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14 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 1a Settimana

14 gennaio – lunedì Tempo Ordinario – 1a Settimana
07/01/2019 elena

14 gennaio – lunedì
Tempo Ordinario – 1a Settimana

Prima lettura
(Eb 1,1-6)

   Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».

La lettera agli Ebrei

Nel testo riportato S. Tommaso indica il contenuto e la finalità di questo importante scritto del Nuovo Testamento.

San Tommaso
(Sulla lettera agli Ebrei,
c. 1, lez. 1, n. 6)

   6. L’Apostolo scrisse questa Lettera contro gli errori di alcuni, i quali, dopo essere passati dal giudaismo alla fede di Cristo, volevano osservare assieme al Vangelo anche i precetti legali,come se per la salvezza non bastasse la grazia di Cristo.
   Da ciò la lettera viene divisa in due parti.
   Infatti, primo, celebra in molti modi l’eccellenza di Cristo, per mostrare come il Nuovo Testamento prevalga sull’Antico; secondo, tratta delle cose per mezzo delle quali le membra sono unite al capo, e cioè della fede: più avanti al cap. 11, là dove si dice [551]: «La fede è il fondamento».
   Il suo intento è infatti di mostrare l’eccellenza del Nuovo Testamento rispetto all’Antico mediante l’eccellenza di Cristo quanto alle tre categorie di persone più importanti presenti nell’Antico Testamento. Quanto agli angeli, per mezzo dei quali la legge fu trasmessa. Gal 3,19: «Fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore». Quanto a Mosè, dal quale o per mezzo del quale la legge fu data. Gv 1,17: «La legge è stata data per mezzo di Mosè» e Dt 34,10: «Non sorse più un profeta in Israele come Mosè, con cui il Signore parlò faccia a faccia…». Quanto al sacerdozio, per mezzo del quale veniva amministrata, come si dirà più avanti (9,6): «Nella prima tenda entravano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto…».

Testo latino di San Tommaso
(Super epistolam ad Hebraeos,
c. 1, lect. 1, n. 6)

   Scripsit autem epistolam istam contra errores quorumdam, qui ex Iudaismo ad fidem Christi conversi, volebant servare legalia cum Evangelio, quasi non sufficeret gratia Christi ad salutem. Unde et dividitur in duas partes. Primo enim multipliciter commendat excellentiam Christi, ut per hoc praeferat novum testamentum veteri; secundo agit de his per quae membra iunguntur capiti, scilicet de fide infra, 11 cap., ibi est autem fides. Intendit autem ostendere excellentiam novi ad vetus testamentum per excellentiam Christi, quantum ad tres personas solemnes in ipso veteri testamento contentas, scilicet Angelos, per quos lex tradita est. Gal. 3,19: ordinata per Angelos in manu mediatoris, et cetera. Quantum ad Moysen, a quo, vel per quem data est. Io. 1,17: lex per Moysen data est, et Deut. ult.: non surrexit ultra propheta, et cetera. Quantum ad sacerdotium, per quod ministrabatur, infra: in priori tabernaculo semper introibant sacerdotes sacrificiorum, officia consummantes, et cetera.

Vangelo (Mc 1,14-20)

   Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

La precedenza
della predicazione ai Giudei

San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpo)

