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15 gennaio – martedì Tempo Ordinario – 1a Settimana

15 gennaio – martedì Tempo Ordinario – 1a Settimana
07/01/2019 elena

15 gennaio – martedì
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(Eb 2,5-12)

   Fratelli, non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato: «Che cos’è l’uomo perché di lui ti ricordi o il figlio dell’uomo perché te ne curi? Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato e hai messo ogni cosa sotto i suoi piedi». Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: «Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, in mezzo all’assemblea canterò le tue lodi».

Non si vergogna
di chiamarli fratelli

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 2, lez. 3, v. 11, nn. 130-131)

   130. Egli dice dunque: «Infatti colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine». Ora, bisogna sapere che in precedenza l’Apostolo aveva detto tre cose. Primo, che Cristo è la causa della salvezza, con cui dimostra che noi dipendiamo da lui come dal salvatore; secondo, mostra che il Padre è il perfezionatore di Cristo per merito della passione, e in ciò Cristo dipende dal Padre; terzo, che il Padre ci conduce alla gloria, e in ciò dimostra che dipendiamo da Dio; e da questo punto di vista, qui l’Apostolo fa tre cose.
Primo, infatti, dimostra che dipendiamo da Cristo. Chi è santificato, infatti, dipende da chi santifica, e Cristo è colui che santifica. Più avanti (13,12) si dice: «Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue…». Perciò è ben detto che, poiché è l’autore e il santificatore, noi dipendiamo da lui, mentre lui dipende dal Padre, dal quale riceve il potere di santificare; e questo è il secondo punto. Ma tutti, ossia lui che santifica e noi che siamo santificati, abbiamo una sola origine, cioè il Padre; e questo è il terzo punto. Rm 8,17: «Eredi di Dio, coeredi di Cristo».
   131. Conseguentemente, dimostra questi tre punti per mezzo di tre autorità. Primo, dicendo che Cristo, in quanto mediatore e autore della salvezza, porta a noi le cose che sono di Dio.
Per cui dice: «per questo», poiché noi ed egli stesso dipendiamo dal Padre e veniamo da uno stesso Dio Padre, «non si vergogna di chiamarli fratelli», cioè perché proveniamo dallo stesso Padre. Mt 2,10: «Non abbiamo forse tutti noi un solo Padre?»; Rm 8,29: «Perché egli sia il primogenito fra molti fratelli». Pertanto si dice nel Sal 21,22: «Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli». E in Gv 20,17: «Va’ dai miei fratelli».
   Ma nota che dice: «non si vergogna…», perché alcuni, nati da umile plebe, se vengono innalzati, si vergognano di conoscere i propri consanguinei. Pr 19,7: «Il povero è disprezzato dai suoi fratelli». Cristo però non si comporta così, ma dice: «Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli». Gv 17,6: «Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato»; e Gv 1,18: «Il Figlio unigenito che è nel seno del Padre …».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 2, lect. 3, v. 11, nn. 130-131)

   Dicit ergo qui enim sanctificat, et qui sanctificantur, ex uno omnes. Sciendum est autem quod supra Apostolus tria dixerat. Primo quod Christus est causa salutis, in quo ostendit nos dependere ab ipso, sicut a salvatore; secundo, ostendit quod Pater est consummator ipsius Christi per meritum passionis, et in hoc Christus dependet a Patre; tertio, quod Pater nos adducit in gloriam, in quo etiam nos dependere a Deo ostendit; et secundum hoc Apostolus hic tria facit. Primo enim ostendit quod dependemus a Christo. Sanctificatus enim dependet a sanctificante, Christus autem est sanctificans. Infra 13,12: Iesus ut sanctificaret per suum sanguinem, et cetera. Bene ergo dictum est, quod quia est actor et sanctificator, dependemus ab ipso, ipse vero a Patre, a quo habet quod sanctificet, quod est secundum. Sed omnes, ipse scilicet qui sanctificat et nos qui sanctificamur, ex uno, scilicet ex Patre, quod est tertium. Rom. 8,17: haeredes Dei, cohaeredes autem Christi. Consequenter ista tria probat per tres auctoritates. Et primo quod Christus tamquam mediator et actor salutis ea, quae Dei sunt, in nos refert. Unde dicit: propter quam causam, quia scilicet nos et ipse ex Patre dependemus et sumus ex uno Deo Patre, non confunditur eos vocare fratres, quia scilicet ex eodem Patre. Mal. 2,10: numquid non Pater unus omnium nostrum? Rom. 8,29: ut sit ipse primogenitus in multis fratribus. Ideo dicitur in Ps. 21,22: nuntiabo nomen tuum fratribus meis. Et Io. 20,17: vade ad fratres meos. Sed nota quod dicit non confunditur, etc.; quia aliqui de vili plebe nati, si promoventur, confunduntur cognoscere consanguineos suos. Prov. 19,7: fratres hominis pauperis oderunt eum. Non sic autem Christus, sed dicit nuntiabo nomen tuum fratribus meis. Io. 17,5 s.: Pater, manifestavi nomen tuum hominibus quos dedisti mihi. Io. 1,18: unigenitus qui est in sinu Patris, et cetera.

