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21 gennaio – lunedì Memoria di Sant’Agnese Tempo Ordinario – 2a Settimana

21 gennaio – lunedì Memoria di Sant’Agnese Tempo Ordinario – 2a Settimana
08/01/2019 elena

21 gennaio – lunedì
Memoria di Sant’Agnese
Tempo Ordinario – 2a Settimana

Prima lettura
(Eb 5,1-10)

   Fratelli, ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo. Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek». Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.

Il frutto della passione

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 5, lez. 2, v. 9a, n. 260)

   260. Poi, quando dice: «e reso perfetto …», mostra il frutto della passione, che fu duplice: uno in Cristo e l’altro nelle sue membra.
   In Cristo il frutto fu la glorificazione, per cui dice: «e reso perfetto». Infatti dall’istante della sua concezione egli fu massimamente perfetto riguardo alla beatitudine dell’anima, per il fatto che era portato in Dio: tuttavia aveva la passibilità della natura. Ma dopo la passione ebbe l’impassibilità.
   Quindi, poiché riguardo a ciò egli è interamente perfetto, gli si addice il rendere perfetti gli altri. Infatti questa è la natura del perfetto: di poter generare qualcosa che gli assomigli. Per questo dunque dice che fu reso perfetto. Poiché infatti per merito dell’obbedienza egli giunse a questa perfezione – Pr 21,28: «L’uomo obbediente canterà vittoria» –, «divenne causa di salvezza», non temporale, ma «eterna, per tutti coloro che gli obbediscono». Is 45,17: «Israele sarà salvato dal Signore con salvezza perenne».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 5, lect. 2, v. 9a, n. 260)

   Deinde cum dicit et consummatus, etc., ostendit fructum passionis, qui fuit duplex. Unus in Christo, alius in membris eius. In Christo fructus fuit glorificatio, et ideo dicit et consummatus. Nam ab instanti conceptionis suae fuit consummatus perfectus, quantum ad beatitudinem animae, inquantum ferebatur in Deum; sed tamen habuit passibilitatem naturae. Sed post passionem habuit impassibilitatem. Et ideo, quia secundum hoc ex toto perfectus est, convenit sibi alios perficere. Haec est enim natura perfecti, quod possit sibi simile generare. Et ideo dicit quod perfectus est. Quia enim per meritum obedientiae pervenit ad istam consummationem. Prov. 21, v. 28: vir obediens loquitur victorias factus est omnibus obtemperantibus sibi causa salutis, non temporalis, sed aeternae.

Vangelo (Mc 2,18-22)

   In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno. Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Gli invitati a nozze e il digiuno

S. Tommaso considera il testo di Lc 5,34 che parla degli amici dello Sposo.

San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, soluzione 5)

   5. [S. c.] Le parole evangeliche riferite possono essere spiegate in tre modi. Primo, seguendo il Crisostomo, il quale afferma che i discepoli amici dello Sposo «erano ancora troppo fragili», per cui sono paragonati al vestito vecchio [Mt 9,16]: essi perciò, mentre Cristo era presente corporalmente, andavano più incoraggiati con una certa dolcezza che esercitati nell’austerità del digiuno. E in base a ciò vanno dispensati dal digiuno più i principianti e i novizi che gli anziani e i perfetti; come si legge nella Glossa sul Sal 130 [2]: Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre. – Secondo, seguendo S. Girolamo si può dire che là il Signore parla del digiuno secondo le antiche osservanze. Quindi il Signore voleva dire che gli apostoli, chiamati a essere rinnovati dalla grazia, non erano tenuti alle osservanze dell’antica legge. – Terzo, si può seguire S. Agostino, il quale distingue due tipi di digiuno. Un digiuno «di umiltà e di tribolazione», che non si addice ai perfetti, chiamati qui «amici dello Sposo». Infatti là dove Lc dice: Gli amici dello Sposo non possono digiunare, Mc[2,19] scrive: Gli amici dello Sposo non possono essere in lutto. – Il secondo tipo invece è un digiuno «di gioia per l’anima elevata alle realtà spirituali». E tale digiuno conviene ai perfetti.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. II-II, q. 147, a. 4, ad quintum)

   Ad quintum dicendum quod illud verbum Domini tripliciter potest exponi. Uno modo, secundum Chrysostomum, qui dicit quod discipuli, qui filii sponsi dicuntur, adhuc imbecillius dispositi erant, unde vestimento veteri comparantur, et ideo, in praesentia corporali Christi, erant magis fovendi in quadam dulcedine quam in austeritate ieiunii exercendi. Et secundum hoc, magis convenit ut cum imperfectis et novitiis in ieiuniis dispensetur quam cum antiquioribus et perfectis, ut patet in Glossa, super illud Psalmi [130,2], sicut ablactatus super matre sua. – Alio modo potest dici, secundum Hieronymum, quod Dominus ibi loquitur de ieiunio veterum observantiarum. Unde per hoc significat Dominus quod apostoli non erant in veteribus observantiis detinendi, quos oportebat gratiae novitate perfundi. – Tertio modo, secundum Augustinum, qui distinguit duplex ieiunium. Quorum unum pertinet ad humilitatem tribulationis. Et hoc non competit viris perfectis, qui dicuntur filii sponsi, unde ubi Lucas dicit [5,34], non possunt filii sponsi ieiunare, Matthaeus dicit [9,15], non possunt filii sponsi lugere. – Aliud autem est quod pertinet ad gaudium mentis in spiritualia suspensae. Et tale ieiunium convenit perfectis.

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