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24 gennaio – giovedì Memoria di San Francesco di Sales Tempo Ordinario – 2a Settimana

24 gennaio – giovedì Memoria di San Francesco di Sales Tempo Ordinario – 2a Settimana
08/01/2019 elena

24 gennaio – giovedì
Memoria di San Francesco di Sales
Tempo Ordinario – 2a Settimana

Prima lettura
(Eb 7,25-8,6)

   Fratelli, Cristo può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore. Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre. Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della Maestà nei cieli, ministro del santuario e della vera tenda, che il Signore, e non un uomo, ha costruito. Ogni sommo sacerdote, infatti, viene costituito per offrire doni e sacrifici: di qui la necessità che anche Gesù abbia qualcosa da offrire. Se egli fosse sulla terra, non sarebbe neppure sacerdote, poiché vi sono quelli che offrono i doni secondo la Legge. Questi offrono un culto che è immagine e ombra delle realtà celesti, secondo quanto fu dichiarato da Dio a Mosè, quando stava per costruire la tenda: «Guarda – disse – di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte». Ora invece egli ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore, perché è fondata su migliori promesse.

La dignità di Cristo sacerdote

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 8, lez. 1, v. 1, nn. 380-381)

   380. La sua dignità è data dal fatto che «noi abbiamo un sommo sacerdote così grande che si è assiso alla destra del trono della maestà nei cieli». La sede è il potere di giudicare, che appartiene ad alcuni in quanto ministri di Dio, come a tutti i sovrani, perché «lo adoreranno tutti i re della terra», come si dice nel Sal 71,11; e a tutti i prelati: 1 Cor 4,1: «Ognuno ci consideri come ministri di Dio». Pertanto la sede della grandezza è l’eccellentissimo potere di giudicare. Parimenti, la parte destra nell’animale è più forte, e significa i beni spirituali. Perciò, poiché il Cristo ha il potere di giudicare, si dice che si è assiso. Infatti il Padre ha affidato al Figlio ogni giudizio, secondo Gv 5,22. Ma poiché egli ha ciò in modo eccellentissimo dopo Dio, è assiso alla destra del trono della maestà dei cieli, ossia dei beni migliori. In precedenza (1,3) si era detto: «Si è assiso alla destra della maestà nell’alto dei cieli».
   381. Ora, il fatto che si dica: «essere assiso», o «è assiso», si può riferire a Cristo in quanto è Dio, e così è assiso poiché possiede la stessa autorità di giudicare che possiede il Padre; ma è distinto nella persona, e così la «maestà» viene presa per la persona del Padre. Oppure in quanto uomo, e ciò è più conforme all’intenzione dell’Apostolo, poiché egli parla del pontificato di Cristo, che è sommo sacerdote in quanto uomo. E così è assiso perché l’umanità assunta ha una certa unione con la divinità, ed è assiso per giudicare. Sal 8,1: «Sopra i cieli si innalza la tua magnificenza». Gv 5,27: «E gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo». E così appare la sua dignità di sacerdote.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 8, lect. 1, v. 1, nn. 380-381)

   Dignitas eius est, quia talem habemus pontificem, qui consedit ad dexteram sedis magnitudinis in excelsis. Sedes est iudiciaria potestas, quae aliquibus convenit tamquam ministris Dei, sicut omnibus regibus, quia adorabunt eum omnes reges terrae, ut dicitur in Ps. 71,11, et omnibus praelatis, 1 Cor. 4,1: sic nos existimet homo ut ministros Christi. Sedes ergo magnitudinis est excellentissima potestas iudicandi. Item pars dextera est potentior in animali, et significat bona spiritualia. Quia ergo Christus habet iudiciariam potestatem, dicitur sedere. Pater enim omne iudicium dedit filio, Io. 5,22. Quia vero post Deum habet hoc, excellentissime, sedet in dextera magnitudinis in excelsis, id est, in potioribus bonis. Supra 1,3: sedet ad dexteram maiestatis in excelsis. Hoc autem quod dicitur consedere, vel consedet, potest referri ad Christum, secundum quod est Deus; et sic consedet quia habet eamdem auctoritatem iudicandi, quam habet Pater, sed distinctus est in persona. Et sic ly magnitudinis accipitur pro persona Patris. Vel secundum quod homo, et hoc magis proprie ad intentionem Apostoli, quia loquitur de pontificatu Christi, qui est pontifex inquantum homo. Et sic consedet, quia humanitas assumpta habet quamdam associationem ad deitatem, et consedet ad iudicandum. Ps. 8,1: elevata est magnificentia tua super caelos. Io. 5,27: potestatem dedit ei iudicium facere, quia Filius hominis est. Et sic apparet dignitas sacerdotis.

Vangelo (Mc 3,7-12)

   In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Il motivo del silenzio
imposto da Gesù

San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, soluzione 2)

   2. Con S. Gregorio Magno possiamo spiegare il silenzio imposto da Gesù sui suoi miracoli «come un esempio dato da lui ai suoi servi perché anch’essi desiderino che le loro virtù rimangano occulte, pur facendole risplendere involontariamente a profitto spirituale degli altri». Il suo divieto dunque indicava la sua volontà di fuggire la gloria umana, come è detto in Gv 8 [50]: Io non cerco la mia gloria. Voleva però di volontà assoluta, specialmente secondo la volontà divina, che il miracolo compiuto fosse divulgato per l’utilità degli altri.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, sicut dicit Gregorius, 19 Moral., per hoc quod Dominus praecepit taceri virtutes suas, servis suis se sequentibus exemplum dedit, ut ipsi quidem virtutes suas occultari desiderent, et tamen, ut alii eorum exemplo proficiant, prodantur inviti. Sic ergo praeceptum illud designabat voluntatem ipsius qua humanam gloriam refugiebat, secundum illud Ioan. 8 [50], ego gloriam meam non quaero. Volebat tamen absolute, praesertim secundum divinam voluntatem, ut publicaretur miraculum factum, propter aliorum utilitatem.

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