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17 gennaio – giovedì Memoria di Sant’Antonio Abate Tempo Ordinario – 1a Settimana

17 gennaio – giovedì Memoria di Sant’Antonio Abate Tempo Ordinario – 1a Settimana
08/01/2019 elena

17 gennaio – giovedì
Memoria di Sant’Antonio Abate
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(Eb 3,7-14)

   Fratelli, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, il giorno della tentazione nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. Perciò mi disgustai di quella generazione e dissi: hanno sempre il cuore sviato. Non hanno conosciuto le mie vie. Così ho giurato nella mia ira: non entreranno nel mio riposo». Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio.

L’oggi di Dio

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 3, lez. 2, vv. 7-8a, nn. 173-175)

   173. Il tempo è «oggi», cioè il tempo del giorno. Infatti il tempo della legge era detto notte, poiché era il tempo delle ombre. Più avanti (10,1) si dice: «Avendo infatti la legge solo un’ombra dei beni futuri». Invece il tempo del Nuovo Testamento, poiché respinge l’ombra della notte della legge, viene detto giorno.
   * Rm 13,12: «La notte è avanzata, il giorno è vicino».
   Questo tempo viene detto giorno anche per il sorgere del Sole della giustizia. Mt 3 (Ml 3,20): «Per voi che temete il mio nome sorgerà il sole …». A questo giorno non segue la notte, ma un giorno più luminoso, ossia quando vedremo lo stesso Sole della giustizia con il volto svelato in tutto il suo disco, quando lo vedremo nella sua essenza.
   174. E in questo giorno ci sarà mostrato il beneficio. Infatti continua: «se udite la sua voce», perché noi udiamo la sua voce, il che non accadeva nell’Antico Testamento, in cui si udivano soltanto le voce dei profeti. In precedenza si è detto (1,1): «Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente ha parlato a noi per mezzo del Figlio». Is 52,6: «Pertanto il mio popolo conoscerà il mio nome, poiché io stesso che parlavo sarò presente». Ct 2,14: «Fammi sentire la tua voce».
   Così, infatti, ci viene presentato il beneficio tanto desiderato. Lc 19,42: «Comprenderai anche tu, in questo giorno, la via della pace!».
   175. Perciò, se il beneficio è così grande, ecco l’ammonizione «non indurite i vostri cuori». Il cuore duro è qualcosa di negativo. Duro è ciò che non cede, ma resiste a chi lo percuote e non riceve alcuna impronta- E così si dice che il cuore dell’uomo è duro quando non cede al comando divino, e non riceve facilmente le impronte divine. Sir 3,27: «Un cuore ostinato alla fine cadrà nel male». Rm 2,5: «Con la tua durezza e il tuo cuore impenitente accumuli collera su di te per il giorno dell’ira».
   Ora, questo indurimento è causato da due cose. Da una in modo quasi negativo, ossia dal fatto che Dio non concede la grazia. Rm 9,18: «Dio usa misericordia con chi vuole e indurisce chi vuole».
   Da un’altra positivamente, e in questo modo il peccatore indurisce se stesso non obbedendo a Dio e non aprendo il suo cuore alla grazia. Zc 7,12: «Indurirono il cuore come un diamante, per non udire la legge e le parole che il Signore degli eserciti rivolgeva loro mediante il suo Spirito, per mezzo dei profeti di un tempo». «Non indurite dunque i vostri cuori», cioè non chiudete i vostri cuori allo Spirito Santo. At 7,51: «Voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 3, lect. 2, vv. 7-8a, nn. 173-175)

   Tempus est hodie, scilicet tempus diei. Tempus enim legis veteris dicebatur nox, quia erat tempus umbrae. Infra 10,1: umbram enim habens lex futurorum bonorum. Sed tempus novi testamenti, quia repellit umbram noctis legis, dicitur dies. Rom. 13,12: nox praecessit, dies autem appropinquavit. Dicitur etiam istud tempus dies, propter ortum solis iustitiae. Mal. 4: vobis timentibus nomen meum orietur sol, et cetera. Hunc diem non sequitur nox, sed clarior dies, quando scilicet ipsum solem iustitiae videbimus revelata facie in rota sua, quando ipsum videbimus per essentiam. Et in hac die exhibetur nobis beneficium. Nam sequitur si vocem eius audieritis, quia audimus vocem eius, quod non erat in veteri testamento, in quo audiebantur tantum verba prophetarum. Supra 1,1 s.: olim Deus loquens patribus in prophetis, novissime vero diebus istis locutus est nobis in Filio. Is. 52,6: propter hoc sciet populus meus nomen meum in die illa, quia ego ipse qui loquebar ecce adsum. Cant. 2,14: sonet vox tua in auribus meis. In hoc enim exhibetur nobis beneficium tantum desideratum. Lc. 19,42: in hac die tua, quae ad pacem tibi, et cetera. Si ergo tantum est beneficium, ecce monitio: nolite obdurare corda vestra. Cor durum sonat in malum. Durum est quod non cedit, sed resistit impellenti, nec recipit impressionem. Et sic dicitur cor hominis durum, quando non cedit divinae iussioni, nec de facili recipit divinas impressiones. Eccli. c. 3,27: cor durum male habebit in novissimo. Rom. 2,5: secundum duritiam tuam, et cor tuum impoenitens thesaurizas tibi iram in die irae. Haec autem induratio ex duobus causatur. Ex uno quasi negative, scilicet ex Deo non apponente gratiam. Rom. 9,18: cuius vult Deus miseretur, et quem vult indurat. Ex alio vero positive, et hoc modo indurat peccator seipsum, non obediendo Deo, et non aperiendo cor suum gratiae. Zach. 7,12: cor suum posuerunt ut adamantem, ne audirent legem et verba, quae misit Dominus exercituum Spiritu suo per manum prophetarum priorum. Nolite ergo obdurare corda vestra, id est, nolite corda claudere Spiritui Sancto. Act. 7,51: vos semper Spiritui Sancto restitistis.

Vangelo (Mc 1,40-45)

   In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Non dire niente a nessuno

Il motivo del silenzio imposto da Gesù.

San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, soluzione 2)

   2. Con S. Gregorio Magno possiamo spiegare il silenzio imposto da Gesù sui suoi miracoli «come un esempio dato da lui ai suoi servi perché anch’essi desiderino che le loro virtù rimangano occulte, pur facendole risplendere involontariamente a profitto spirituale degli altri». Il suo divieto dunque indicava la sua volontà di fuggire la gloria umana, come è detto in Gv 8 [50]: Io non cerco la mia gloria. Voleva però di volontà assoluta, specialmente secondo la volontà divina, che il miracolo compiuto fosse divulgato per l’utilità degli altri.

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 13, a. 4, ad secundum)

   Ad secundum dicendum quod, sicut dicit Gregorius, 19 Moral., per hoc quod Dominus praecepit taceri virtutes suas, servis suis se sequentibus exemplum dedit, ut ipsi quidem virtutes suas occultari desiderent, et tamen, ut alii eorum exemplo proficiant, prodantur inviti. Sic ergo praeceptum illud designabat voluntatem ipsius qua humanam gloriam refugiebat, secundum illud Ioan. 8 [50], ego gloriam meam non quaero. Volebat tamen absolute, praesertim secundum divinam voluntatem, ut publicaretur miraculum factum, propter aliorum utilitatem.

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