   Era conveniente che la predicazione di Cristo, come anche quella degli apostoli, da principio fosse rivolta ai soli Giudei. Primo, per mostrare che con la sua venuta si attuavano le promesse fatte dall’antichità ai Giudei, e non ai gentili. Per cui S. Paolo scrive: Dico che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi, cioè apostolo e predicatore dei Giudei, in favore della veracità di Dio nel compiere le promesse fatte ai Padri (Rm 15,8). – Secondo, per dimostrare che egli veniva da Dio. Infatti tutto ciò che viene da Dio, è bene ordinato (Rm 13,1). Ora, il retto ordine esigeva che l’insegnamento di Cristo fosse proposto prima ai Giudei, data la loro maggiore vicinanza a Dio nella fede e nel culto dell’unico Dio, e per mezzo di essi fosse trasmesso alle genti: come anche nella gerarchia celeste le illuminazioni divine giungono agli angeli inferiori per mezzo di quelli superiori. Per questo S. Girolamo, commentando il passo di Mt 15 [24], Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele, afferma: «Non dice che non è stato inviato ai Pagani, ma che prima è stato inviato a Israele». Per cui in Is 66 [19] è detto: Manderò i loro superstiti, cioè dei Giudei, verso le genti, e annunzieranno loro la mia gloria. – Terzo, per togliere ai Giudei il pretesto di infamarlo. Per cui S. Girolamo, commentando le parole di Mt 10 [5], Non andate fra le genti, spiega: «Era necessario che la venuta di Cristo fosse manifestata prima di tutto ai Giudei, affinché essi non avessero scuse dicendo che avevano respinto il Signore perché aveva inviato gli apostoli alle genti e ai Samaritani». – Quarto, perché Cristo volle meritare il potere e il dominio su tutte le genti vincendo mediante la croce. Per cui in Ap 2 [26.28] è detto: Al vincitore darò l’autorità sopra le genti, come anch’io l’ho ricevuta dal Padre mio. E in Fil 2 [8] è detto che essendosi [Cristo] fatto ubbidiente fino alla morte di croce, per questo Dio lo ha esaltato, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua lo riconosca. E così prima della sua passione non volle che la sua dottrina fosse predicata alle genti, ma dopo la passione disse ai discepoli: Andate e ammaestrate tutte le genti (Mt 28,19). Per questo motivo, come si legge in Gv 12[20], all’avvicinarsi della sua passione, volendo alcuni Pagani vedere Gesù, egli rispose: Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. E S. Agostino spiega: «Era egli stesso il grano chiamato a morire per l’infedeltà dei Giudei, e a moltiplicarsi per la fede dei popoli».

Testo latino di San Tommaso
(S. Th. III, q. 42, a. 1, corpus)

   Respondeo dicendum quod conveniens fuit praedicationem Christi, tam per ipsum quam per apostolos, a principio solis Iudaeis exhiberi. Primo quidem, ut ostenderet per suum adventum impleri promissiones antiquitus factas Iudaeis, non autem gentilibus. Unde apostolus dicit, Rom. 15 [8], dico Christum ministrum fuisse circumcisionis, idest apostolum et praedicatorem Iudaeorum, propter veritatem Dei, ad confirmandas promissiones patrum. – Secundo, ut eius adventus ostenderetur esse a Deo. Quae enim a Deo sunt, ordinata sunt, ut dicitur Rom. 13 [1]. Hoc autem debitus ordo exigebat, ut Iudaeis, qui Deo erant propinquiores per fidem et cultum unius Dei, prius quidem doctrina Christi proponeretur, et per eos transmitteretur ad gentes, sicut etiam et in caelesti hierarchia per superiores Angelos ad inferiores divinae illuminationes deveniunt. Unde super illud Matth. 15, non sum missus nisi ad oves quae perierunt domus Israel, dicit Hieronymus, non hoc dicit quin ad gentes missus sit, sed quod primum ad Israel missus est. Unde et Isaiae 66 [19] dicitur, mittam ex eis qui salvati fuerint, scilicet ex Iudaeis, ad gentes, et annuntiabunt gloriam meam gentibus. – Tertio, ut Iudaeis auferret calumniandi materiam. Unde super illud Matth. 10 [5], in viam gentium ne abieritis, dicit Hieronymus, oportebat primum adventum Christi nuntiari Iudaeis, ne iustam haberent excusationem, dicentes ideo se Dominum reiecisse, quia ad gentes et Samaritanos apostolos miserit. – Quarto, quia Christus per crucis victoriam meruit potestatem et dominium super gentes. Unde dicitur Apoc. 2 [26.28], qui vicerit, dabo ei potestatem super gentes, sicut et ego accepi a Patre meo. Et Phil. 2 [8 sqq.], quod, quia factus est obediens usque ad mortem crucis, Deus exaltavit illum, ut in nomine Iesu omne genu flectatur, et omnis lingua ei confiteatur. Et ideo ante passionem suam noluit gentibus praedicari suam doctrinam, sed post passionem suam dixit discipulis, Matth. 28 [19], euntes, docete omnes gentes. Propter quod, ut legitur Ioan. 12 [20 sqq.], cum, imminente passione, quidam gentiles vellent videre Iesum, respondit, nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet, si autem mortuum fuerit, multum fructum affert. Et, sicut Augustinus dicit ibidem, se dicebat granum mortificandum in infidelitate Iudaeorum, multiplicandum in fide populorum.

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