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19 gennaio – sabato Tempo Ordinario – 1a Settimana

19 gennaio – sabato Tempo Ordinario – 1a Settimana
08/01/2019 elena

19 gennaio – sabato
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(Eb 4,12-16)

   Fratelli, la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto. Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.

Il trono della grazia

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 4, lez. 3, v. 16, n. 238)

   238. Poi, quando dice: «Accostiamoci con piena fiducia …», induce ad avere fiducia in lui, come se dicesse: per il fatto che può patire con noi, «accostiamoci con fiducia». Is 12,2: «Ecco, Dio è la mia salvezza, io confiderò …».
   «Accostiamoci», dico, «al trono». Si chiama trono la sede del re. Ora, Cristo è re. Ger 23,5: «Regnerà da vero re e sarà saggio …».
   Ma questo trono ha un doppio stato: uno di giustizia nel futuro. Sal 9,4: «Ma il Signore sta assiso in eterno; erige per il giudizio il suo trono». Ciò sarà nel futuro. Sal 74,2: «Nel tempo che avrò stabilito io giudicherò con rettitudine». L’altro è il trono della grazia, di cui si tratta qui. Perciò si aggiunge: «trono della grazia», cioè nel presente, quando c’è il tempo di avere compassione. Zc 4,7: «Sarà fregio adeguato a corona del suo ornamento». Ora, mediante la grazia di Cristo saremo liberati da ogni miseria, perché siamo liberati dal peccato, che «segna il declino dei popoli» (Pr 14,34). E perciò dice: «per ricevere misericordia». Inoltre, per mezzo della grazia di Cristo siamo aiutati a operare il bene. Perciò dice: «e trovare grazia». Lc 1,30: «Hai trovato grazia presso Dio».
   E ciò «al momento opportuno», in cui noi siamo aiutati a operare bene. Sal 120,2: «Il mio aiuto viene dal Signore». Ora, questo aiuto procede dalla grazia. 1 Cor 15,10: «Ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me». Ora, ciò deve accadere nel tempo opportuno, per cui dice: «al momento opportuno». Qo 8,6: «In ogni compito, infatti, il tempo e l’opportunità». E questo è il tempo presente, che è il tempo della compassione.

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 4, lect. 3, v. 16, n. 238)

   Deinde cum dicit adeamus ergo cum fiducia, etc., inducit ad habendam fiduciam de ipso, quasi dicat: ex quo sic potest compati, adeamus cum fiducia. Is. 12, v. 2: ecce Deus salvator meus, fiducialiter agam, et cetera. Adeamus dico ad thronum. Thronus dicitur sedes regis: Christus autem rex est. Ier. c. 23,5: regnabit rex et sapiens erit, et cetera. Hic autem thronus duplicem habet statum. Unum iustitiae in futuro. Ps. 9,4: sedisti super thronum, qui iudicas iustitiam. Hoc erit in futuro. Ps. 74,2: cum accepero tempus, ego iustitias iudicabo. Est alius thronus gratiae, de quo hic. Ideo additur gratiae eius, scilicet in praesenti, quando est tempus miserendi.
Zach. 4,7: exaequabit gratiam gratiae. Per gratiam autem Christi liberamur ab omni miseria, quia liberamur a peccato, quod facit miseros populos, Prov. 14,34, et ideo dicit ut misericordiam consequamur. Item per gratiam Christi iuvamur ad bona operanda. Et ideo dicit et gratiam inveniamus. Lc. 1,30: invenisti gratiam apud Dominum. Et hoc in auxilio opportuno, quo adiuvemur ad bene operandum. Ps. 120,2: auxilium meum a Domino, istud autem auxilium est per gratiam. 1 Cor. 15,10: abundantius illis laboravi, non autem ego, sed gratia Dei mecum. Hoc autem oportet esse congruo tempore, ideo dicit auxilio opportuno. Omni enim negotio tempus et opportunitas. Eccle. c. 8,6. Hoc est tempus praesens, quod est tempus miserendi.

Vangelo (Mc 2,13-17)

   In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve assieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Il modo di vivere di Cristo

San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, corpo)

   Il modo di vivere di Cristo doveva essere quello più conforme al fine dell’incarnazione, per il quale egli venne nel mondo. Ora, egli venne prima di tutto per rivelare la verità, come disse egli stesso: Per questo io sono nato, e per questo son venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità (Gv 18,37). Quindi egli non doveva nascondersi nella solitudine, ma manifestarsi e predicare in pubblico. Per cui diceva a quelli che volevano trattenerlo con loro: Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato (Lc 4,42). – Secondo, egli venne per liberare gli uomini dal peccato, come è detto in 1 Tm 1 [15]: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori. Quindi, come nota il Crisostomo, «sebbene Cristo avesse potuto attrarre tutti a sé e far sentire loro la sua predicazione stando sempre fermo nel medesimo luogo, tuttavia non lo fece, per darci l’esempio di come dobbiamo muoverci e andare in cerca di coloro che periscono, come fa il pastore in cerca della pecora smarrita, e il medico con l’infermo». – Terzo, egli venne affinché per mezzo di lui potessimo accedere a Dio, come è detto in Rm 5 [2]. Ora, per questo era necessario che egli infondesse negli uomini la fiducia di avvicinarsi a lui, vivendo familiarmente tra loro. Infatti in Mt 9 [10] è detto: Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i suoi discepoli. E S. Girolamo spiega: «Avevano visto un pubblicano, convertitosi a una vita migliore, ammesso alla penitenza: perciò anch’essi non disperano della salvezza».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 40, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod conversatio Christi talis debuit esse ut conveniret fini incarnationis, secundum quam venit in mundum. Venit autem in mundum, primo quidem, ad manifestandum veritatem, sicut ipse dicit, Ioan. 18 [37], in hoc natus sum, et ad hoc veni in mundum, ut testimonium perhibeam veritati. Et ideo non debebat se occultare, vitam solitariam agens, sed in publicum procedere, publice praedicando. Unde, Luc. 4 [42-43], dicit illis qui volebant eum detinere, quia et aliis civitatibus oportet me evangelizare regnum Dei, quia ideo missus sum. – Secundo, venit ad hoc ut homines a peccato liberaret, secundum illud 1 Tim. 1 [15], Christus Iesus venit in hunc mundum peccatores salvos facere. Et ideo, ut Chrysostomus dicit, licet in eodem loco manendo posset Christus omnes ad se attrahere, ut eius praedicationem audirent, non tamen hoc fecit, praebens nobis exemplum ut perambulemus et requiramus pereuntes, sicut pastor ovem perditam, et medicus accedit ad infirmum. – Tertio, venit ut per ipsum habeamus accessum ad Deum, ut dicitur Rom. 5 [2]. Et ita, familiariter cum hominibus conversando, conveniens fuit ut hominibus fiduciam daret ad se accedendi. Unde dicitur Matth. 9 [10], factum est, discumbente eo in domo, ecce, multi publicani et peccatores venientes discumbebant cum Iesu et discipulis eius. Quod exponens Hieronymus dicit, viderant publicanum, a peccatis ad meliora conversum, locum invenisse poenitentiae, et ob id etiam ipsi non desperant salutem.

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