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20 gennaio 2a Domenica del Tempo Ordinario

20 gennaio 2a Domenica del Tempo Ordinario
08/01/2019 elena

20 gennaio
2a Domenica del Tempo Ordinario

Prima lettura (Is 62,1-5)

   Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo, finché non sorga come aurora la sua giustizia [il suo giusto] e la sua salvezza non risplenda come lampada.
   Allora le genti vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà.
   Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo.
   Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

Cristo splendore del Padre

San Tommaso
(Su Isaia, c. 62)

   Si noti, quanto alle parole: «Per amore di Sion non tacerò», che i santi non tacciono, primo per l’acceso desiderio. Ger 20: «La parola del Signore divenne nel mio cuore come un fuoco ardente». Secondo, per l’evidenza del vero. At 4: «Infatti non possiamo non parlare di ciò che abbiamo visto». Terzo, per l’ufficio ingiunto. 1 Cor 9: «Mi incombe una necessità: guai infatti a me se non evangelizzo!». Quarto, per il premio atteso. Gal, ult.: «Non stanchiamoci di fare il bene, perché se non desistiamo, a suo tempo mieteremo».
   Parimenti sul testo: «finché non sorga come splendore il suo giusto», si noti che Cristo risplende innanzitutto per l’immagine del Padre. Eb 1: «Essendo splendore della sua gloria e impronta della sua sostanza». In secondo luogo per la luce dei santi. Sal 109: «Nello splendore dei santi, dal seno dell’aurora io ti ho generato». In terzo luogo per la pienezza della gloria. Mt 7: «Il suo volto risplendette come sole». Infine per la rettitudine dell’insegnamento. Is 60: «Cammineranno le genti alla tua luce, e i re allo splendore del tuo sorgere».

Testo latino di San Tommaso
(In Isaiam, c. 62)

   Nota super illo verbo, propter Sion non tacebo, quod sancti non tacent primo propter accensum desiderium. Jer. 20: et factum est in corde meo verbum Domini, quasi ignis aestuans. Secundo propter evidens verum. Act. 4: non enim possumus tacere quae vidimus; tertio propter injunctum officium. 1 Cor. 9: necessitas mihi incumbit: vae enim mihi est, si non evangelizavero. Quarto propter expectatum praemium. Gal. ult.: bonum enim facientes non deficiamus: tempore enim suo metemus non deficientes. Item super illo verbo, donec egrediatur ut splendor, quod Christus splendet primo Patris imagine. Heb. 1: cum sit splendor gloriae, et figura substantiae ejus. Secundo sanctorum lumine. Psalm. 109: in splendoribus sanctorum ante luciferum genui te. Tertio gloriae plenitudine. Matth. 17: resplenduit facies ejus sicut sol. Quarto doctrinae rectitudine. Supra 60: ambulabunt gentes in lumine tuo, et reges in splendore ortus tui.

Seconda lettura
(1 Cor 12,4-11)

   Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

Lo Spirito Santo e i carismi

San Tommaso
(Sulla prima lettera ai Corinzi,
c. 12, lez. 2, v. 11, n. 730)

   730. Poi, quando dice: «Ma tutte queste cose…», determina l’autore delle grazie suddette. E su questo punto esclude tre errori. Primo, l’errore dei Gentili, i quali attribuivano i diversi doni a varie divinità. Contro ciò dice: «Tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito». Ef 4,4: «Un solo corpo, un solo spirito».
   Secondo, l’errore di quanti attribuivano a Dio solo la provvidenza generale delle cose, sostenendo che le distinzioni particolari sono compiute soltanto dalle cause seconde. Contro ciò soggiunge: «distribuendole a ciascuno come vuole». Sir 33,11: «Ma il Signore li ha distinti nella sua grande sapienza».
   Terzo, esclude l’errore di coloro che attribuivano la diversità delle grazie o al fato o al merito umano, e non solo alla volontà divina, come i Macedoniani, i quali asserivano che lo Spirito Santo è a servizio del Padre e del Figlio. Ed esclude ciò quando soggiunge: «come vuole». Gv 3,8: «Lo Spirito soffia dove vuole».

Testo latino di San Tommaso
(Super primam epistolam ad Corinthios,
c. 12, lect. 2, v. 11, n. 730)

   Deinde cum dicit haec autem omnia, etc., determinat auctorem praedictarum gratiarum. Circa quod tres errores excludit. Primo quidem gentilium attribuentium diversa dona diversis diis. Contra quod dicit haec autem omnia operatur unus atque idem Spiritus. Eph. 4,4: unum corpus et unus spiritus. Secundo errorem eorum qui Deo attribuebant solum universalem providentiam rerum, ponentes quod distinctiones particularium fiunt solum per causas secundas. Contra quod subditur dividens singulis prout vult. Eccli. c. 33,11: in multitudine disciplinae Domini separavit eos. Tertio excludit errorem eorum qui diversitatem gratiarum attribuebant vel fato, vel humano merito, et non solum voluntati divinae, sicut Macedonii, qui dicebant Spiritum Sanctum esse ministerium Patris et Filii. Et hoc excludit per hoc quod subdit prout vult. Io. 3,8: Spiritus ubi vult spirat.

