, alii operatio virtutum, alii prophetia, alii discretio spirituum, alii genera linguarum, alii interpretatio sermonum.
   Respondeo dicendum quod, sicut supra [a. 1] dictum est, gratia gratis data ordinatur ad hoc quod homo alteri cooperetur ut reducatur ad Deum. Homo autem ad hoc operari non potest interius movendo, hoc enim solius Dei est; sed solum exterius docendo vel persuadendo. Et ideo gratia gratis data illa sub se continet quibus homo indiget ad hoc quod alterum instruat in rebus divinis, quae sunt supra rationem. Ad hoc autem tria requiruntur. Primo quidem, quod homo sit sortitus plenitudinem cognitionis divinorum, ut ex hoc possit alios instruere. Secundo, ut possit confirmare vel probare ea quae dicit, alias non esset efficax eius doctrina. Tertio, ut ea quae concipit, possit convenienter auditoribus proferre. – Quantum igitur ad primum, tria sunt necessaria, sicut etiam apparet in magisterio humano. Oportet enim quod ille qui debet alium instruere in aliqua scientia, primo quidem, ut principia illius scientiae sint ei certissima. Et quantum ad hoc ponitur fides, quae est certitudo de rebus invisibilibus, quae supponuntur ut principia in catholica doctrina. Secundo, oportet quod doctor recte se habeat circa principales conclusiones scientiae. Et sic ponitur sermo sapientiae, quae est cognitio divinorum. Tertio, oportet ut etiam abundet exemplis et cognitione effectuum, per quos interdum oportet manifestare causas. Et quantum ad hoc ponitur sermo scientiae, quae est cognitio rerum humanarum, quia invisibilia Dei per ea quae facta sunt, conspiciuntur [Rom. 1,20]. – Confirmatio autem in his quae subduntur rationi, est per argumenta. In his autem quae sunt supra rationem divinitus revelata, confirmatio est per ea quae sunt divinae virtuti propria. Et hoc dupliciter. Uno quidem modo, ut doctor sacrae doctrinae faciat quae solus Deus facere potest, in operibus miraculosis, sive sint ad salutem corporum, et quantum ad hoc ponitur gratia sanitatum; sive ordinentur ad solam divinae potestatis manifestationem, sicut quod sol stet aut tenebrescat, quod mare dividatur; et quantum ad hoc ponitur operatio virtutum. Secundo, ut possit manifestare ea quae solius Dei est scire. Et haec sunt contingentia futura, et quantum ad hoc ponitur prophetia; et etiam occulta cordium, et quantum ad hoc ponitur discretio spirituum. – Facultas autem pronuntiandi potest attendi vel quantum ad idioma in quo aliquis intelligi possit, et secundum hoc ponuntur genera linguarum, vel quantum ad sensum eorum quae sunt proferenda, et quantum ad hoc ponitur interpretatio sermonum.

Vangelo
(Lc 1,1-4; 4,14-21)

   Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

L’adempimento delle profezie
in Gesù

San Tommaso
(Catena aurea sul Vangelo di S. Luca,
c. 4, lez. 4, vv. 21-22, fine della lezione)

   Segue: Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. BEDA: Lesse il libro dagli ascoltatori che erano presenti; ma terminata la lettura, restituì il libro all’inserviente; perché mentre si trovava in questo mondo parlò apertamente, insegnando nelle sinagoghe e nel tempio, ma dopo aver fatto ritorno in cielo, affidò l’ufficio dell’evangelizzazione a coloro che erano stati testimoni sin dall’inizio, e ministri della predicazione. Lesse stando in piedi, poiché aprì le Scritture che lo riguardavano quando si degnò di operare nella carne; ma restituito il libro, si sedette, perché ritornò al trono del riposo eterno: infatti lo stare in piedi è proprio di chi opera, mentre l’essere seduto è proprio di chi riposa o di chi giudica. Così anche il predicatore della parola si alzi in piedi e legga, ossia operi e predichi, e poi si sieda, cioè attenda il premio del riposo. Ma egli apre il libro e legge perché, inviando il suo Spirito, insegnò alla Chiesa ogni verità; e dopo aver chiuso il libro lo restituì all’inserviente perché non ogni cosa doveva essere comunicata a tutti; per questo affidò la comunicazione della parola al ministro perché la insegnasse secondo la comprensione degli ascoltatori.
   Continua: Nella sinagoga gli occhi di tutti erano fissi su di lui. ORIGENE: Ora anche noi, se vogliamo, possiamo rivolgere i nostri occhi verso il Salvatore. Infatti quando tu dirigerai il principale acume del tuo cuore alla sapienza e alla verità e alla contemplazione del Dio Unigenito, i tuoi occhi vedranno Gesù. CIRILLO: In quel momento attirò su di sé gli occhi di tutti, i quali erano in qualche modo stupefatti circa la sua conoscenza della Scrittura, che egli non aveva appreso da nessuno. E siccome era una consuetudine dei Giudei affermare che le profezie annunciate sul Cristo si sarebbero compiute o in qualcuno dei loro capi o in qualche santo Profeta, il Signore fece questo annuncio; per cui prosegue: Allora cominciò a dire loro: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato. BEDA: Cioè perché, come era predetto in quella Scrittura, il Signore stava facendo grandi cose e predicando cose ancora più grandi.

Testo latino di San Tommaso
(Catena aurea Super Lucam,
c. 4, lect. 4, vv. 21-32)

   Sequitur et cum plicuisset librum, reddidit ministro, et sedit. Beda. Librum audientibus illis qui aderant legit; sed lectum ministro reddidit: quia dum esset in mundo, palam locutus est, docens in synagogis et templo; sed ad caelestia reversurus, his qui ab initio viderant, et ministri sermonis fuerant, evangelizandi officium tradidit. Stans legit, quia nobis Scripturas quae de ipso erant aperuit, quando in carne dignatus est operari; sed reddito libro residet, quia se supernae quietis solio restituit: stare enim operantis est, sedere autem quiescentis vel iudicantis. Sic et praedicator verbi surgat et legat, idest operetur, et praedicet; et resideat, idest praemia quietis expectet. Revolutum autem librum legit, quia Ecclesiam misso Spiritu omnem veritatem docuit; plicatum ministro reddidit, quia non omnia omnibus dicenda, sed pro captu audientium committit doctori dispensandum verbum. Sequitur et omnium in synagoga oculi erant intendentes in eum. Origenes in Lucam. Et nunc etiam si volumus, oculi nostri possunt intendere in salvatorem: cum enim principalem cordis tui direxeris aciem ad sapientiam et veritatem Deique unigenitum contemplandum, oculi tui intuentur Iesum. Cyrillus. Tunc autem omnium oculos convertebat ad se, quodammodo stupentium qualiter litteras novit quas non didicit. Sed quoniam mos erat Iudaeis promulgatas de Christo prophetias dicere consummari vel in quibusdam eorum praepositis, vel in aliquibus sanctis prophetis, Dominus hoc praedicavit; unde sequitur coepitautem dicere ad illos: quia hodie impleta est haec Scriptura in auribus vestris. Beda. Quia scilicet, sicut illa Scriptura praedixerat, et magna faciebat, et maiora dominus evangelizabat.

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