Vangelo (Mc 1,21-28)

   In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

La predicazione ai Giudei

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpo)

   Era conveniente che la predicazione di Cristo, come anche quella degli apostoli, da principio fosse rivolta ai soli Giudei. Primo, per mostrare che con la sua venuta si attuavano le promesse fatte dall’antichità ai Giudei, e non ai gentili. Per cui S. Paolo scrive: Dico che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi, cioè apostolo e predicatore dei Giudei, in favore della veracità di Dio nel compiere le promesse fatte ai Padri (Rm 15,8). – Secondo, per dimostrare che egli veniva da Dio. Infatti tutto ciò che viene da Dio, è bene ordinato (Rm 13,1). Ora, il retto ordine esigeva che l’insegnamento di Cristo fosse proposto prima ai Giudei, data la loro maggiore vicinanza a Dio nella fede e nel culto dell’unico Dio, e per mezzo di essi fosse trasmesso alle genti: come anche nella gerarchia celeste le illuminazioni divine giungono agli angeli inferiori per mezzo di quelli superiori. Per questo S. Girolamo, commentando il passo di Mt 15 [24]: Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele, afferma: «Non dice che non è stato inviato ai Pagani, ma che prima è stato inviato a Israele». Per cui in Is 66 [19] è detto: Manderò i loro superstiti, cioè dei Giudei, verso le genti, e annunzieranno loro la mia gloria. – Terzo, per togliere ai Giudei il pretesto di infamarlo. Per cui S. Girolamo, commentando le parole di Mt 10 [5], Non andate fra le genti, spiega: «Era necessario che la venuta di Cristo fosse manifestata prima di tutto ai Giudei, affinché essi non avessero scuse dicendo che avevano respinto il Signore perché aveva inviato gli apostoli alle genti e ai samaritani». – Quarto, perché Cristo volle meritare il potere e il dominio su tutte le genti vincendo mediante la croce. Per cui in Ap 2 [26.28] è detto: Al vincitore darò l’autorità sopra le genti, come anch’io l’ho ricevuta dal Padre mio. E in Fil 2 [8] è detto che, essendosi [Cristo] fatto ubbidiente fino alla morte di croce, per questo Dio lo ha esaltato, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua lo riconosca. E così prima della sua passione non volle che la sua dottrina fosse predicata alle genti, ma dopo la passione disse ai discepoli: Andate e ammaestrate tutte le genti (Mt 28,19). Per questo motivo, come si legge in Gv 12 [20], all’avvicinarsi della sua passione, volendo alcuni Pagani vedere Gesù, egli rispose: Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. E S. Agostino spiega: «Era egli stesso il grano chiamato a morire per l’infedeltà dei Giudei, e a moltiplicarsi per la fede dei popoli».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod conveniens fuit praedicationem Christi, tam per ipsum quam per apostolos, a principio solis Iudaeis exhiberi. Primo quidem, ut ostenderet per suum adventum impleri promissiones antiquitus factas Iudaeis, non autem gentilibus. Unde apostolus dicit, Rom. 15 [8], dico Christum ministrum fuisse circumcisionis, idest apostolum et praedicatorem Iudaeorum, propter veritatem Dei, ad confirmandas promissiones patrum. – Secundo, ut eius adventus ostenderetur esse a Deo. Quae enim a Deo sunt, ordinata sunt, ut dicitur Rom. 13 [1]. Hoc autem debitus ordo exigebat, ut Iudaeis, qui Deo erant propinquiores per fidem et cultum unius Dei, prius quidem doctrina Christi proponeretur, et per eos transmitteretur ad gentes, sicut etiam et in caelesti hierarchia per superiores Angelos ad inferiores divinae illuminationes deveniunt. Unde super illud Matth. 15, non sum missus nisi ad oves quae perierunt domus Israel, dicit Hieronymus, non hoc dicit quin ad gentes missus sit, sed quod primum ad Israel missus est. Unde et Isaiae 66 [19] dicitur, mittam ex eis qui salvati fuerint, scilicet ex Iudaeis, ad gentes, et annuntiabunt gloriam meam gentibus. – Tertio, ut Iudaeis auferret calumniandi materiam. Unde super illud Matth. 10 [5], in viam gentium ne abieritis, dicit Hieronymus, oportebat primum adventum Christi nuntiari Iudaeis, ne iustam haberent excusationem, dicentes ideo se dominum reiecisse, quia ad gentes et Samaritanos apostolos miserit. Quarto, quia Christus per crucis victoriam meruit potestatem et dominium super gentes. Unde dicitur Apoc. 2 [26.28], qui vicerit, dabo ei potestatem super gentes, sicut et ego accepi a Patre meo. Et Phil. 2 [8 sqq.], quod, quia factus est obediens usque ad mortem crucis, Deus exaltavit illum, ut in nomine Iesu omne genu flectatur, et omnis lingua ei confiteatur. Et ideo ante passionem suam noluit gentibus praedicari suam doctrinam, sed post passionem suam dixit discipulis, Matth. 28 [19], euntes, docete omnes gentes. Propter quod, ut legitur Ioan. 12 [20 sqq.], cum, imminente passione, quidam gentiles vellent videre Iesum, respondit, nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet, si autem mortuum fuerit, multum fructum affert. Et, sicut Augustinus dicit ibidem, se dicebat granum mortificandum in infidelitate Iudaeorum, multiplicandum in fide populorum.

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