Vangelo (Gv 2,1-12)

   In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Gli invitati alle nozze di Cana

San Tommaso
(Sul Vangelo di S. Giovanni,
c. 2, lez. 2, vv. 1-2, nn. 339-343)

   339. Conseguentemente, dopo che si è detto: e c’era la madre di Gesù, vengono descritte le persone invitate, e precisamente la madre, Gesù, i discepoli.
   340. Si comincia dalla madre, per mostrare che Gesù non era ancora noto, e non fu invitato alle nozze come una persona illustre, bensì per una qualche familiarità o parentela, come conosciuto in qualche modo, e uno dei tanti: come avevano invitato la madre, invitarono anche il figlio.
   Oppure invitarono prima la madre, perché dubitavano che Gesù, invitato a nozze, sarebbe venuto, data la somma religiosità che vedevano in lui, e perché non l’avevano mai visto mescolarsi nei conviti. Penso, quindi, che prima abbiano consultato sua madre sull’opportunità d’invitarlo. Per questo l’Evangelista dice esplicitamente che la madre era già presente alle nozze, e Gesù fu invitato in un secondo momento.
   341. Il testo infatti così continua: «fu invitato anche Gesù». Ora, Cristo volle partecipare a quello sposalizio per due motivi. Primo, per darci un esempio di umiltà: la cosa infatti non era proporzionata alla sua dignità; ma «come si era degnato di prendere la natura di servo», dice il Crisostomo, «così non disdegnò di partecipare alle nozze dei servi». Di qui le parole di Sant’Agostino: «Si vergogni l’uomo di essere superbo, mentre Dio si è fatto umile». Ebbene, fra le altre umiliazioni che volle affrontare il Figlio della Vergine, volle anche venire alle nozze, a quelle nozze che egli aveva istituito nel paradiso terrestre, quando era presso il Padre. E per tale esempio valgono le parole evangeliche (Mt 11,29): «Imparate da me che sono mite e umile di cuore».
   Secondo, per respingere l’errore di alcuni che condannarono le nozze; poiché, come dice S. Beda, «se nel rapporto coniugale immacolato e nello sposalizio celebrato castamente ci dovesse essere una colpa, mai più il Signore avrebbe voluto parteciparvi». Siccome, dunque, egli venne alle nozze, insegna che è riprovevole l’errore di quanti condannano il matrimonio. 1 Cor 7,36: «La donna non pecca, se si sposa».
   342. Il testo tratta poi dei discepoli con la frase: «Fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli».
   343. In senso mistico notiamo che la madre di Gesù, cioè la beata Vergine, interviene alle nozze spirituali delle anime come intermediaria conciliatrice; perché esse vengono unite a Cristo con la grazia mediante la sua intercessione, conforme all’applicazione che la liturgia fa a lei di quel passo dell’Ecclesiastico (24,25): «In me ogni speranza di vita e di virtù». I discepoli invece hanno la funzione di paraninfi, che uniscono a Cristo la sua Chiesa, della quale funzione così parla uno di essi (2 Cor 11,2): «Io vi ho promessi a un unico sposo, per presentarvi come vergine casta a Cristo».

Testo latino di San Tommaso
(Super Ioannem,
c. 2, lect. 2, vv. 1-2, nn. 339-343)

   Consequenter cum dicit erat autem mater Iesu ibi, describuntur personae invitatae: ubi agitur de tribus, scilicet de matre, de Iesu, et de discipulis. De matre quidem, cum dicit et erat mater Iesu ibi. Quae quidem praemittitur, ut ostendatur quod Iesus adhuc ignotus erat, et non vocatus ad nuptias sicut insignis persona, sed ex quadam familiaritate, tamquam notus, et unus aliorum: sicut enim vocaverunt matrem, ita et filium. Vel forte prius invitatur mater, quia ambigebant de Iesu, an invitatus venturus esset ad nuptias propter summam religiositatem, quam videbant in eo, et quia non viderunt eum se immiscuisse conviviis. Et ideo puto quod primo consuluerunt matrem, an Iesus esset vocandus. Et ideo signanter dixit Evangelista primo matrem adesse iam in nuptiis, et Iesum postmodum fuisse vocatum. Et hoc est quod sequitur vocatus est Iesus. Voluit autem Christus nuptiis interesse primo quidem ut daret nobis humilitatis exemplum: neque enim ad dignitatem suam respiciebat, sed quomodo dignatus est formam servi accipere, ita non dedignatus est ad nuptias venire servorum, ut dicit Chrysostomus. Et ideo Augustinus: erubescat homo esse superbus, quoniam factus est humilis Deus. Nam inter cetera humilia quae fecit filius virginis, venit ad nuptias, qui eas, cum esset apud Patrem, instituit in Paradiso. Et de hoc exemplo dicitur, Matth. 11, v. 29: discite a me quia mitis sum et humilis corde. Secundo vero, ut errorem quorumdam excluderet, qui nuptias damnant, quia, ut dicit Beda, si thoro immaculato, et nuptiis debita castitate celebratis, culpa inesset, nequaquam Dominus ad has venire voluisset. Quia ergo ad nuptias venit, insinuat quod sit damnabilis eorum perfidia qui nuptiis detrahunt. 1 Cor. 7,36: non peccat mulier, si nubat. De discipulis vero agitur, cum dicit et discipuli eius. Mystice autem in nuptiis spiritualibus est mater Iesu, virgo scilicet beata, sicut nuptiarum consiliatrix, quia per eius intercessionem coniungitur Christo per gratiam; Eccli. 24,25: in me omnis spes vitae et virtutis. Christus autem, sicut verus animae sponsus, ut dicitur infra 3,29: qui habet sponsam, sponsus est. Discipuli vero ut paranymphi, quasi coniungentes Ecclesiam Christo, de quo uno dicebatur 2 Cor. 11,2: despondi vos uni viro virginem castam exhibere Christo.

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