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23 gennaio – mercoledì Tempo Ordinario – 2a Settimana

23 gennaio – mercoledì Tempo Ordinario – 2a Settimana
08/01/2019 elena

23 gennaio – mercoledì
Tempo Ordinario – 2a Settimana

Prima lettura
(Eb 7,1-3.15-17)

   Fratelli, Melchìsedek, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall’avere sconfitto i re e lo benedisse; a lui Abramo diede la decima di ogni cosa. Anzitutto il suo nome significa “re di giustizia”; poi è anche re di Salem, cioè “re di pace”. Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre. [Ora,] sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. Gli è resa infatti questa testimonianza: «Tu sei sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek».

Melchisedek,
re di giustizia e di pace

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 7, lez. 1, v. 2, n. 332)

   332. Ora, nella Scrittura si dicono di lui due cose. «Anzitutto» il nome, cioè Melchisedek, che «tradotto significa re di giustizia», e significa Cristo, il quale fu re. Ger 23,5: «E regnerà e sarà sapiente ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra». E non soltanto viene chiamato giusto, ma anche re di giustizia, perché si è fatto per noi sapienza e giustizia: 1 Cor 1,30.
   L’altra cosa che viene detta di lui è la condizione. Perciò si dice: «re di Salem, cioè re di pace». Ciò si addice a Cristo. Egli infatti «è la nostra pace», secondo Ef 2,14; Sal 71,7: «Spunterà ai suoi giorni la giustizia e abbondanza di pace».
   E con ciò l’Apostolo insegna a servirsi, nella predicazione, dell’interpretazione dei nomi.
   E unisce molto opportunamente la giustizia e la pace, poiché non crea la pace se non chi osserva la giustizia. Is 32,17: «Sarà opera della giustizia la pace». In questo mondo gli uomini sono governati nella giustizia, ma in quello futuro nella pace. Is 32,18: «Il mio popolo siederà nella bellezza della pace».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 7, lect. 1, v. 2, n. 332)

   In Scriptura autem duo dicuntur de ipso. Primum quidem, nomen, scilicet Melchisedech, qui interpretatur rex iustitiae: et significat Christum, qui fuit rex. Ier. 23,5: et regnabit rex, et sapiens erit, et faciet iudicium et iustitiam in terra. Nec solum dicitur iustus, sed etiam rex iustitiae: quia factus est nobis sapientia et iustitia, 1 Cor. 1,30. Aliud quod dicitur de ipso, est conditio. Unde dicitur rex Salem, quod est rex pacis. Hoc autem convenit Christo. Ipse enim est pax nostra, Eph. 2,14; Ps. 71,7: orietur in diebus eius iustitia et abundantia pacis. Et in hoc docet apostolus uti interpretatione nominum in praedicationibus. Et bene coniungit iustitiam et pacem, quia nullus facit pacem, qui non servat iustitiam. Is. 32,17: erit opus iustitiae, pax. In mundo isto gubernantur in iustitia, sed in futuro in pace. Is. 32,18: sedebit populus meus in pulchritudine pacis.

Vangelo (Mc 3,1-6)

   In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

L’ira in Cristo

S. Tommaso si chiede se in Cristo si può trovare l’ira.

San Tommaso
(S. Th. III, q. 15, a. 9, corpo)

   Come si è detto nella Seconda Parte, l’ira è un effetto della tristezza. Infatti la tristezza suscitata in una persona accende nella sua sensibilità il desiderio di respingere il male subito da essa stessa o da altri. L’ira è così una passione composta di tristezza e di desiderio di vendetta. Ora, abbiamo detto che in Cristo ci poteva essere la tristezza. Quanto poi al desiderio di vendetta, esso qualche volta è peccaminoso; quando cioè la vendetta è cercata contro l’ordine della ragione. E in questo senso l’ira non poteva trovarsi in Cristo: si tratta infatti del vizio dell’ira. Altre volte invece tale desiderio di vendetta non è peccaminoso, ma anzi è lodevole: p. es. quando si cerca la vendetta secondo giustizia. E questa è «l’ira per zelo», di cui S. Agostino scrive che «è divorato dallo zelo della casa di Dio chi brama di correggere i mali che vede, e se non lo può fare, li tollera gemendo». E tale ira ci fu in Cristo.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 15, a. 9, corpus)

   Respondeo dicendum quod, sicut in Secunda Parte [I-II q. 46 a. 3 ad 3; II-II q. 158 a. 2 ad 3] dictum est, ira est effectus tristitiae. Ex tristitia enim alicui illata consequitur in eo, circa sensitivam partem, appetitus repellendi illatam iniuriam vel sibi vel aliis. Et sic ira est passio composita ex tristitia et appetitu vindictae. Dictum est [a. 6] autem quod in Christo tristitia esse potuit. Appetitus etiam vindictae quandoque est cum peccato, quando scilicet aliquis vindictam quaerit sibi absque ordine rationis. Et sic ira in Christo esse non potuit, hoc enim dicitur ira per vitium. Quandoque vero talis appetitus est sine peccato, immo est laudabilis, puta cum aliquis appetit vindictam secundum ordinem iustitiae. Et hoc vocatur ira per zelum, dicit enim Augustinus, super Ioan., quod zelo domus Dei comeditur qui omnia perversa quae videt cupit emendare; et, si emendare non possit, tolerat et gemit. Et talis ira fuit in Christo.

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